Ciambetti (Lega Nord) polemico con Galan
Sabato 26 Dicembre 2009 alle 16:53
Ciambetti (Lega): "Le dichiarazioni di Galan spiegano meglio di ogni altra cosa perché il Veneto ha bisogno del cambiamento"
"Non si replica, né si risponde alle parole offensive di Giancarlo Galan, che è stato governatore del Veneto anche grazie ai voti degli elettori leghisti, anche grazie alla lealtà dimostrata sempre dalla Lega nei suoi confronti: se la Lega avesse scelto la strada del ‘non aderire, né sabotare‘ egli, forse, non sarebbe stato governatore". Il presidente del gruppo consiliare regionale leghista, Roberto Ciambetti, ha brevemente commentato l'intervista rilasciata dal governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che ha "dato un brutto ma purtroppo veritiero spettacolo di sé - ha detto Ciambetti - confermando, per altro, la necessità di un cambiamento nella guida di questa Regione: è credibile, politicamente e moralmente, una persona che sputa nel piatto in cui ha mangiato? C'è da rabbrividire nel leggere le dichiarazioni di Galan e avvertire in esse un odio non solo verso i cittadini che votano Lega - ha continuato il presidente del gruppo consiliare leghista - ma anche verso i suoi stessi amici di partito. Goethe diceva che l'ingratitudine è una forma di debolezza: "non ho mai visto che uomini eccellenti fossero ingrati" . Mentre tante famiglie venete stanno vivendo un Natale veramente difficile il governatore Galan dà una immagine pietosa della politica, una immagine che rifiutiamo. Noi guardiamo a ben altra politica, vogliamo una svolta vera, chiediamo un cambiamento nel segno del rigore e dell‘austerità , dei programmi e dell'intelligenza. Galan è uomo intelligente: ha capito che il Veneto ha bisogno di volti nuovi e sa che deve lasciare la guida della Regione perché non è più la persona adatta per questo compito, lo aveva già scritto sul suo libro "Il Nordest sono io" - continua Ciambetti - non accetta dentro di sé il fatto d'aver chiuso una stagione della sua vita e accusa la Lega Nord-Liga veneta di colpe che non ha: posso solo augurargli una stagione di successi come ministro. Successi che otterrà , per altro, stando in un governo dove saranno determinanti proprio quei voti leghisti sui quali oggi sputa veleno".
" Sarebbe poi interessante capire le ‘sentinelle' evocate da Galan e a cosa servono. Il Veneto - ha concluso Ciambetti - con Zaia e la Lega Nord vuole guardare al futuro: c'è chi teme i cambiamenti, chi li osteggia, chi invece ha capito che il vero motore della storia e dello sviluppo sociale sta proprio nel saper cambiare al momento giusto con le persone giuste"
Artusi: polo di eccellenza nella ristorazione
Giovedi 24 Dicembre 2009 alle 11:39
La proposta di Ciambetti per rilanciare l'Istituto alberghiero di Recoaro
«Dalla crisi dell'economia di montagna si può uscire cercando nuovi ruoli»
«Altro che ridimensionare: l'Artusi di Recoaro va rilanciato e incrementato nei servizi, corsi e percorsi formativi di qualità ». Il presidente del gruppo consiliare regionale della Lega Nord, Roberto Ciambetti, ha scritto al sindaco di Recoaro mettendosi a disposizione dell'amministrazione comunale della cittadina termale per seguire in Regione le problematiche relative allo storico Istituto alberghiero, e chiedendo un incontro con l'amministrazione per vagliare una sua ipotesi di lavoro: fare dell'Artusi un polo formativo avanzato, con specializzazioni e corsi post-diploma, aperti anche a operatori del settore enogastronomico che intendono approfondire le loro conoscenze o riqualificare il loro curriculum grazie a percorsi formativi parauniversitari o tenuti da grandi maestri dell'enogastronomia veneta e internazionale.
