Vicenza, campo Marzo e la Tav: intanto a Roma si va in corriera
Sabato 15 Settembre 2012 alle 14:58 | 1 commenti
Ho lasciato Roma nel maggio 1992 per una consulenza di tre mesi poi prolungata a un anno da un'azienda del Vicentino quando una compagna di vita unica decise di evitarmi i su e giù dalla capitale per far stare insieme la famiglia e decise di trasferirsi a Vicenza con i miei due gemelli che allora avevano 8 anni. Dopo vent'anni, diciamo intensi, io e lei siamo ancora, e direi felicemente, qui mentre i nostri due figli sono in Usa a lavorare in una Università , un orgoglio per noi due genitori ma una vergogna per una nazione che perde i suoi cervelli migliori e distrugge così il suo futuro.
Vent'anni fa avevo sperimentato nella mia attività lavorativa romana l'aggressività dei cinesi, già allora grandi "copiatori" a basso costo dell'ingegno altrui nel mio settore, l'informatica. E vent'anni fa la stazione Termini e i suoi dintorni erano "abituate" da un bel po' di tempo a ospitare nordafricani e extraeuropei in quantità con problemi di sicurezza. Si era così arrivati gradualmente a rendere accessibile l'interno dell'area ferroviaria solo a chi avesse il biglietto salvo poi chiuderla di notte e si erano intensificati i controlli di polizia nel quartiere da cui pure si arriva in pochi minuti al cuore pulsante della città storica: da Piazza Esedra e via Nazionale alla Galleria del Tritone e a Piazza di Spagna, tanto per fare qualche nome. Ho fatto questi due esempi per dirvi come mi fossi meravigliato una decina d'anni dopo a Vicenza nel dover discutere in Apindustria, di cui ero diventato presidente del mandamento di Vicenza, del "fenomeno" della concorrenza cinese alle aziende che rappresentavo e come oggi legga con un qualche stupore delle polemiche quotidiane sull'insicurezza "drammatica" di Campo Marzo, da cui, anche qui, si arriva in pochi minuti al centro storico della città del Palladio. Ecco, quindi, esemplificato per me il ritardo degli imprenditori vicentini nel prevedere la concorrenza sui prezzi dei cinesi doc a chi del prezzo basso (fatto di duro lavoro e possente evasione) aveva fatto una delle basi dello sviluppo economico locale, che sapeva tanto di cinese ante litteram. E, poi, davanti ai miei occhi si staglia ora l'altro ritardo, anche questo "culturale, nel prevedere l'impatto col territorio di chi pure questa terra ha chiamato qui in gran misura per dare una risposta alla concorrenza cinese su prezzi e qualità della vita, utilizzandone e sfruttandone il lavoro a basso costo e incurante della salute fisica e mentale,. L'altra risposta, drammatica per l'impoverimento dei più a vantaggio di pochi, è stata la delocalizzazione, quando alcuni, non pochi nostri imprenditori hanno esportato nell'estero povero il richiamo del benessere pagando poco chi faceva lì lavori non più accettabili dall'occidente e importato qui la sua povertà fatta di mancanza di lavoro che nel frattempo si è creata.
Questi sono solo due dei tanti ritardi storici che stanno allontanando la bellissima e produttiva (?) Vicenza dal cuore dell'Italia e, quindi, dell'Europa. Partire ieri da Vicenza per un week end a Roma mi ha fatto cogliere altri due simboli. Per raggiungere in treno (il discorso cambia poco o punto se si usa l'aereo) la Capitale da Vicenza, città del nord est, oggi bisogna passare per Verona o Padova e, in certe fasce orarie, a cavallo delle ore del pranzo e dopo le 21 neanche in treno, ma solo con l'autobus (la corriera del west...). Se ci si accapiglia per la (lucrosa) Tav chi pensa nel frattempo a ridurre l'isolamento attuale e i suoi danni all'economia e alla vivibilità di Vicenza? Quindi, dopo ore e cambi di mezzo, si arriva alla stazione Termini. E lì, oggi, c'è un pullulare di vita e di attività con tanti negozi, tra cui anche centri di cultura, e varie attività che hanno espulso o reso normalmente controllabile il degrado. La foto parla da sola. Come parlano da soli a Vicenza gli orari dei treni. Assenti.Â
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