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Fallito colpo di Stato dell'esercito turco, Erdogan verso una sorta di “impotente califfato”

Di Luca Fantò Sabato 16 Luglio 2016 alle 20:34 | 0 commenti

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Uno Stato turco fragile e instabile rappresenterebbe un pericolo per l'intera Europa, questo è evidente e purtroppo questo è quanto sembra stia accadendo. Ieri un tentativo di colpo di Stato dell'esercito turco contro il Presidente Erdogan è fallito dopo ore di scontri. I militari arrestati sono più di mille ed i morti, tra golpisti, civili e fedeli al Presidente, sono circa 200. Le sorti del colpo di stato, attribuibile forse ai seguaci dell'imam Gulen, come spesso accade in questi casi, si sono risolte in poche ore. A capo degli insorti Muharrem Kose, colonnello che nello scorso marzo era stato rimosso dallo Stato maggiore turco.

Lo Stato Maggiore dell'esercito ieri sera ha annunciato il colpo di Stato per restaurare l'ordine costituzionale nel Paese. Ed in effetti l'esercito turco si è sempre caratterizzato per le sue posizioni laiche ed ispirate all'opera di Ataturk. La polizia si è schierata e battuta a favore del Governo di Ankara e la marina si è da subito dissociata dal tentativo di golpe, ma il punto di svolta sembra sia stato l'appello a scendere in piazza a difesa del Governo lanciato nelle prime ore della notte dal Presidente Erdogan e raccolto dalla popolazione. Un evento straordinario per la storia turca e una straordinaria prova di coraggio e volontà di difendere la propria democrazia. L'intervento della popolazione ha deciso le sorti del golpe che, nonostante gli scontri siano proseguiti fino all'alba, si è potuto considerare concluso con con le dichiarazioni di Obama a favore del Governo turco.

La Turchia moderna ha una lunga storia di colpi di Stato, il più recente del 1980 in cui l'esercito cancellò i partiti esistenti, promosse un rinnovamento politico forzato e modificò la Costituzione prima di permettere nuove elezioni.

Oggi la Turchia è reduce da una serie di errori fatti negli ultimi anni, errori determinati da una massa di ambizioni gestite senza criterio e senza acume strategico e molti sono gli errori commessi da Erdogan negli ultimi anni. Prima alleato di Assad, poi dei suoi nemici, incapace di gestire un'economia cresciuta molto ma ora è in fase di contrazione, inadatto ad affrontar l'irrisolta questione curda dopo il fallimento di quel “processo di risoluzione” annunciato proprio da Erdogan e che aveva innescato molte, oggi deluse, aspettative.

Alla fine del 2011 la Turchia aveva raggiunto lo status di superpotenza regionale e all'inizio delle “primavere arabe” pensava di poter esercitare la propria influenza sul mondo arabo. Erdogan aveva immaginato di poter rappresentare l'ala islamista del vicino oriente. Oggi il quadro d'insieme è nettamente diverso da quanto ci si aspettava. Oltre alla questione curda ed al rallentamento dell'economia, la politica interna è instabile con continue elezioni alla ricerca di un netto consenso popolare necessario a cambiare la costituzione. In politica estera il Governo turco si pone in uno stato di continua e non costruttiva competizione con USA ed EU.

Probabilmente queste condizioni hanno fatto credere ad una parte dell'esercito che fosse il momento per agire, per “restaurare” l'ordine costituzionale.

Difficile dire cosa accadrà adesso. La Turchia si è dimostrata uno Stato fragile e instabile in cui la debolezza di Erdogan ed anche dell'esercito, storicamente custode dei valori di laicità dello Stato, dopo il fallito colpo di Stato, determinano forti preoccupazioni.

Oggi Erdogan, forse rientrato dalla fuga nei cieli d'Europa dopo essersi visto negare il permesso d'atterraggio in Germania, ha dichiarato: “Io sono accanto al mio popolo, non me ne vado da nessuna parte” e “Coloro che hanno pianificato questo colpo di Stato pagheranno duramente”. Non sembra si tratti di un nuovo inizio bensì del seguito di quel percorso anacronistico intrapreso verso una sorta di “impotente califfato”.

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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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