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Per "disegnare" una grande Vicenza ci vuole un pennello grande o un grande pennello? I programmi di Variati e Rucco

Di Mario Giulianati Martedi 24 Luglio 2018 alle 04:16 | 0 commenti

Un pizzico di nostalgia è cosa piacevole. Si ha nostalgia per il proprio paese natio lasciato da tantissimo tempo; per i giorni trascorsi con amici carissimi ma ormai “andati avanti” come dicono i nostri alpini; per le lunghe, anche a volte snervanti, chiacchierate sul tutto e sul nulla in assemblee sempre meno affollate. Insomma avere nostalgia di brandelli del passato è normale, fa bene all’animo e ti rallegra lo spirito. Indugiare nella nostalgia, cullarsela, farla crescere dentro il proprio spirito porta solamente a creare problemi.

Ho ripreso in mano, non per nostalgia, le Linee programmatiche di mandato 2013-2018 - Versione definitiva del 24.07.2013, ovverossia quelle che poi sono state presentate al Consiglio Comunale dall'allora sindaco Achille Variati, e mi sono soffermato in particolare sul capitolo 12, Area di intervento: crescita Ripensare la crescita: un nuovo paradigma culturale.
Sono, stando al "misuratore" del computer, 8 pagine, 4.898 parole (su un totale di 56 pagine e 23.092 parole dell'intero documento), 35.193 caratteri spazi inclusi e 442 paragrafi. Una enormità in tutto per dire praticamente quasi nulla. Ne riporto alcuni, pochissimi passaggi, solo per dare una idea di un linguaggio fatto esclusivamente per chi l'ha scritto.
Eccolo: «diventa irreale pensare di vivere alle spalle del patrimonio culturale del passato, magari ri-aggiornato con piccoli interventi di maquillage... Il termine "cultura" deve in questo senso tornare ad essere pensato nel suo significato etimologico, con una vicinanza e, certamente, non con una avversità al termine "cultura... il ripensamento del turismo dovrà evolvere dall'idea di un turismo basato solo sui flussi portati dai grandi eventi.... incentrato sulla riflessione dialettica tra il concetto di classico... La definizione di piani urbani che pongono la cultura e la creatività come agente primario di riaffermazione della città è ciò che si definisce city making... Le politiche di arricchimento del capitale immateriale passano quindi per un lavoro di profonda rialfabetizzazione culturale della città, che coinvolge il rinnovamento dei lessici e delle prospettive... Costruendo un nuovo paradigma culturale di sistema attraverso una nuova idea di cosa sia la cultura per un territorio... ecc.»
Tutto questo tratto, quale esempio di un linguaggio irrituale e non rispettoso dei più, dalle prime 852 delle 4.898 parole di un testo che di queste espressioni è abbondantemente ripieno. Proprio come un bignè alla crema.
Evidentemente ho scelto questo capitolo perché mi illudevo di avere una qualche capacità di intenderne il linguaggio, ma alla fine ho dovuto convenire che l'autore si è collocato ad altezze irraggiungibili, oppure è sceso nei meandri di oscuri abissi letterari... In verità su altri passaggi le cose cambiano, e non di poco.
Riporto: «... Coerentemente con quanto esposto, la governance dell'assessorato alla crescita dovrebbe essere ispirata a principi di: qualità: come parola-chiave da proporre ai partner pubblici e privati e criterio di valutazione a cui improntare anche le scelte di investimento del capitale amministrativo (economico, di luoghi, di tempo, di lavoro...)...» e ancora «- efficacia: intesa come capacità di risposta rapida alle istanze degli stakeholder... motivazionale, il cui sostenimento è necessario al fine di acquisire la capacità di assegnare valore a beni dotati di alto valore simbolico; semplificazione: in contesti giuridici di crescente complessità si riconosce il ruolo operativo indispensabile dei privati, con apposite procedure di sostegno e con un coinvolgimento degli stakeholder sin dai primi stadi progettuali;» e infine la ciliegina sulla panna (montata) «- accountability: la capacità di comunicare le decisioni intraprese (accountable) e di farlo ponendo attenzione ai portatori di interesse (responsibility...».

Tralascio l'analisi delle promesse fatte in abbondanza, mantenute assai poche, che utilizzano gran parte delle quasi 5000 (quattromilaottocentonovantotto) parole del capitolo 12 per soffermarmi un attimo sul penultimo capoverso di questo testo eccezionale, non so bene in che cosa ma in qualche cosa certamente si. Leggo e trascrivo «In misura ancora più sintetica, e nell'ottica esposta in queste pagine, l'obiettivo sarà quello di arrivare a una ridefinizione e un ri-orientamento dell'identità di territorio che portino a una nuova etichetta, solo apparentemente semplificatoria: "Benvenuti a Vicenza, città del bello"». Ecco finalmente svelato l'obiettivo, la grande fantastica avventura, il sogno.
Irrealizzato, rimasto in soffitta, destinato a generare solo nostalgia, una grande tristissima nostalgia di un potere perduto o per alcuni mai ottenuto, tanto da far definire il programma per la prossima legislatura (2018/2023) di Francesco Rucco, perché semplice nel linguaggio, di poche pagine, quindi più facilmente leggibile, anche più facilmente controllabile, «Un documento fatto di tante banalità, tante lacune ed alcuni elementi pericolosi». Come «una visione della mobilità tutta fondata sull'auto - spiega -, la messa in discussione del parco della Pace, le scelte sulla Tac (il passaggio dell'Alta Velocità/Capacità ferroviaria, ndr), l'affossamento del trasporto pubblico locale».

Ecco allora che scende in campo il leader dell'opposizione Otello Dalla Rosa che dichiara su questo programma di legislatura, per l'appunto quella perduta, "Lo potremmo chiamare un "libricino vuoto ma pericoloso".

La nostalgia del mancato obiettivo è una cattiva consigliera e, solitamente, genera negatività che può trasformarsi in frustrazione. Amen


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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