«Il turismo è la prima industria regionale - ha spiegato Ciambetti incontrando un gruppo di operatori turistici veneti - dunque è nostro compito difendere e tutelare l'impresa turistica anche formando operatori di altissima qualità . Il turismo enogastronomico è una nicchia importante in espansione ma manca una scuola di altissima specializzazione, sia per operatori di nicchia, sia per chi agisce . Ebbene - ha proseguito Ciambetti - la mia proposta è fare di Recoaro, e dell'Artusi, il polo di eccellenza della formazione nella ristorazione, agendo di concerto con la Facoltà di Scienza dell'Alimentazione, con il settore enologico privato nonché con il mondo agricolo e, ovviamente, con gli chef, dai nostri ottimi veneti ai maestri internazionali: pubblico e privato assieme per una ricerca innovativa. Fare di Recoaro, dunque, il punto di incontro e confronto tra scuole e grandi maestri, ascoltando però le esigenze dei produttori e del territorio. In questa maniera, l'Artusi, pur rimanendo Istituto Alberghiero, può aprirsi nuovi spazi, può offrire nuove opportunità dimostrando che dalla crisi dell'economia di montagna si può uscire cercando nuovi ruoli, come abbiamo posto bene in luce nel nostro programma per le prossime elezioni regionali, dove un intero capitolo è dedicato alla vita in montagna».
«Recoaro - ha concluso Ciambetti - può sviluppare un segmento della green economy, l'economia del futuro, proprio partendo dall'ambiente, dalla natura, dalle sue acque, ma anche da una grande scuola enogastronomica che manca in Italia e che formi e riqualifichi i grandi chef del domani».
Continua a leggereCiambetti sul no del Tar a caccia in deroga
Lunedi 21 Dicembre 2009 alle 20:23
Il Capogruppo Ciambetti si esprime sulla decisione del Tar
«ANCHE IL TAR BOCCIA IL FONDAMENTALISMO AMBIENTALISTA»
«Valuteremo la possibilità di chiedere i danni agli ambientalisti»
«Anche il Tar boccia i pretesti del fondamentalismo ambientalista. Lo fa però in zona cesarini». Questo il commento di Roberto Ciambetti, Presidente del gruppo consiliare leghista in Regione, alla notizia del respingimento da parte del Tar delle eccezioni sollevate dagli ambientalisti sulle delibere regionali in materia di caccia in deroga.
«Prendo atto con soddisfazione di questo pronunciamento del Tar, che ha sancito la validità delle deliberazioni regionali, prese nel rispetto della normativa vigente. Queste deliberazioni regionali - ha sottolineato Ciambetti - e le iniziative di legge miravano a tutelare forme tradizionali della caccia veneta, che appartengono alla cultura venatoria della nostra terra. Tuttavia, visti i disagi causati ai cacciatori, i quali per più un mese non hanno potuto esercitare la caccia in deroga, stiamo valutando l'ipotesi di chiedere i danni agli ambientalisti». Ciambetti, promotore delle norme relative all'ampliamento delle specie cacciabili, è stato più volte preso di mira dagli ambientalisti, giunti anche a manifestare sotto la sua abitazione. «Il rammarico che oggi ho, - continua l'esponente del Carroccio - riguarda il fatto che con la legge regionale, saremmo rimasti al riparo dalle sorprese che il Tar invece ci ha riservato quest'anno. Legge Regionale che il gruppo Lega ha sempre ricercato con la sua presenza in aula, per arrivare all'inizio della discussione. Cosa che altri non hanno fatto». «Il mondo della caccia veneto - ha concluso Ciambetti - ha molti più pregi e valori di quanto non si pensi e non si dica e per molti aspetti il nostro cacciatore è la prima sentinella dell'ambiente, il primo ad avere tutto l'interesse a difendere l'habitat naturale che, del resto, conosce e ama come pochi. So bene che esiste una sorta di fondamentalismo ambientalista che non è disposto ad ammettere il ruolo e il valore della caccia, ma l'estremismo è un atteggiamento sbagliato, come è sbagliato criminalizzare l'intero mondo venatorio che è fatto in massima parte da persone corrette».
MyAir: casi che non devono ripetersi
Martedi 15 Dicembre 2009 alle 20:07
«La Regione deve fare pressione sull'Enac per tutelare lavoratori e viaggiatori»
«La Regione non ha competenze per intervenire in materia di slots ma mi auguro che faccia pressioni presso l'Enac (l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile) affinché fatti gravi come quello che ha coinvolto la compagnia aerea MyAir non accadano più».
Così Roberto Ciambetti, presidente del Gruppo Consiliare veneto della Lega Nord, commenta la deliberazione della Giunta Regionale all'interrogazione a risposta immediata n. 857 del 10 agosto 2009 "Caso MyAir: è necessario tutelare i dipendenti e salvare gli Slots", presentata dallo stesso esponente leghista. In tale interrogazione Ciambetti chiedeva alla Giunta se e come intendesse intervenire per tutelare i lavoratori della MyAir a rischio di licenziamento; se intendesse farsi parte attiva presso il Ministero dei Trasporti e presso l'Enac affinché gli Slots venissero mantenuti in capo all'attuale compagnia e non ceduti a nuove compagnie in fase di formazione fuori dal Veneto; se intendesse, infine, favorire il salvataggio dell'attuale compagnia, magari con nuovi soci, mantenendo le esperienze e le professionalità maturate.
