Quotidiano | Rassegna stampa | Categorie: Giudiziaria

Mose, il fisco presenta un conto da 10 milioni agli arrestati: A rischio anche Galan e Sartori

Di Rassegna Stampa Martedi 24 Febbraio 2015 alle 13:07 | 0 commenti

ArticleImage

Una dozzina di milioni di euro sono già stati recuperati con le confische, che la procura di Venezia ha posto come condizione imprescindibile per dare l'ok ai patteggiamenti: 2 milioni e 600 mila euro li ha «lasciati» Giancarlo Galan, addirittura 4 milioni l'imprenditore Alessandro Mazzi, 2 milioni li dovrà dare - così ha stabilito il gip, ma lui dice che non li ha - Renato Chisso, e via via a scendere.

Ma per il portafogli di una dozzina di arrestati nell'inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova e sulla Mantovani, non è finita qui. Sta per arrivare una nuova ondata, questa volta sotto forma di verifica fiscale da parte del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia. In attesa dei calcoli dell'Agenzia delle Entrate, cui spetta l'invio degli avvisi di accertamento, la stima delle somme che lo Stato potrà incassare si aggira intorno ai 10 milioni di euro, forse qualcosa di più. Cioè le cosiddette «tasse sulle tangenti». Per molti di loro ci sarà poi anche uno strascico penale, con l'accusa di «infedele dichiarazione dei redditi». Il meccanismo è semplice: fin dal post-Tangentopoli tutti i proventi «illeciti» sono divenuti tassabili - ovviamente una volta scoperti - con un termine di prescrizione più lungo di quello penale: 10 anni. Le fiamme gialle hanno ricostruito così quasi 24 milioni di soldi «sporchi», tra tangenti e finanziamenti illeciti, dal 2005 a oggi e ora presentano il conto. Nel mirino ci sono tutti coloro che nell'ordinanza cautelare - firmata dal gip Alberto Scaramuzza su richiesta dei pm Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini - risultano aver incassato denaro. E così si parte dall'ex governatore Galan, che secondo Giovanni Mazzacurati riceveva uno «stipendio» di un milione di euro, oltre a svariate altre dazioni di denaro e favori per supportare il Mose e la Mantovani: per lui la Finanza ha stimato incassi di mazzette oltre i 10 milioni di euro e quindi ne dovrebbe pagare 4 di tasse. Per la maggior parte dei protagonisti coinvolti, infatti, su quei proventi sarà applicata l'aliquota massima, visto che hanno già redditi rilevanti: ovvero dovranno lasciare allo Stato il 43 per cento. «Per ora a noi non è arrivato nulla, ma faremo sicuramente ricorso alla commissione tributaria», dice l'avvocato di Galan, Antonio Franchini. Chi ha già ricevuto le prime contestazioni è invece Renato Chisso, ex assessore alle Infrastrutture, per il quale si parla di circa 2 milioni di euro di tasse da pagare. Importi milionari anche per i due ex presidenti del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta, così come per l'ex magistrato della Corte dei Conti Vittorio Giuseppone. Nella lista ci sono anche Marco Milanese, l'ex consigliere giuridico di Tremonti accusato di aver incassato una mazzetta di 500 mila euro (il processo è in corso a Milano, dove sarà testimone anche l'ex premier Silvio Berlusconi), l'ex generale della Finanza Emilio Spaziante (anche lui mezzo milione), e soprattutto l'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito per aver ricevuto 450 mila euro «in nero» da Mazzacurati per le elezioni comunali del 2010. Per tutti questi la Finanza ha anche presentato una denuncia per infedele dichiarazione, visto che gli importi superano i 50 mila euro annui occultati al fisco, cioè la soglia penale: in particolare per Orsoni è stato rilevato che, essendo l'accusa certa che quei soldi gli sono arrivati, il fatto che lui neghi di averli ricevuti e poi consegnati al partito fa scattare in automatico l'ipotesi che se li sia tenuti. Cosa che invece - ferme restando le tasse - non accadrà a Lia Sartori e Giampietro Marchese, i quali li hanno presi per la campagna elettorale. Ora la palla passa all'Agenzia e alle procure: Venezia per Orsoni, Piva e Chisso, Rovigo per Galan (competente per Cinto Euganeo), Roma per gli altri. di Alberto Zorzi, da Il Corriere del Veneto


Commenti

Ancora nessun commento.
Aggiungi commento

Accedi per inserire un commento

Se sei registrato effettua l'accesso prima di scrivere il tuo commento. Se non sei ancora registrato puoi farlo subito qui, è gratis.





Commenti degli utenti

Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
Gli altri siti del nostro network