Quotidiano | Categorie: Banche

Era '68 alla vicentina anche quando la BPVi di Zonin, già indagato e col marchese Roi vivo, non aveva addomesticato Confindustria di Ziche e GdV: lo scrive l'Unità il 6 maggio 2001

Di Gianfri Bogart Lunedi 11 Aprile 2016 alle 00:59 | 0 commenti

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Tra volantinaggi, polemiche e scambi d'accuse 8mila azionisti il 5 ammgio 2001 partecipavano al rinnovo dei vertici della Banca Popolare vicentina con Vicenza divisa e Zonin che vinceva l'assemblea facendo gioire con lui Giuseppe Roi, marchese sì ma non preveggente di quello che sarebbe successo nei giorni nostri alla sua disossata Fondazione, Massimo Calearo, l'onorevole giravolta, Franco Gemmo e tanti altri imprenditori ancora oggi sulla cresta dell'onda sia pur affievolita. Perdevano Aronne Miola, Franco Masello e chi combatteva già allora "l'avventurismo finanziario" di Zonin che anche in quell'occasione schierò a sua difesa truppe di dipendenti e voti "controllati".

Lo denunciava Michele Sartori su l'Unità del 6 maggio 2001 quando evidenziava anche i privilegi concessi dal banchiere vignaiolo a chi lo adulava mediaticamente (e allora, udite udite, non c'era il GdV visto che il sistema Confindustria non era ancora asservito alle amiobzioni dell'uomo di Gambellara).

Quasi 15 anni fa, quindi, Sartori pubblicava sull'edizione Nazionale di quel quotidiano di partito un articolo che sembra scritto in questi giorni sulla BPVi da Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, Il Fatto quotidiano o La Repubblica, fate voi. La differenza? A parte la benevolenza del quotidiano unico di Vicenza, ai giorni nostri Oscar Giannino su Radio 24 il 26 marzo scherniva i soci masochisti con l'epiteto ripetuto di "vicentini bacia culo"; a quei tempi, sia pure su l'Unità, Sartori si limitava a definire «'68 alla vicentina» il comportamento assembleare per il quale l'ex deputato liberale Alesssandro Dalla Via dichiarava amaramente, e come non condividerlo anche oggi?, che «questa è Vicenza: una città opportunista, vigliacca, di ex democristiani che non si espongono». Leggete pure quello che andava letto e più volte scritto dal 2001 in poi...

 

Tra volantinaggi, polemiche e scambi d'accuse 8mila azionisti ha nno partecipato al rinnovo dei vertici della Popolare vicentina Vicenza divisa e Zonin vince l'assemblea 

Di Michele Sartori, da l'Unità del 6 maggio 2001

Dall'inviato. «Non pavlo. Vado di fvetta. Avvivedevci», e il marchese Giuseppe Roi schizza via. Beato lui, che dopo il voto è riuscito a fendere la calca. Da dentro, lo guatano con invidia. Il secondo è Massimo Calearo, leader delle antenne per auto. Si asciuga il sudore: «Uno che spara all'altro. Pareva lo stadio...». Terzi a pari merito, tre anziani metropolitani: «Una vergogna», scandiscono. Fiera di Vicenza, assemblea dei soci della Popolare cittadina, una cordata di grossi imprenditori locali all'assalto (fallito) del consiglio di amministrazione e del suo presidente in scadenza, il re dei vini Gianni Zonin. Una guerra. Arrivano ottomila soci, su oltre 40mila. Età media, cinquant'anni. Nel sessantotto erano ragazzi posati, come tutti a Vicenza.