«Vanno tutelati sia i lavoratori, la maggior parte dei quali avanza dalla compagnia aerea di Torri di Quartesolo gli stipendi da maggio a luglio, sia quei viaggiatori che si vedono sparire il biglietto da un giorno all'altro - ha concluso Ciambetti. - L'Enac ha il compito di controllare con maggiore attenzione società e personalità alla base di compagnie come MyAir, coinvolte in ripetuti crack finanziari».
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Lega Nord per centenario Grande Guerra
Lunedi 7 Dicembre 2009 alle 19:59
«UNA FONDAZIONE PER GESTIRE IL PATRIMONIO ESISTENTE E INCENTIVARE IL TURISMO»
«Altri stati europei ne hanno già dato esempio»
Il Gruppo consiliare della Lega Nord in Regione ha presentato alla Presidenza del Consiglio una proposta di legge per la costituzione di una Fondazione in occasione del primo centenario della Grande Guerra. «Si tratta di una proposta che vuole porre rimedio ai ritardi accumulati nel campo della tutela, divulgazione e promozione culturale, della memoria della Grande Guerra, che ha visto il primo intervento legislativo moderno solo nella Legge del 7 marzo 2001 n. 78 "Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale"», ha spiegato Roberto Ciambetti, presidente del Gruppo Lega Nord e primo firmatario del progetto di legge.
«La necessità di un organismo capace di coordinare le varie iniziative nel territorio veneto è lampante - ha spiegato Ciambetti. - Gli importanti recuperi e le molte azioni avviate negli anni richiedono promozione, divulgazione e sostegno per mantenere la memoria degli eventi, diffondere una cultura di pace, attivare flussi culturali, scolastici, formativi e turistici che assicurino anche in futuro la piena tutela dei luoghi, come accade già in Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria e Belgio». «Alla Fondazione potranno aderire le Province, i Comuni, il Ministero dei beni e le attività culturali, il Ministero della difesa, il Ministero degli affari esteri, le Fondazioni bancarie del Veneto nonché altri soggetti pubblici e privati - ha concluso l'esponente vicentino del Carroccio. - Sottolineo che la sede della Fondazione presso cui avrà sede anche il Museo Storico della Prima Guerra Mondiale sarà individuato nell'atto costitutivo dai soci fondatori, privilegiando l'utilizzo di immobili dismessi».
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Ciambetti: Difendiamo la lingua veneta
Sabato 28 Novembre 2009 alle 21:00
"Difendiamo la lingua veneta, la lingua del reale e salviamo Venexia, splendido simbolo della nostra identità "
"Riprendendo un'idea di Coleridge si potrebbe dire che la poesia dialettale è un paesaggio notturno colpito a un tratto dalla luce. Per quanto mediocre essa sia ... pone sempre di fronte a un fatto compiuto, con tutta la fisicità di una nuvola o di un geranio...".
Roberto Ciambetti, presidente del gruppo leghista in Regione, ha scelto questa citazione da Pier Pasolini per spiegare la sua presenza alla manifestazione organizzata da molte associazioni culturali venete, oggi a Venezia in difesa della lingua Veneta e per il suo insegnamento in ambito scolastico.
"Non potevo mancare come cittadino veneto - ha spiegato Ciambetti, che è stato il sostenitore della legge in Consiglio regionale per la tutela e valorizzazione della cultura e lingua veneta - la mia presenza non ha alcun valore politico, sono qui come uno dei tanti che ama la lingua veneta e la vuole veder difesa e con esse vuole veder difese le nostre tradizioni. L'insegnamento a scuola è il prossimo obbiettivo per evitare la sua scomparsa. Aggiungo poi che l'essere a Venezia, oggi, per me ha un grande valore: siamo qui, come Veneti, in questa città che si sta spopolando di Veneti e diventando sempre più una sorta di parco tematico per turisti del mordi e fuggi, i quali nonostante tutto quando arrivano qui sentono tutta la forza, tutto il peso, di una cultura straordinaria e di una lingua meravigliosa. Venezia deve ritornare a vivere, deve essere riconquistata dai veneti, perché essa, come la nostra splendida lingua, è parte della nostra identità "
Continua a leggereNo alla cittadinanza per tutti
Mercoledi 18 Novembre 2009 alle 17:52On. Roberto Ciambetti
Tanti tipi di immigrazione: la cittadinanza è una soluzione per tutti?
