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Aumento capitale, Intesa provoca e "Per Veneto Banca" dice: non perdiamo la banca. Intanto il Corriere della sera recensisce libro di VicenzaPiù "Vicenza. La città sbancata"

Di Gianfri Bogart Domenica 5 Giugno 2016 alle 12:30 | 0 commenti

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«Veneto Banca, sfida sulla proprietà. Zago: «Grandi soci oltre il 50%»: è così che oggi Il Corriere del Veneto titola l'articolo in cui Federico Nicoletti riporta l'invito-auspicio-appello  di Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, che con la sua Imi guida il consorzio di garanzia e partner di riferimento di Atlante, il fondo di stabilizzazione delle banche che ha già, obtorto collo, il controllo assoluto della cugina, ora povera, di Vicenza. In sostanza, dice il presidente di Intesa agli imprenditori veneti sul fronte Veneto Banca, "se volete una banca del territorio dovete investire i vostri soldi in un aumento di capitale che sarà difficile o, meglio, impossibile realizzare sul mercato visto che, oltre ai diversi "numeri" delle due banche in competizione, nello stesso giorno scatta l'aumento sempre da un miliardo del Banco Popolare", destinato poi a fondersi con la BPM e, forse, a trasferire la sua testa decisionale a Milano.

Se Gros-Pietro "provoca", l'industriale cartario Bruno Zago, presidente dell'associazione «Per Veneto Banca», sembra raccogliere la sfida con un "ci siamo". Leggiamo a seguire Nicoletti e i dettagli delle sue considerazioni nell'attesa di conoscere oggi l'esito dell'assembla dell'associazione tra grandi soci che si sta svolgendo all'hotel Maggior Consiglio di Treviso in cui Bruno Zago dice di voler mettere i presupposti per trovare portafogli disponibili a tirare fuori 600 milioni.

Se saranno veri e non saranno i miseri 50 inutilmente prenotati dai cosiddetti big di Vicenza, almeno una parte del Veneto dimostrerà di volere e saper reagire, mentre Vicenza canterà un de profundis solitario annunciato, purtroppo, da "Vicenza. La città sbancata", il libro di VicenzaPiù che dal 7 giugno sarà disponibile prima in versione eBook e dal 16 in quella cartacea e che oggi Stefano Righi, l'autore de Il Grande Imbroglio, ha così recensito su La Lettura de Il Corriere della Sera:

La banca della città sbancata
Il disastro socio-economico che il crac della Banca Popolare di Vicenza sta causando - un buco superiore ai 10 miliardi - è il filo conduttore di "Vicenza. La città sbancata" (Media Choice, pp. 242, € 5,99, anche in ebook) che Giovanni Coviello e la redazione di «VicenzaPiù» hanno messo assieme, raccogliendo sei anni di cronache e video interviste. Una testimonianza di come l'allarme fosse stato lanciato da tempo, ma nessuno ne aveva voluto tenere conto"

 

Veneto Banca, sfida sulla proprietà. Zago: «Grandi soci oltre il 50%»

di Federico Nicoletti, da Il Corriere del Veneto

Veneto Banca, sfida sulla proprietà. Dopo lo scossone del giorno prima dall'inventore del Fondo Atlante, Alessandro Penati, la sollecitazione, ieri, arriva ancora una volta dal Festival dell'Economia di Trento. A parlare è Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, la banca che con la controllata Imi guida il consorzio di garanzia ed è tra i soci di riferimento di Atlante, il fondo di stabilizzazione delle banche, che subentrerà nella garanzia all'aumento di capitale da un miliardo.

Le parole di Gros-Pietro suonano come una sfida agli imprenditori del Veneto sull'aumento di capitale: «Il mio auspicio è che questo territorio ricco di imprenditorialità e di capitali voglia avere la sua propria banca. Quindi che non sia necessario Atlante».

E ancora: «È chiaro che Atlante ha la missione di creare valore per gli azionisti e il sistema. Se entra in una banca è per ristrutturarla. Non è nella sua missione essere un azionista finanziario». Morale: se i grandi soci di Veneto Banca la vogliono, si accomodino. Ma dovranno tirar fuori un miliardo, perché Atlante non fa il socio di minoranza dei progetti altrui. Se entra, lo fa per ristrutturare. Ma a quel punto vietato lamentarsi se le banche del territorio spariscono.

