Mincato, Zonin, Cuneo, Tamburini ... al Cuoa su: 'Wall Street: La stangata. Cosa abbiamo impararato per non perdere più soldi'
Lunedi 18 Gennaio 2010 alle 22:08 | 0 commenti
Nell'aula magna della prestigiosa sede del Cuoa, a Villa Valmarana Morosini di Altavilla Vicentina, Gianfilippo Cuneo, uno dei consulenti d'impresa più conosciuti e ora gestore di fondi d'investimento, ha parlato oggi pomeriggio del suo libro ‘Wall Street: La stangata. Cosa abbiamo imparato per non perdere più soldi', scritto rispondendo alle domande di Fabio Tamburini, direttore dell'agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor e presente alla serata come ‘conduttore‘ dell‘evento.
L'argomento del saggio (edito da Baldini Castoldi Dalai) sul crollo del capitalismo finanziario e sui peccati capitali commessi dalle principali banche d'affari, dalle agenzie di rating, da revisori, autorità di controllo e dai cosiddetti consiglieri indipendenti, è stato prima illustrato da Gianfilippo Cuneo (con un vivace botta e risposta tra lui e il coautore Tamburini) e poi è stato il filo conduttore della tavola rotonda a cui hanno partecipano, oltre agli autori del libro, il Presidente della Fondazione CUOA, Vittorio Mincato, presidente anche della Camera di Commercio di Vicenza e membro di vari Consigli di Amministrazione, tra cui quello della ‘nuova' Parmalat, e il Presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, titolare anche dell'omonima azienda vinicola.
Nella sala affollata (tra gli altri c'erano il presidente di Assindustria Roberto Zuccato, uno dei suoi vicepresidenti, Luciano Vescovi, l'on. Daniela Sbrollini, l'assessore Umberto Lago, il consigliere comunale Luca Balzi, operatori economici, consulenti, giornalisti ...) è seguito un lungo e approfondito dibattito sugli effetti e sugli orizzonti aperti dalla crisi economico-finanziaria su cui i relatori avevano espresso i loro punti di vista, sollecitati da un pungente Fabio Tamburini e dai contenuti del libro di Gianfilippo Cuneo.
Vittorio Mincato aveva sostenuto, tra l'altro, che "non è il sistema finanziario, bancario e di controllo in sé a non aver funzionato del tutto, ma spesso c‘è stato chi non ha voluto leggere ‘nei‘ bilanci e sono avvenuti dei macroscopici fatti truffaldini favoriti, ad esempio, anche dall'ingordigia di chi di fronte all'offerta di prodotti finanziari troppo remunerativi non ha voluto vederne l'ovvio rischio ... A livello aziendale bisogna recuperare produttività perché non si può essere competitivi, al di là del costo del lavoro, se non si sfruttano di più e a ciclo continuo gli impianti. Guardando al caso Fiat se in Polonia si lavora su 3 turni per 6 giorni a settimana e in Italia su 2 turni per 5 giorni settimanali i tempi di ammortamento degli investimenti (una piattaforma per un'auto costa 1 miliardo) si allungano a dismisura e i macchinari stessi diventano obsoleti prima di essere stati ammortizzati, con un‘ulteriore perdita di competitività . Oggi non c‘è ancora una consistente ripresa perché non possono sostenerla i consumi di chi ha stipendi nell‘ordine di poco più di mille euro e, d‘altronde, le aziende non possono aumentare tali stipendi se non aumenta l'utilizzo degli impianti e, quindi, la produttività ...".
Gianni Zonin, pur valorizzando le imprese famigliari, aveva sottolineato che "si deve procedere a una loro integrazione, proprietaria o di stretta collaborazione, perché non rimangano troppo piccole e non competitive nell'attuale mercato localizzato ... La banche devono selezionare il credito perché vada a chi può utilizzarlo in maniera produttiva. La Banca Popolare di Vicenza, di fronte a un tasso medio di crescita degli impieghi vicino allo 0%, lo scorso hanno ha dato credito per un 9% in più e questo quando era crollata anche la disponibilità di liquidità addirittura per sfiducia all‘interno del sistema bancario, cosa mai avvenuta nel passato, quando banca era sinonimo di sicurezza e affidabilità , per cui mai una banca si sarebbe non fidata di un‘altra nel prestarle i soldi ... Vedo, però, ancora dati di previsione non incoraggianti nel settore metalmeccanico e in quello edilizio, che tipicamente fanno da traino all'economia, ma vedo anche che la crisi sta spingendo le aziende a ristrutturarsi e questo non potrà che aver effetti positivi sul tessuto produttivo. Chi sarà in grado di superare questa crisi dopo sarà più forte ..."
Fabio Tamburini ha concluso con un bene augurante: "Dopo il brutto tempo, viene sempre il bello".
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