Ogni giorno sono presenti sui quotidiani i richiami alla cittadinanza, all'immigrazione del Presidente Fini. Bisognerebbe fare parecchi distinguo, al di là del condividere o no le sue proposte. Quanti tipi di immigrazione ci sono in Italia? Siamo sicuri, ad esempio, che le donne dell'est che sono qui come badanti vorrebbero la cittadinanza? Con la cittadinanza in mano, secondo Fini, tutti i problemi svanirebbero.
Siamo abituati, infatti, ad accorgerci del fenomeno delle donne che migrano da sole dai Paesi dell'Est quando il Governo avvia una sanatoria per i loro permessi di soggiorno e per la regolarizzazione del loro lavoro. Viene da chiedersi se di fronte a migliaia di donne che vivono nel nostro Paese sia questo l'unico modo di regolamentarne la permanenza in Italia. Albanesi, ucraine, rumene, moldave, russe sono badanti o domestiche, ma quello che dovrebbe interessare le Istituzioni è che queste persone non possono esistere "solo" all'interno delle famiglie come lavoranti. Fuori cosa rappresentano? Ogni volta che c'è stato da affrontare un provvedimento di sanatoria, con molto buon senso lo si è fatto, vista l'urgenza dei numeri elevatissimi delle posizioni da sanare, per conciliare sia il bisogno delle famiglie sia l'instabilità delle lavoratrici straniere. Tuttavia, contesto che questo sia l'unico approccio da sostenere di fronte ad una migrazione del tutto particolare. L'implosione del sistema sovietico ha avviato nei Paesi dell'Europa centro -orientale una massiccia migrazione di donne. Donne che da sole hanno scelto di andarsene dai loro Paesi, lasciando alle loro spalle una famiglia. E spesso queste donne fanno saltare lo stereotipo dell'uomo capo-famiglia che emigra per primo: sono loro che se ne vanno in cerca di reddito da trasferire alla famiglia di origine. In molti casi dietro a donne fra i quaranta e i cinquanta anni ci sono mariti che hanno fallito la propria riconversione lavorativa e la donna rimane l'unica che reperisce il mantenimento per i figli. Si può intuire che una migrazione simile, probabilmente molto articolata e differente a seconda delle nazionalità di origine coinvolte, ci pone questioni da affrontare in campo di accoglienza sociale e sanitaria, ma ci dovrebbe spingere anche a distinguere le differenze nell'essere immigrate atipiche, per valutarne profili di tutela diversa. La loro permanenza in Italia è provvisoria: si tratta di una provvisorietà che a volte dura anni, ma sempre provvisoria è. Il permanere è vincolato dal risparmiare denaro da inviare nella patria di origine. Quindi permangono un po' di anni, ritornano a casa, rientrano e così via. I ricongiungimenti, poi, sono difficili. Queste donne si dividono tra il Paese in cui lavorano e il paese di origine dove devono mantenere gli affetti e i figli, magari l'idea di comprare una casa. Sono donne spezzate a metà . Non me ne voglia il Presidente Fini, ma come vede la sensibilità dell'analisi politica di un leghista verso le politiche immigratorie non è frettolosa né fatta di slogan, anzi. Ribadisco che il riconoscimento della cittadinanza non scioglierebbe le istanze di integrazione delle donne dell'est. Muovo questa provocazione. E' più utile che si assecondino percorsi lavorativi temporanei ma più certi. Se maggiore stabilità lavorativa per più anni può indurre ad un buon rientro nei Paesi di origine, se la felicità sta nei figli, è giusto che queste donne rientrino. Al di là degli stereotipi a loro legati (sono considerate libere in certi atteggiamenti perché sole), è opportuno guardare "oltre" e capire che non è a soli colpi di cittadinanza che si fanno le politiche di integrazione. Ne sono esempio le donne cittadine transnazionali. Vincenti sarebbero i rapporti bilaterali con i loro Paesi di origine, dove dovrebbero essere agevolati e più trasparenti i viaggi dei loro beni. Tuttavia la loro permanenza in Italia abbisogna di assistenza soprattutto psicologica per il fatto di essere nella maggioranza madri divise. Quante cose da analizzare, Presidente Fini. I proclami servono a volte a ben poco, le politiche di cittadinanza non nascono da un palco e nemmeno fanno clamore, lasciamole agli esperti queste faccende, poi il politico potrà realizzare con più oculatezza le norme.
