I pacifisti nostrani
Giovedi 21 Agosto 2014 alle 11:29 | 3 commenti
Dove sono? Da qualche anno il coordinamento Cristiani per la pace si fa spesso protagonista di denunce nei confronti della base americana nella zona dell'ex aeroporto Dal Molin, dapprima criticando il progetto di costruzione stessa in sintonia con diverse altre forze/partiti politici tra cui quella dell'attuale e pro tempore sindaco Variati, che della questione fece il suo, diciamo, vantaggio elettorale.
Successivamente il Coordinamento si è frapposto alla costruzione della base, affidata dal Commissario Costa a ben note cooperative, che mai sono state criticate, pecunia non olet! Poi interessandosi ai possibili problemi di inquinamento della falda ed infine dei problemi viari relativi al collegamento della base americana stessa con le altre infrastrutture stradali della città di Vicenza.
Un impegno preciso e reso noto con tanti interventi pubblici. La pace è un bene e per essa il cristiano è chiamato a compiere sempre la sua parte e questo in ogni circostanza e non solo in una direzione. Ma il Coordinamento vicentino tace in altre e più gravi situazioni, in Nigeria, nel vicino Oriente, in varie altre parti del mondo, dove i cristiani stessi sono le vittime di intolleranze, anzi di ben articolati progetti per la loro eliminazione. Nemmeno si interviene in Italia quando continuamente si assiste al dileggio, alla lotta contro la fede cristiana e segnatamente cattolica con tante e tante iniziative che i politici che sono affini alle posizioni del Coordinamento in materia Base americana propongono e diffondono. Viene un piccolo, piccolo sospetto, che spero venga presto fugato. Che il Coordinamento pensi e rifletta per la questione base Usa in una prospettiva antiamericana, tipica di molti movimenti italiani, anche di destra estrema.
La riflessione sulla pace, ben lo insegnava il vescovo di Assisi Rufino fin dal 1200, deve articolarsi a partire da quella fra gli uomini, ossia dal consorzio civile: la pace di Baghdad e poi quella di Gerusalemme che è quella cristiana. Diffondere una cultura della pace deve essere a 360° gradi, come si dice, e non solo nelle occasioni più vicine e magari troppo politicamente e provincialmente sensibili, come la base Del Din. Fermare la guerra e le persecuzioni, garantire uno sviluppo civile nella convivenza è un compito importante che va proposto sempre. Come? La risposta è semplice: costruendo la pace in se stessi e nella propria comunità , evitando lo scontro, anche ideologico, e proponendo questo a tutti. Se poi vi è la necessità di azioni forti bisogna dapprima espletare tutti i tentativi, anche col denaro, per salvaguardare la pace, come insegna il grande fautore della pace Erasmo da Rotterdam. Lo stesso umanista, però, si rende conto (cfr. l'opera Guerra ai Turchi) che talora l'impresa pericolosissima fra tutte, ossia la guerra, possa essere presa in considerazione perché non si possono impunemente sopportare le offese e la ferocia. Ma la vera possibilità della pace, ricorda Erasmo, è il Vangelo, soprattutto se si vedrà che il cristianesimo non è fatto di parole, ma di animi e costumi degni.
Venendo ora al conflitto arabo-israeliano, non posso soffermarmi sulla enorme complessità dei rapporti che hanno determinato l?odierno assurdo scenario (mi ha aiutato a capirci qualcosa il libro ?Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001? di Benny Morris ? Ed. Bur ? 2003). Di certo, pensare che lo stato di Israele, a cui la stragrande maggioranza di noi ed io personalmente riconosciamo il diritto all?esistenza ed alla salvaguardia dei propri confini, sia giustificato a radere al suolo (le bombe intelligenti...) i quartieri di Gaza, donne e bambini compresi, per me vuol dire soffrire di cecità selettiva.
E? di ieri la notizia che Tsahal (il tanto ammirato esercito israeliano) ha ucciso tre leader di Hamas, i quali sfortunatamente erano assieme a una dozzina di propri familiari, tra cui diversi bambini innocenti (beh, mica colpa nostra se questi terroristi fanno anche figli, potevano pensarci prima...).
Se i palestinesi radicali, del resto, avessero a disposizione bombardieri e droni non esiterebbero un minuto a farne l?uso di cui noi occidentali siamo maestri. Saremmo pronti, in quel caso, a schierarci a fianco dell?alleato israeliano senza alcun indugio, partecipando allegramente al bomb show.
Allora preferisco di gran lunga l?appello alla pace, con le manifestazioni e i cortei, che sempre sono stati pacifici, che magari poco hanno prodotto (opporsi ai miliardi di giro d?affari del business delle armi è poco popolare, per non parlare dei guerrafondai veri e propri, che sparerebbero anche con il fucile a tappo), che forse possono sembrare antiamericani ma che in realtà esprimono solo il cocente fastidio di essere impotenti di fronte alle scelte fallimentari della war machine internazionale. Anche queste sono azioni forti (e la nostra città non è che ne abbondi).
Caro Prof. Balbo, Gentile Signora Farina, dissento profondamente dalle vostre affermazioni.. Con buona pace del vescovo Rufino e di Erasmo da Rotterdam.
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