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I giornalisti vittime di minacce e gravi abusi sono per ora 187: due sono di VicenzaPiu.com

Di Redazione VicenzaPiù Lunedi 17 Ottobre 2011 alle 23:00 | 0 commenti

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Il contatore di Ossigeno per l'informazione (Cronisti sotto scorta e notizie oscurate) dal 1° gennaio: 64 episodi,187 giornalisti coinvolti. Con questi ultimi episodi il contatore di Ossigeno, che registra i casi di minacce e gravi abusi dal 1 gennaio 2011 a oggi, sale a 64 episodi, e il numero dei giornalisti coinvolti raggiunge quota 187 (tra cui Giovanni Coviello e Marco Milioni di VicenzaPiù e VicenzaPiù.com, qui la situazione ad oggi, n.d.r.). 

Pubblichiamo uno scritto, che è anche un appello per la libertà di stampa, di Alberto Spampinato, Direttore del progetto  e consigliere della FNSI per Ossigeno (nella foto intervistato da VicenzaPiu.com).

In Italia il carcere per i giornalisti è già previsto dalle normative vigenti, non è solo un'eventualità che potrebbe essere introdotta dalla legge bavaglio sulle intercettazioni. E' previsto da una normativa arretrata e punitiva, concepita nel 1948 per tenere sotto scacco i giornalisti più scomodi, quelli che pubblicano le notizie senza chiedersi a chi giovano, quelli che disturbano il potere con notizie sacrosante che fanno scandalo e che perciò si cerca di nascondere ai cittadini.

La detenzione da uno a sei anni è prevista dalla Legge sulla Stampa del 1948 per il reato di
diffamazione. Il carcere per i giornalisti è previsto per il reato di favoreggiamento e altri connessi per il giornalista che, invocando il segreto professionale, si rifiuta di rivelare a un magistrato
attraverso quali fonti confidenziali ha ottenuto determinate informazioni. Queste violazioni in altri
codici hanno ben diversa regolamentazione. Per la diffamazione sono previste sanzioni amministrative.
La normativa europea e anglosassone riconosce ampiamente il segreto professionale dei
giornalisti. La Germania, che aveva ancora norme contraddittorie come quelle italiane sul segreto
professionale, recentemente, dopo un clamoroso scandalo nato dalla pubblicazione di documenti riservati provenienti dai servizi segreti, ha aggiornato il Codice Penale e ha sancito espressamente che la magistratura "non" deve perseguire il giornalista che pubblica informazioni segrete o riservate nell'interesse dell'opinione pubblica, perché esercita un ruolo di controllore del potere, un ruolo che gli compete in una società democratica. In questi casi, ha deciso la Germania,
deve essere chiamato a rispondere al giudice esclusivamente il pubblico funzionario che non ha
osservato l'obbligo di mantenere il segreto sul contenuto di determinati documenti.
In Italia la pena della detenzione viene inflitta raramente ai giornalisti perché, per nostra fortuna,
nella magistratura prevale spesso una visione più avanzata di quella a cui si è ispirato anni fa il
Parlamento italiano. Ma qualche volta la pena del carcere viene inflitta ai giornalisti, anche a quelli
che fanno il proprio lavoro osservando scrupolosamente le norme deontologiche della loro professione. Ce lo ricorda l'amara vicenda di Giulia Martorana e José Trovato e della cronista di
Verona, Fabiana Marcolini. Il problema sollevato da queste vicende è duplice.
Da una parte riguarda la distinzione fra giornalisti professionisti e pubblicisti. Una distinzione che
andrebbe meglio definita sia dal punto di vista dei molto discussi criteri di accesso alla professione, sia dal punto di vista delle mansioni.
Esiste una distinzione imperfetta che in questo caso si rivela discriminatoria sul piano giuridico.
L'altro aspetto rimanda al contenuto disorganico e contraddittorio della normativa italiana sulla
stampa. Infatti l'art. 200 del Codice di Procedura Penale, da un lato, sancisce che i giornalisti
professionisti sono fra i soggetti che "non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno
conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione" ma subito dopo lo stesso
articolo aggiunge la seguente clausola: "salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità
giudiziaria". E "i casi" sono chiaramente specificati nel comma successivo, nel quale si precisa che le disposizioni che esimono dal deporre "si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell'albo
professionale, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di
carattere fiduciario nell'esercizio della loro professione". Sembrerebbe chiaro: il giornalista ha
diritto di non rivelare le sue fonti. Ma non è così, perché la norma così prosegue: "Tuttavia se le
notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può
essere accertata solo attraverso l'identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al
giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni". Quest'ultima parte in sostanza
conferisce al giudice la facoltà di obbligare il giornalista a deporre, contraddicendo e negando il
privilegio appena sancito. Molti problemi giudiziari dei giornalisti (anche dei professionisti) nascono proprio da questa deroga al dovere di rispettare il segreto professionale. Una deroga che, secondo numerosi osservatori, è in aperta contraddizione con l'art.21 della Costituzione e con la normativa europea, in particolare con l'art. 10 della Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo e con la giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo sulla materia. C'è dunque, e non da ora, l'esigenza di una riforma dell'intera legislazione sulla stampa. Il legislatore italiano dovrebbe depenalizzare la diffamazione e sanare la contraddizione sul segreto professionale, e dovrebbe farlo in modo da affermare pienamente la libertà di informazione e il diritto alla segretezza delle fonti. Ma nel frattempo la magistratura dovrebbe applicare la normativa e la giurisprudenza europea, che ha carattere prevalente, come fa osservare Franco Abruzzo, che ha approfondito la materia (clicca qui) I giornalisti e tutti i cittadini che hanno a cuore la libertà di informazione, dovrebbero chiederlo a voce alta, mentre si battono contro il pericolo di introdurre per legge nuovi bavagli, con la scusa di regolamentare la pubblicazione delle intercettazioni giudiziarie. Non sono due battaglie diverse.
Alberto Spampinato, consigliere della FNSI per Ossigeno


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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