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Fusione BPVi - Veneto Banca, Gianni Mion su CorVeneto: a noi dimostrare che il progetto è credibile. Sindacati sul piede di guerra

Di Rassegna Stampa Domenica 30 Ottobre 2016 alle 14:40 | 0 commenti

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di Federico Nicoletti, da Il Corriere del Veneto

«Adesso tocca a noi dimostrare che il progetto è credibile». Gianni Mion, presidente di Banca Popolare di Vicenza, è restìo a parlare, all'indomani del giorno della svolta. Quello che ha visto, l'altro ieri, il fondo Atlante, proprietario totalitario di Bpvi e Veneto Banca, spingere sull'acceleratore della fusione. Con una lettera ai cda che chiede entro due mesi i piani industriali e uno studio che misuri in concreto i benefici della fusione, guidato da un comitato direttivo e dai consulenti di Boston Consulting. Certo, fusione tutta da fare e da far passare al vaglio dei numeri. Ma che sia l'esito quasi naturale della vicenda ormai è chiaro.

Ora, in parallelo alle conciliazioni, su cui i legali dovranno rivedere le posizioni dopo la riunione dell'altro ieri a Milano tra i vertici delle due banche, la macchina della fusione inizierà a mettersi in moto dal 5 novembre. Oltre che con la formazione del comitato direttivo, con l'avvio dei tavoli misti di confronto settoriale sui vari temi, dall'informatica al personale, dall'organizzazione ai crediti.

Gli ostacoli non stanno solo nei numeri (dove valutazioni preliminari intorno al dossier parlano di risparmi attesi per almeno 200 milioni) e nel processo d'integrazione, dove, dopo le chiusure degli ultimi anni, le filiali sovrapposte sarebbero una quarantina. L'ostacolo vero sta nel duro scontro che si profila con i sindacati.

Per loro il «cantiere» veneto non può che complicare il quadro di partenza dei 1.300-1.500 esuberi dichiarati a Vicenza, su 5.400 dipendenti, solo per metà risolvibili, secondo quanto dichiarato in sostanza dallo stesso Mion, col tradizionale fondo di categoria. Fatto che apre, per i sindacati, al rischio concreto dei primi massicci licenziamenti collettivi in banca. Per questo Vicenza è diventata una sorta di Piave invalicabile: è da lì, per i sindacati, che vuole far breccia il tentativo di cambiare le stesse regole base di gioco sul campo bancario. E lo stesso Mion, con le sue dichiarazioni senza giri diplomatici sugli esuberi, è finito nel mirino.

«Mi rendo conto dei problemi del sindacato e del personale - replica lui -. Problemi gravi, lo so bene. Ma dobbiamo decidere se cerchiamo o no un futuro». Mion divenuto il manager che con le sue dichiarazioni avvalla i tagli indiscriminati. «Guardi, non mi diverto a tagliar teste - sostiene il presidente -. Sono tutto tranne che quello: alla mia età non mi interessa mettermi nei panni del giovanotto che deve guadagnar punti a quel modo. Non credo che la gloria si conquisti così». E però, visto da Mion, il tema di base è ineludibile: «Per tornare in pieno a fare il nostro lavoro ci serve una banca non in perdita. E in questo momento, in cui si fatica ad espandere i ricavi, non si possono che tagliare costi». Quello del lavoro, 400 milioni l'anno, del 30%. «Ma non ci fermiamo lì - aggiunge Mion -. Lo scorso anno abbiamo tagliato gli altri del 20%. Dobbiamo vederci con i sindacati e spiegarci numeri alla mano».

I sindacati spingono però per soluzioni alternative. «Se si trovano, ben vengano - è la replica -. Purché creino lavoro vero e non formule del tipo si lavora pochi giorni a settimana. Abbiamo bisogno di gente supermotivata per recuperare. Pronta a scommettere il proprio futuro sulla banca. Tra l'altro se dobbiamo attrarre competenze, come facciamo? Questa è l'altra faccia del problema di una banca non in equilibrio: oggi per venire da noi ci chiedono il 30-40% di stipendio in più. O ci pensa gente vicina alla pensione, che vede rischi ridotti».

E comunque una fusione è un percorso tormentato. «Sì, è cosa complicata. Ma il tema complicato per il futuro è costruire una banca diversa dalle due precedenti - sostiene Mion -, che hanno esagerato a dar soldi a gente marginale che non è riuscita a restituirli. Il modello non può esser quello del passato: prender soldi a tassi alti, prestarli a tassi ancor più elevati a gente che non era poi in grado di restituirli. Da questo punto di vista, certo, le due banche hanno sostenuto il territorio. Ma hanno esagerato. Lo mostra il livello di sofferenze che abbiamo in casa».

Mion ha chiaro soprattutto una dimensione, per la nuova banca: «Ci vorrà tempo. Il progetto ha bisogno di 5-6 anni, per costruire una banca focalizzata sul Nordest con clienti più forti». Il suo omologo in Veneto Banca, Beniamino Anselmi, dice che solo il lavoro preparatorio alla fusione ne prenderà due. «Spero di no - è la replica -. Per me vale il detto ‘chi ha tempo non aspetti tempo'. Mi rendo conto che sarà un percorso traumatico. Ma le cose non stanno andando né per noi né per loro. E per le fusioni vale la regola che conviene farle quando le cose non vanno, piuttosto che quando funzionano. C'è comunque meno da perderci».

Restano i dubbi su un piano di fusione intorno a cui, secondo le indiscrezioni, Bce avrebbe chiesto 2 miliardi di ricapitalizzazione. «Guardi, non ho idea dei soldi che serviranno: parlarne senza stabilire per farne cosa è inutile - chiude il presidente di Vicenza - . Ma so che con un piano buono i soldi si trovano. Al contrario nessuno mette capitale in una banca che continua a perdere».


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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