Messaggio chiaro, alla vigilia di una settimana decisiva. Mercoledì parte l'aumento di capitale da un miliardo - in piena sovrapposizione a quello del Banco Popolare per la stessa cifra - con l'opzione ai vecchi soci, fino al 20 giugno. Oggi un primo prologo decisivo: l'assemblea dei grandi soci di «Per Veneto Banca», alle 10, all'hotel Maggior Consiglio di Treviso. Se una possibilità c'è di schiodare l'aumento dal triste bis di un Atlante in versione pigliatutto già visto a Vicenza, come fa pensare un pre-marketing deludente con le azioni a 10 centesimi, l'onere tocca in prima battuta a loro.

Il presidente, l'industriale cartario Bruno Zago, è netto. L'obiettivo non sono più i 250 milioni per il flottante e lo sbarco in Borsa il 28 giugno o far da socio di minoranza di Atlante: «Quel che dice Gros Pietro è chiaro. Infatti vogliamo la maggioranza. L'obiettivo è raggiungere i 600 milioni, di superare la maggioranza in maniera non risicata. Sarebbe un segnale forte che i soci veneti vogliono tenersi la banca. A quel punto i 400 milioni che mancano si trovano».

Quei 600 milioni, vista la situazione, paiono un'enormità. Ma almeno la dichiarazione è chiara: si vedrà ad aumento di capitale chiuso, se i grandi azionisti potranno intestarsi un successo giudicato impossibile o se si trattava di un'affermazione azzardata. Zago dice di aspettarsi oggi a Treviso molti soci, anche esterni all'associazione. E di voler iniziare «un piano di marketing per avvicinarli da lunedì», sostituendosi nei fatti all'ex popolare, a cui Consob ha vietato qualsiasi pubblicità: «Io ho buone indicazioni, sono convinto che si può superare il 50%. Vogliamo lavorare insieme ai soci - a partire dai grandi, qualche centinaio, che detengono il 70% delle azioni - e trovarne di nuovi. Per tenerci la banca dobbiamo metter i soldi. Capisco, un altro sacrificio. Ma oggi Veneto Banca è in svendita e non si può lasciar andare per quattro soldi. È molto più conveniente investire oggi a 10 centesimi, rispetto a quando si era a 40,75. Atlante dobbiamo farlo noi».

Messa giù così, è evidente che si profila già un braccio di ferro con il ruolo di Atlante, che per regolamento, secondo le richieste Bce, può entrare solo in maggioranza. La sfida è chiara: raccogliere una cifra ben sopra i 500 milioni e a quel punto vedere la reazione di Bce e di Atlante, se la rifiuteranno. Per Zago l'obiettivo finale è uno: «Gestire la banca con un cda nuovo. La situazione oggi è bloccata, anche questo consiglio va avanti come prima. Abbiamo capito che ci sono due schieramenti: chi punta su Atlante e chi su una banca da far rinascere». Nel mirino di Zago c'è il direttore generale Cristiano Carrus. Ma l'industriale storce il naso anche di fronte al presidente Stefano Ambrosini: «Diciamo che lo vediamo bloccato di fronte agli organi di vigilanza».

Fin qui la linea ruvida di Zago. E mentre il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, tirato in ballo dai consumatori, dice che non spetta al governo valutare le responsabilità del crollo di Bpvi, ma «casomai all'azione giudiziaria», l'altro fronte immediato aperto, per Veneto Banca ma anche per Bpvi, riguarda le conciliazioni. Tema riproposto dalla stretta cronaca del socio che minaccia di uccidersi nella sede centrale della banca, dopo aver perso i soldi con le azioni. E importante non solo per ricostruire un clima di fiducia intorno alle due ex popolari, ma anche per mostrare alle eventuali banche interessate che la mina contenziosi è disinnescata. Qui il dg di Montebelluna, Carrus, ha promesso alle associazioni ricevute l'altro ieri l'apertura dei tavoli che si stanno costituendo con i consumatori per il 20 giugno. E anche a Vicenza tutto appare pronto per aprire alla trattativa con i consumatori già promesse dall'amministratore delegato Francesco Iorio. Ma si dovrà attendere luglio: a dare il via libera serve l'avvallo del nuovo cda targato Atlante che uscirà dall'assemblea del 7 luglio. «Un cda di indipendenti, il primo in Italia», come ha detto Penati. E tra gli 11, al fianco di Gianni Mion e Francesco Micheli, potrebbe esserci la conferma per l'ex manager di Finmeccanica, Alessandro Pansa, entrato lo scorso anno. Sarebbe l'unica conferma tra gli uscenti.


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Commenti degli utenti

Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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