Roberto Ciambetti - Capogruppo Lega Nord Liga Veneta
Ciambetti e la sua analisi economica
Domenica 15 Novembre 2009 alle 09:06
Chiunque guiderà la Regione del Veneto, avrà questo difficile compito: programmare con tutti i fattori negativi della crisi, con la capacità di vedere oltre di essa, in un contesto congiunturale economico che continuamente cambia. Certo, sarà cosa difficilissima. Dai dati segnalati da Veneto Lavoro sappiamo che le cosiddette "aperture di crisi aziendali" sono 94 nel mese di settembre 2009 ed sono tornate a crescere dopo la prevedibile flessione registrata nel corso dei mesi estivi, allo stesso modo cresce il numero di lavoratori probabilmente coinvolti, che si attestano a 2.300 unità . Nel complesso nei primi nove mesi dell'anno le aperture di crisi sono risultate oltre 770 mentre i lavoratori probabilmente coinvolti risultano circa 18.700. Nonostante dunque il lavoro urgente da realizzare con Sindacati, Ministero del Lavoro ed Enti Locali per affrontare situazioni urgenti, l'attenzione dei politici regionali dovrà attestarsi sulla capacità di programmazione. E la domanda fondamentale è chiedersi in che direzione andare, quali politiche attuare? Queste sono le problematiche da affrontare. Credito, ricapitalizzazione, riconversioni aziendali. Ci vorranno idee forti, ma le idee valide 15 anni fa per il Veneto sono ancora valide ora? In un mondo che si è rimpicciolito a causa della globalizzazione, gli strumenti di programmazione della Regione veneto visibili nei maggiori documenti di pianificazione vanno in parte rivisti? Al mutare del capitale sociale e imprenditoriale mutano anche i caratteri costitutivi dell'impresa veneta. Cambierà necessariamente anche la programmazione regionale, e si dia dunque indicazione di questa volontà cominciando a lavorarci subito sui programmi. Intelligentemente un articolo del Sole 24 ore di Ottobre metteva in evidenza un dato: "Finita la sbornia della delocalizzazione e il ricorso alla flessibilità estrema, c'è un ritorno alle origini, alle abilità della manifattura locale".
Dunque si dovranno valorizzare qualità , marchi che danno garanzie ai clienti e hanno appeal nei mercati e ciò è in definitiva una caratteristica del prodotto made in Veneto. Ma questi prodotti hanno bisogno di infrastrutture per essere vincenti.
Ancora di più vale questo discorso per i beni della conoscenza, per il terziario avanzato. E' qui che si giocherà la programmazione regionale: la complementarietà fra Assessorati sarà linea guida per la prossima legislatura. Se pensiamo alle infrastrutture stradali, alle comunicazione essenziali per lo sviluppo dell'economia, non possiamo pensare di programmare divisi nelle materie e magari divisi in ambiti politici. Leadership forte di un Presidente ma grande gioco di squadra, questo deve essere il futuro del Veneto.
Ecco che al dopo "Politica dei Distretti" penso che l'innovazione nelle infrastrutture veicolerà la catena produttiva dei distretti.
In questi giorni, quando i giornali sono pieni di notizie che riguardano il prossimo candidato Presidente della Regione del Veneto, mi chiedo se non sia giunto il tempo e l'ora di parlare del futuro, di programmi, di unirci nei progetti.
Non perdiamo ulteriore tempo, ne abbiano del lavoro da fare. Pedemontana, la terza corsia verso Trieste con i suoi vantaggi e svantaggi, la Metropolitana regionale, i collegamenti aerei, banda larga, digital. E' per questo che insisto sull'intersettorialità delle competenze degli assessorati, una organizzazione diversa dell'esecutivo maggiormente collegiale per fronteggiare le sfide di un futuro difficile. Concentriamoci fin da subito su una politica post Distretti industriali: non lasciamo trascinare dalla divisioni in una lacerazione della quale non c'è assolutamente bisogno.
