Archivio per tag: Cigs

Categorie: Sindacati

Osservatorio Cisl: la Cig -17% a gennaio

Domenica 14 Febbraio 2010 alle 23:40
Cisl        

 

L'Osservatorio della Cisl (nota Ansa) ha calcolato una riduzione del 17% delle ore autorizzate rispetto a dicembre 2009, facendo, quindi, scendere le ore previste da 101,8 a 84,5 mln.
La contrazione è maggiore per la Cig ordinaria (-20,78%, Cigo), in diminuzione da settembre, ma è significativa anche per la cassa straordinaria (-14,83%, Cigs).
Per Giorgio Santini, il segretario confederale della Cisl, i dati incoraggiano ma non è ancora possibile interpretarli come una tendenza.
Per l'intero 2009 rispetto a 918 mln di ore di Cig autorizzate le aziende italiane ne hanno utilizzate solo il 56%, contro il 73% del 2008, confermando una diminuzione generalizzata delle ore di cassa, sia tra gli operai che tra gli impiegati.
Il calo è meno forte nel Mezzogiorno e nelle Isole e anche il settore meccanico, il maggiore utilizzatore, continua a mostrare una riduzione nell'utilizzo della Cig.
Tra dicembre e gennaio le ore autorizzate di Cigo calano del 24%, stabili quelle della Cigs.
Anche le domande disoccupazione e soprattutto quelle di mobilità (ma i dati solo relativi a dicembre) mostrano un calo rispetto ad un anno fa.

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Categorie: Politica, Sindacati

Lavoro, situazione drammatica a Vicenza

Giovedi 28 Gennaio 2010 alle 23:38
Federazione della sinistra, PdCI, Prc

 

I dati del 2009 sulla situazione del lavoro nella nostra provincia evidenziano una situazione realmente drammatica.

Da gennaio a dicembre 2009, in provincia di Vicenza sono 3.134 i lavoratori coinvolti in aperture di crisi (205 ditte); 9.138 quelli coinvolti in procedure concluse di crisi aziendali (233 ditte). