Veneto senza Olimpiadi, sollievo a metà
Giovedi 20 Maggio 2010 alle 17:12 | 0 commenti
Il verdetto era annunciato e non ci sono state sorprese: la candidatura italiana per le Olimpiadi del 2020 sarà Roma e non Venezia. Dal punto di vista sportivo, un po' ci dispiace: avere a due passi da casa la possibilità di assistere a qualche finale olimpica non capita tanto spesso. Guardando le cose a mente fredda, invece, c'è forse da tirare un sospiro di sollievo. Le Olimpiadi, come la maggior parte dei grandi eventi (Expo, mondiali, ecc...) sono prima di tutto una colossale operazione d'affari.
O, per dirla con le parole di Marco Ponti, un docente del politecnico di Milano che è stato consulente della Banca Mondiale e di vari ministeri e che non è certo affetto dalla sindrome nimby, "un giochetto per spendere soldi pubblici" (VicenzaPiù n. 190). Per di più con pochi controlli e ancora meno verifiche sulla effettiva utilità delle spese effettuate. Nel Veneto, ad esempio, i Giochi sarebbero stati un grimaldello per dare il via a nuova cementificazione, e per accelerare l'iter di opere discutibili come la Tav, la Pedemontana, il sistema di tangenziali.
Detto questo, restano alcune considerazioni da fare. Primo. Anche senza allinearsi al coro quasi unanime di chi ha gridato allo schiaffo, al furto o al tradimento ai danni del Veneto, è un dato di fatto che la vittoria di Roma è stata schiacciante, con una votazione praticamente all'unanimità . Dunque ancora una volta il Veneto, che mai come questa volta si era mosso in modo unitario - a favore di Venezia 2020 c'erano tutte le principali forze politiche, il mondo delle categorie economiche, associazioni e comitati vari - ha dimostrato di contare poco o nulla sul piano politico. Nonostante i suoi ministri finalmente siedano nella stanza dei bottoni, nonostante la potenza economica che le sta alle spalle, la nostra regione non riesce ad imporsi. E deve accontentarsi di raccattare le briciole.
Secondo. Se una delle preoccupazioni legate ai Giochi è quella per i possibili fenomeni di corruzione che possono accompagnare gli appalti, con la candidatura di Roma siamo forse caduti dalla padella alla brace. Le inchieste legate al mondo delle costruzioni e della concia, solo per citare due casi recenti, stanno lì a dimostrare che il Veneto non può dare lezioni di moralità a nessuno: però lo scandalo degli ultimi mondiali di nuoto, le indagini sull'ormai celeberrima "cricca", quelle sulla protezione civile ci dicono che altrove il rischio di sperperi e malaffare è, se possibile, ancora più elevato.
Terzo. I giochi sono sfumati, ma molti progetti restano in piedi. A cominciare da quello più imponente, relativo al cosiddetto quadrante di Tessera, dove, tra le altre cose, è in programma la costruzione di uno stadio Olimpico. A cosa debba servire uno stadio di quelle dimensioni, in una realtà che non ha tradizioni nel calcio che conta né con grandi eventi sportivi, è difficile immaginarlo. Per chi temeva l'impatto ambientale delle infrastrutture in programma per i giochi del 2020, quindi, non è il caso di abbassare la guardia.
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