Roberto Ciambetti
Capogruppo Gruppo consiliare
Lega Nord Liga Veneta Padania
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Ciambetti sul Palio dei Sette Comuni
Sabato 14 Novembre 2009 alle 09:54
«Una proposta importante per la riscoperta della storia dell'Altopiano . Si punta anche a un ritorno d'immagine turistica»
«La proposta di reintrodurre la tradizione del palio da un lato punta a riscoprire la tradizione locale, dall'altro consente anche il recupero di un bene culturale con ritorno d'immagine turistica e conseguenti benefici effetti per l'economia». Così il Capogruppo leghista in Regione, Roberto Ciambetti, commenta la proposta di legge presentata il 10 novembre 2009 alla Presidenza del Consiglio, insieme a tutti i consiglieri vicentini (Berlato Sella, Donazzan, Meggiolaro Fontanella, Rizzato, Finozzi, Grazia De Boni), per la richiesta di un finanziamento regionale volto alla ricostituzione dell'antico Palio e delle Rassegne della 'Milizia de' Sette Comuni.
«Dopo la sconfitta veneziana per mano della Lega di Cambrais, - ha spiegato Ciambetti, primo firmatario della proposta di legge - il conte Francesco Caldogno, Capitano dell'Altopiano per la Repubblica di Venezia, propose alla Serenissima di allestire la milizia altopianese. La proposta di Caldogno prevedeva la costituzione di una forza territoriale armata, basata su partecipazione volontaria e costituita da uomini del posto, detta Milizia volontaria. Obiettivo di questa nuova formazione militare era da un lato di fornire una truppa armata e addestrata al territorio per fronteggiare le future invasioni, dall'altro di rallentare dette invasioni per dare tempo prezioso alla stessa Venezia di dislocare il grosso dell'esercito a protezione della pianura vicentina sottostante». «Si tratta - ha concluso Ciambetti - di un'idea importante per la riscoperta della storia dell'Altopiano, in molti casi dimenticata ma in passato molto sentita».
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Ciambetti: "Spesa in aumento al Sud"
Mercoledi 9 Settembre 2009 alle 18:38Roberto Ciambetti, 9 settembre 2009
Ciambetti (Lega): "Nel sud Italia si spende molto di più di quello che si dichiara al Fisco: l'economia sommersa e i consumi smentiscono l'idea di un Mezzogiorno povero"
"Il divario tra redditi dichiarati e consumi effettivamente sostenuti smentisce lo stereotipo del Nord ricco ed evasore fiscale, contro un centro-sud impoverito". Il capogruppo della lega Nord-Liga veneta in regione, Roberto Ciambetti, commenta così la notizia per cui i consumi effettivi superano di alemno il 20 per cento i redditi ufficiali. "In Calabria si è speso quasi il 50 per cento in più di quello che si dichiara al Fisco - ha spiegato Ciambetti - anche la Sicilia non scherza, con una differenza del 38.6 per cento, come pure Puglia e Campania superano il 30 per cento. Le percentuali mettono in luce una disponibilità di reddito nascosto al Fisco: c'è tutta una economia sommersa che alimenta il Mezzogiorno e che non figura nelle statistiche ufficiali. Parlo di economia sommersa, non di economia illegale alimentata dalle organizzazioni malavitose che comunque hanno un loro ruolo: di certo è che il Mezzogiorno con probabilità è molto meno povero di quanto non dica. Se stiamo infatti ai redditi dichiarati - ha continuato Ciambetti - la differenza di ricchezza tra Lombardia e Calabria è dell'80 per cento, il che significa che in Calabria mediamente si dichiarano redditi inferiori a meno della metà di quelli dichiarati in Lombardia. Ma se guardiamo, invece, ai consumi sostenuti, questa forbice diminuisce drasticamente e dall'80 per cento, la forbisce scende al 30 per cento. Le regioni del Nord sono tutte allineate nel rapporto spesa - redditi dichiarati e credo che le differenze siano da imputare al ricorso al risparmio e all'indebitamento, dati che, in mesi di crisi economica, hanno visto un incremento nel centro-nord. Nel Mezzogiorno, invece, molte cose sarebbero da indagare, ma di certo non sfuggono - ha concluso il capogruppo leghista - una serie di dati: una economia basata sul pubblico impiego e l'assistenzialismo non basta a spiegare la forbice incredibile tra redditi e consumi nel Mezzogiorno; nel Sud, dove il costo della vita è molto inferiore rispetto al Nord, esiste una economia sommersa e i motivi di lamento verso lo stato e soprattutto verso il Nord rientrano in una strategia che, in Veneto, è ben sintetizzata dall'adagio per cui "se pianse el morto, par ciavare el vivo". E oggi questo ‘vivo' non è più disposto a farsi fregare
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