Ultimo venne l'ambiente
Martedi 10 Novembre 2009 alle 18:23 | 0 commenti
Complimenti. La settimana scorsa l'europarlamentare del Pdl Lia Sartori ha ricevuto il premio come miglior eurodeputato europeo per quanto riguarda la categoria "ambiente". Le motivazioni fanno riferimento al suo impegno, nel corso della passata legislatura, su temi come i rischi legati all'utilizzo di prodotti chimici, la prevenzione delle infezioni ospedaliere, l'etichettatura e l'imballaggio di sostanze e miscele. Da quando è stata rieletta, questa primavera, la Sartori ha lasciato la commissione ambiente e sanità ed è passata a quella che si occupa di industria, ricerca ed energia. Non dovrebbe, quindi, essere intervenuta in prima persona in una decisione presa proprio dalla commissione ambiente a fine ottobre: oggetto, la riduzione delle emissioni di gas serra previste dal protocollo di Kyoto. In pratica, la commissione parlamentare ha approvato una proposta che prevede deroghe all'obbligo di pagare per le emissioni inquinanti per 164 settori industriali, quelli considerati più a rischio delocalizzazione. Il meccanismo è complesso ma, semplificando molto, funziona così: per rispettare la riduzione di gas inquinanti prevista dal protocollo, dal 2013 le industrie dovrebbero iniziare a pagare in base alle loro emissioni: ogni tonnellata di Co2, 30 euro.
Per evitare che i settori più deboli fuggano verso paesi meno industrializzati (e che quindi, proprio perché con emissioni complessive più basse, hanno ancora possibilità di emettere gas a costo zero), si è pensato di abbuonare le tariffe anti-inquinamento. Il punto è che, se la decisione non verrà cambiata (mancano ancora un paio di passaggi) verranno esentati ben 164 settori, tra cui alcuni dei più inquinanti. Ci sono dentro la plastica, la chimica e la lavorazione dei fertilizzanti, le fonderie, il settore dell'alluminio, il cemento, il mondo del tessile, del cuoio e delle calzature, per arrivare alle distillerie e ai produttori di scope.
Non so cosa avrebbe votato l'europarlamentare più attento alle questioni ambientali se fosse rimasto nella commissione giusta. Ma non credo che si sarebbe discostata da quanto deciso dai suoi colleghi. Perché, alla fine, le tematiche ambientali sono buone per i discorsi elettorali, molto meno per fondarci sopra una politica concreta. In una decisione come quella della commissione ci possono essere anche ottime ragioni - la tutela dell'occupazione e del mondo del lavoro in un momento delicato, ad esempio - ma è l'ennesima dimostrazione che, alla prova dei fatti, l 'ambiente viene sempre per ultimo. A meno che non si parli di etichette, ovvio (e lo dico senza ironia: avere un'etichettatura trasparente sarebbe una conquista importante). Quando si toccano gli interessi concreti e gli affari delle lobby, invece, molto meglio derogare, rinviare, esentare.
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