Guerra alla Libia, l'Occidente già litiga
Lunedi 21 Marzo 2011 alle 23:24 | 0 commenti
Rassegna.it - Frattini: "Nato assuma il comando o ci riprendiamo le basi". La Norvegia sospende la partecipazione. Le truppe di Gheddafi attaccano Misurata, 40 morti e 300 feriti. I ribelli: "Non trattiamo, si arrenda". C'è anche il rischio malattie per la popolazione
Continua l'operazione Alba dell'Odissea in Libia. Nel terzo giorno di raid, però, diventano più evidenti le crepe tra gli Stati occidentali. Oggi (21 marzo) il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dichiara: se a breve la Nato non prende il controllo delle operazioni, allora l'Italia si riprenderà le proprie basi.
"Dovremmo studiare un modo per assumerne il controllo", spiega, criticando - più o meno apertamente - il ruolo della Francia che si è posta alla guida dell'intervento.
E da parte sua, il governo di Sarkozy risponde. "La Francia applica pienamente e unicamente la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite, che corrisponde anche alla visione della diplomazia italiana". Lo afferma il generale transalpino Philippe Ponthies, portavoce del ministero francese della Difesa.
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, conferma la contesa in atto: "Dal punto di vista diplomatico avanza l'ipotesi di passare il comando alla Nato". La Norvegia sospende la partecipazione alle operazioni militari finché non sarà chiarita la questione del comando.
Parla anche il primo ministro inglese, David Cameron, augurandosi che il comando dell'operazione passi subito alla Nato. L'intervento è "pienamente in linea con quello dell'Onu" con lo scopo di "imporre la no fly zone e proteggere i civili", secondo l'inquilino di Downing Street, quindi "necessario e giusto fermare Gheddafi", ma bisogna farlo sotto la responsabilità dell'organizzazione internazionale.
E oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite torna a riunirsi. I membri si incontrano in serata a porte chiuse ma, precisano fonti diplomatiche, si tratta di un vertice solo "tecnico" dedicato alla crisi libica.
Dall'altra parte, naturalmente, c'è il campo di battaglia. Gli attacchi di Gheddafi hanno provocato almeno 40 morti e 300 feriti nella città di Misurata, a est di Tripoli. La strage è stata resa nota da un portavoce degli insorti, poi confermata dalle fonti mediche della città .
Il dittatore ha messo sotto attacco anche la città di Zenten. Questo centro, nella zona occidentale della Libia, proprio oggi è stato bombardato per molte ore, secondo la televisione araba Al Jazeera.
Gli insorti libici non intendono negoziare con il colonnello Muammar Gheddafi e danno alle "cellule dormienti" delle sue milizie a Bengasi tempo per arrendersi fino a domani. Questa la presa di posizione di Adel Abdelhafidh Ghoka, dirigente del Consiglio nazionale transitorio, espressa in conferenza stampa proprio a Bengasi. "Ci ritroviamo in una guerra a cui siamo stati costretti dal dittatore - a suo giudizio -. Ci rifiutiamo di negoziare con lui, vogliamo vedere la sua fine, è considerato a livello internazionale un criminale di guerra e sarà giudicato per crimini di guerra".
Un bunker di Gheddafi è stato distrutto. Un missile ha colpito e completamente devastato un edificio "di comando e di controllo" di rais, all'interno del complesso di Bab el Aziziya a Tripoli. Lo riferisce un funzionario della coalizione a Sky news, precisando che l'edificio si trova a circa 50 metri dalla tenda dove il Colonnello è solito incontrare i suoi ospiti a Tripoli.
Dall'Italia, altri 3 tornado sono decollati nel pomeriggio dalla base militari di Trapani Birgi. Prima erano partiti altri 3 aerei dello stesso tipo. Presto verrà espansa la no fly zone, che coprirà un'area di 1.000 chilometri. L'annuncio è del generale americano Carter Ham, comandante di Africom, il comando Usa per le operazioni in Africa.
All'interno del paese, devastato dal conflitto, a livello umanitario si continua a soffrire. Come sempre, la popolazione civile è quella più a rischio. Tetano, tubercolosi e difterite. E ancora: cancrena, morbillo, influenza, ferite e piaghe a rischio infezioni. Questi i pericoli che aleggiano sui cittadini della Libia, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità . L'organismo diffonde un documento ad hoc, con una lunga liste di possibili malattie, cercando di fare il punto sui pericoli potenziali per i libici in fuga dalla loro terra e approdati su altre coste del Mediterraneo.
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