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Credito, Cgia di Mestre: le banche continuano a favorire le grandi imprese anche se non sono affidabili

Di Redazione Economica VicenzaPiù Sabato 3 Febbraio 2018 alle 11:17 | 0 commenti

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Nonostante il fallimento di una decina di istituti di credito abbia originato un costo di oltre 60 miliardi di euro a carico dei risparmiatori, delle banche concorrenti e del bilancio pubblico, l'Ufficio studi della CGIA (clicca qui per tabelle e grafici completi) denuncia che il nostro sistema creditizio continua a premiare chi, in buona parte, ha causato questo dissesto: ovvero le grandi famiglie industriali, i gruppi societari e le grandi aziende. Gli ultimi dati disponibili della Banca d'Italia (riferiti al 30 settembre 2017) dicono che la quota di prestiti ottenuta dal primo 10 per cento degli affidati (vale a dire la migliore clientela che certamente non è costituita da artigiani, piccoli negozianti, partite Iva o piccoli imprenditori) è pari al 79,8 per cento del totale. Per contro, il restante 90 per cento dei clienti ottiene poco più del 20 per cento degli impieghi.

In buona sostanza dei 1.500 miliardi che alla fine dello scorso mese di settembre gli istituti credito italiani avevano erogato a famiglie, imprese e società non finanziarie, 1.200 sono stati prestati a un ristretto numero di soggetti che, è proprio il caso di dire, presenta un elevatissimo potere negoziale.

"Non ci sarebbe nulla di strano se questo primo 10 per cento di affidati fosse solvibile - dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - una banca, infatti, deve aiutare chi ha bisogno di risorse finanziarie ma, allo stesso tempo, è anche nelle condizioni finanziarie di restituire nei tempi concordati quanto ottenuto. In Italia, invece, le cose continuano ad andare diversamente. Se, infatti, analizziamo l'incidenza percentuale sul totale delle sofferenze bancarie ascrivibile a questo ristrettissimo club di affidati, la quota ammonta all'81 per cento del totale. In altre parole, le grandi imprese continuano a ricevere la quasi totalità dei prestiti bancari, sebbene presentino livelli di insolvenza allarmanti." (vedi Graf.1)

Sebbene in calo, al 30 settembre dello scorso anno le sofferenze bancarie lorde presenti in Italia ammontavano a 170,2 miliardi: 16,5 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo del 2016.
"Questo elevato numero di crediti deteriorati - dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason - ha provocato una forte contrazione dei prestiti all'economia reale. Non essendo in grado di recuperare una buona parte dei finanziamenti erogati, le banche hanno deciso di non rischiare più e hanno progressivamente chiuso i rubinetti del credito. Solo nell'ultimo anno c'è stata una leggera inversione di tendenza. Tra novembre 2017 e lo stesso mese del 2016, la quantità di finanziamenti alle imprese è aumentata mediamente dello 0,3 per cento, anche se si sono registrati dei risultati molto diversi tra le varie classi dimensionali di impresa. Nelle medio-grandi, ad esempio, la crescita è stata dello 0,6 per cento, nelle piccole e micro, invece, la contrazione è stata dell'1 per cento, nonostante la domanda generale di credito registrata in questi ultimi mesi sia tendenzialmente in crescita".
A livello regionale è interessante notare che al Sud il primo 10 per cento degli affidati ottiene meno credito delle rispettive fasce presenti nel resto d'Italia, ma genera una quota di sofferenze quasi in linea con il dato medio nazionale. Al Nord, invece, le grandi imprese ottengono percentuali di credito molto alte, con livelli di affidabilità che, comunque, si allineano attorno al dato medio nazionale. In altre parole possiamo dire che i grandi gruppi del Nord sono più "virtuosi" di quelli presenti nel Mezzogiorno (vedi Tab. 1).
Ed altrettanto paradossale è la situazione che sta maturando in queste ore nel Veneto. La finanziaria regionale, Veneto Sviluppo, ha deciso di salvare un migliaio di imprese (con ricavi tra i 10 e i 100 milioni di euro) che hanno crediti incagliati con le ex popolari (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza), attraverso l'istituzione di un apposito fondo che affianchi queste imprese in difficoltà. Un'azione meritevole che, però, come giustamente ha evidenziato il Presidente della Confartigianato, non coinvolgerà decine di migliaia di piccole imprese venete che non rientrano in questa fascia di ricavi, con il pericolo che moltissimi artigiani e piccoli commercianti penalizzati dal fallimento delle due banche venete rimangano senza credito.

Ritornando all'elaborazione fatta dall'Ufficio studi della CGIA, i dati a livello provinciale, infine, evidenziano che il primo 10 per cento degli affidati ha in capo l'87,8 per cento delle sofferenze a La Spezia: record nazionale rispetto a una media Italia pari all' 81 per cento. Scorrendo la graduatoria troviamo al secondo posto con l'86,4 per cento Verbania-Cusio-Ossola, al terzo con l'86,2 per cento Bolzano, al quarto con l'85,9 per cento Roma e al quinto con l'85,8 per cento Parma. In coda alla classifica nazionale si posizionano con il 69,9 per cento Sondrio, con il 69,7 per cento Agrigento e con il 68,7 per cento Lodi (vedi Tab. 2) .

 

Graf. 1 - Concentrazione del credito in Italia, dati in % (*) 

 

Tab. 1 – Sofferenze, affidati e grado concentrazione del credito, analisi regionale(*)

RANK per quota sofferenze causata da primo 10% affidati

(D)

 

QUADRO SOFFERENZE E AFFIDATI

CONCENTRAZIONE DEL CREDITO

 

Dati al 30/09/2017

 

Sofferenze (mln €)

(A)

 

Nr. affidati in sofferenza (B)

Importo medio sofferenze (in euro) (A/B)

Quota dei prestiti ottenuta

da primo 10% affidati

(C)

Quota delle sofferenze causata

da primo 10% affidati

(D)

 

Lazio

19.176

138.115

138.841

81,0

84,4

 

Emilia Romagna

17.144

87.310

196.358

77,4

83,7

 

Campania

10.910

147.398

74.017

68,9

82,0

 

Valle d'Aosta

167

1.687

98.992

70,8

81,6

 

Toscana

15.629

90.017

173.623

71,9

81,4

 

Sardegna

3.806

39.316

96.805

71,4

81,4

 

Basilicata

1.065

10.231

104.095

64,3

80,7

   

2.973

9.846

301.950

70,4

80,7

   

2.466

18.417

133.898

69,8

80,4

   

3.137

30.128

104.122

76,0

79,9

   

3.667

31.631

115.931

67,1

79,7

   

36.283

199.574

181.802

88,1

79,3

   

15.681

78.622

199.448

82,1

79,0

   

9.845

82.087

119.934

75,4

78,7

   

7.473

89.116

83.857

61,7

78,3

 


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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