Eccoli finalmente sulle barricate: meglio tardi che mai. Dal rondò dell'autostrada alla Fiera è parcheggio selvaggio. Aiuole e prati fioriti di Jaguar e Mercedes. Dai paesi gli azionisti organizzati scendono in pullman a due piani. In Fiera, non si sa mai, sono pronti a tutto: un'ambulanza della Croce Rossa, un carro dei pompieri, un distaccamento della Protezione Civile. In anfibi, mimetica e Colt, nocchiuti «ranger» mantengono l'ordine dentro e fuori. Ingresso: gli «oppositori» hanno installato, estirpandoli dai loro parchi, due eleganti gazebo. Ragazzi volantinano: «Votate contro Zonin», regalano penne, «una penna per un voto libero». «Sono i nostri figli, tutti volontari», sorride orgoglioso l'avvocato Angelo Perin, uno dei contestatori. Zonin, il presidentissimo, non è da meno. Volantinano anche i suoi fans: «Appoggia noi». In mezzo, vista l'occasione, si intrufolano anche quelli dell'Ulivo (coro: «No, grazie») e della Lega: «Padania» a ruba. Ha fatto le cose per bene, Gianni Zonin, per respingere l'assalto di Aronne Miola («Pal Zileri»), Franco Masello («Deroma») ed altri, che lo accusano di despostismo e di avventurismo finanziario. Mossa iniziale: convocare i dipendenti-soci alle 8 del mattino, un'ora prima degli altri: ed ecco occupata la sala principale. A seguire, il doppio capolavoro strategico: prima si vota, dopo si approva il bilancio. E come si vota? Chi è con Zonin può deporre la scheda direttamente nell'urna. Gli altri no: devono entrare in cabina, cancellare i nomi prestampati, sostituirli. Ed eccoli individuati... File, ressa, sudori. Giornalisti rigorosamente out. Zonin introduce i lavori, virtuosissimo. È inquisito dalla magistratura per certe operazioni finanziarie? La banca è sotto l'ispezione di Bankitalia? Arrivano brandelli del suo sfogo: «Calunnie-umiliazioni-amarezze-fango-ombre pesanti-accuse infamanti-discredito personale-campagna diffamatoria feroce e menzognera-provocazioni-falsità-intimidazioni...». Insomma: «Rieleggetemi». Interviene un industriale, Franco Gemmo. Lo rincuora. «Gianni, sarai rieletto, e ci rivedremo al golf, come sempre». Interviene un oppositore, l'ex deputato liberale Alessandro Dalla Via: «Quando un amministratore è inquisito, un consiglio di amministrazione deve prevedere che potrebbe doversi costituire parte civile contro il fedifrago». Interviene una signora, Luigia Ghirardelli: «Votate me. Sarei la prima donna». Interviene un anonimo: «Me rivolgo a le signore, parchè a mi me piase le donne: signore, votate Zonin!». Conta dei voti. Nessun contestatore ce l'ha fatta. Zonin è riconfermato coi due terzi dei quasi 8mila votanti. Scende ad incontrare i giornalisti. Autoritario lui? Ma dai... «Voi del ‘Gazzettino' siete stati equilibrati: vi darò un'intervista. Voi del ‘Giornale di Vicenza' dovevate essere più equilibrati: non vi rispondo». Povero giornalone, proprietà dell'Associazione Industriali... A Valentino Ziche, presidente di Assindustria, si rizzano i pochi capelli: «Il giornale è stato equidistante... obiettivo... Proprio come noi: non possiamo schierarci, finchè magistratura e Bankitalia non fanno luce». Beh. Zonin sorride. Offre Pinot, ma della concorrenza. «Sapete cos'è successo? Come una volta, quando ad un pericolo le campane suonavano a raccolta, i soci sono accorsi in massa: è una dimostrazione di grande amore per la banca». Dalla Via mastica amaro: «Questa è Vicenza: una città opportunista, vigliacca, di ex democristiani che non si espongono». Un azionista azzurro medita: «Ho spulciato l'elenco dei soci, ed ho trovato 1900 iscritti a Forza Italia. Potevamo organizzarla noi, una cordata». Ah, il sessantotto alla vicentina.


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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