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Bpvi, in tremila ammessi a chiedere i danni. Ma i soldi non bastano

Di Redazione VicenzaPiù Lunedi 14 Maggio 2018 alle 08:25 | 0 commenti

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Nessuna possibilità di rivalersi su Intesa Sanpaolo. A differenza di Banca Popolare di Vicenza in liquidazione, tanto che è stata questa ieri a costituirsi come responsabile civile, sollevando Intesa da qualsiasi rischio anche solo potenziale, come d'altra parte previsto fin dal contratto di vendita di un anno fa. Detto che comunque il ricavato della liquidazione, dall'eventuale vendita del patrimonio immobiliare dell'ex Bpvi custodito in Immobiliare Stampa (valore di partenza: 400 milioni) appena impostato, o quanto verrebbe incassato dai crediti affidati alla Sga, andrebbe allo Stato in prededuzione (ovvero con priorità assoluta rispetto agli altri aventi diritto), che deve recuperare i fondi messi nell'operazione che lo scorso anno ha passato la parte «buona» delle due banche a Intesa a costo zero, evitando lo scenario peggiore della risoluzione.

E le prospettive di risarcimento per i soci di Bpvi, secondo le letture di ieri (12 maggio, ndr) in Tribunale, si allontanano ulteriormente, se si considera che il valore reale dei beni degli imputati (anche quelli ceduti nel frattempo ai loro familiari), gli unici a questo punto attaccabili, sarebbero ben al di sotto del valore dei 300 milioni di euro di sequestri accordati finora alle parti civili dal giudice.

In tribunale più di qualche avvocato è diretto: «Se si arrivasse alla condanna definitiva dell'ex presidente Gianni Zonin e degli altri consiglieri e dirigenti, quanto ottenuto dalla vendita dei beni, in tutto a spanne 10 milioni di euro, frutterebbe ai soci entrati nel processo solo pochi spicci. Forse nemmeno sufficienti a pagare le spese legali».

Nuova udienza preliminare per il crac di Banca Popolare di Vicenza, sabato in tribunale, e nuovo colpo di scena: come già accaduto a Roma a marzo con Veneto Banca, ieri l'istituto di via Framarin in liquidazione si è costituito responsabile civile, liberando Intesa da qualsiasi contenzioso, come previsto nel contratto di cessione del 25 giugno 2017 e confermato dagli ulteriori accordi firmati a gennaio.

Intesa che il giudice Roberto Venditti, ribadendo i contenuti dell'ordinanza di febbraio, ha escluso come responsabile civile anche per il secondo filone dell'inchiesta, che nel pomeriggio è stato formalmente riunito al primo troncone. Prima ancora Venditti aveva emesso l'ordinanza con la quale ammette buona parte delle 3.500 (almeno tremila) richieste di costituzione di parte civile per il secondo filone, quello relativo all'ostacolo all'attività di vigilanza di Banca d'Italia e Banca centrale europea durante le ispezioni 2014 in vista degli stress test europei, e di Consob, sull'aumento di capitale 2014. Fuori gioco chi aveva già accettato la proposta di transazione della banca a 9 euro per azione assieme all'avvocato calabrese che si era costituito per sé e un'altra serie di esclusioni.

Entrano invece a far parte del processo anche tutti i trecento risparmiatori che sarebbero stati vittime di pratiche commerciali scorrette di Bpvi, portati - indotti per l'accusa - a partecipare all'aumento di capitale 2014 (pratiche scorrette nascoste a Consob, di qui l'accusa di ostacolo alla vigilanza dell'Authority): contestazione per la quale, secondo i pubblici ministeri Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi, possono insinuarsi nel processo per chiedere i danni in 7.500 (l'elenco degli ammessi dal giudice è stato depositato ieri in aula). Azionisti che potrebbero attingere ai 106 milioni che la procura aveva chiesto e ottenuto di sequestrare in via preventiva (sigilli scattati solo a carico della banca). E c'è da scommettere che i rimanenti 7.200 si presenteranno in dibattimento per costituirsi. Ma anche in questo caso lo Stato potrebbe avere la priorità. E l'orizzonte dei risarcimenti, per ora, appare lontano. Intanto si torna in aula mercoledì, davanti al Tribunale del riesame, per discutere dei sequestri di beni mobili a carico di Zonin concessi alle parti civili; mentre per il crac Bpvi la prossima udienza preliminare sarà sabato e si entrerà nel vivo con le richieste delle difese circa l'incompetenza territoriale.

di Benedetta Centin, da Il Corriere del Veneto


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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