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Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani, piano B da fantapolitica: e se Conte, Di Maio e Salvini stessero provando a farli, "spinti" dall'Europa e corteggiati da Jinping, Putin e Trump?

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Giovedi 25 Ottobre 2018 alle 22:51 | 0 commenti

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Lo spread ci attanaglia, le banche italiane (e con loro gli italiani che sanno che il proprio destino non è indipendente da quello della finanza) tremano per colpa sua (di chiunque sia la responsabilità della sua crescita governo italiano a parte ma in primis visto che ci ha messo molto di suo); Luigi Di Maio e Matteo Salvini spingono sull'acceleratore del consenso unendo sotto le proprie diverse bandiere, cucite insieme dal "contratto", i da sempre divisi italiani (Massimo D'Azeglio disse il 17 marzo 1861 "fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani", impresa mai a nessuno riuscita finora) con la litania "noi non vogliamo uscire dall'euro, ma è l'Europa che non ci tratta da europei".

E, intanto, Giuseppe Conte e Giovanni Tria fanno i pompieri ma il secondo firma la manovra e il primo sale i gradini della considerazione da garante per i suoi due vice ministri ma anche conquistandosi uno spazio internazionale... extraeuropeo. 

Se Tria, che di certo è più collega di Conte di quanto non portino a pensarlo i loro titoli professorali, va in agosto in Cina da Xi Jinping, che non si dimostra disinteressato ai titoli del tesoro italiano, il primo ministro è reduce da un incontro a Mosca con Vladimir Putin, che si dichiara pronto ad acquistarne, e coltiva le su relazioni con Donald Trump, che fu il primo a tesserne le lodi internazionali sul tema del contrasto all'immigrazione e che l'avvocato continua a corteggiare su quella base, ma pensando a ben altro di più concreto.

Ma se Cina, Russia e Usa sono le tre potenze monolitiche alternative all'Europa, che sarebbe loro interesse sparigliare e dividere,  allora in questo gioco dialettico noi ci troviamo di fronte a queste strade alternative:

1 - dopo tanti strepiti l'Italia del cosiddetto cambiamento dimostra la debolezza dei suoi leader, tanto testardi quanto sprovveduti, si ritrova sola, deve calare le braghe e si avvia a una decadenza ulteriore dopo il fallimento delle politiche di austerità precedenti ma con l'aggravante che verrà ancor più punita per aver osato sfidare il Moloch della finanza a trazione germanica

2 - oppure, mentre cascano nel gioco della bagarre mediatica i furbi alla Jean-Claude Juncker (l'ex premier del Lussemburgo paradiso fiscale) e alla Pierre Moscovici (uno dei pochi reduci dei socialisti francesi in estinzione) guidati dal vero uomo forte (o, meglio, dal rappresentante dei poteri veramente forti) Mario Draghi, l'uomo del Britannia e di Goldman Sachs, che non a caso richiama ad abbassare i toni, loro, Conte, Di Maio e Salvini, rompono l'isolamento strizzando l'occhio a Jinping, Putin e Trump e si preparano a trattare ma non da soli.

Troppo bello pensare a questo piano B da fantapolitica, troppo azzardato pensare a dei politici italiani come dei novelli (anche se solo apprendisti) Machiavelli?

Certo, ma, se ci deprime la prima, più realistica strada, ci piacerebbe sentirci una volta tutti italiani e iniziare ad esplorare una strada alternativa, che sia quella da noi appena intravista (sognata?) o un'altra, ma che, comunque, per essere percorsa va costruita insieme, forse non solo dai gialloverdi.

Ricordiamoci, allora, che, se una volta qui da noi c'era l'impero che comprendeva l'universo allora noto, oggi, comunque, lo ha ripetuto Conte, l'Italia è la seconda realtà manifatturiera d'Europa e uno dei primi sette paesi più industrializzati al mondo.

Basterà per uscire dal cul de sac in cui siamo? Da soli no. Divisi, peggio. 

Un sogno il piano B allora? Sì, se Giuseppe Conte & c. si dimostrassero cloni nazionali di tal Francesco Iorio, che se ne andò in giro per il mondo (da Londra a Boston e New York)) a cercare capitali per la Banca Popolare di Vicenza tornando, prima, con dichiarazioni promettenti, salvo, poi, doversene andare a casa coram populo...

Toccherà anche ai gialloverdi? Se succederà, dispiace dirlo non essendo noi gialloverdi, sarà un brutto segno per l'Italia così come sta come lo fu lo "Iorio go home!" per la BPVi così come stava.


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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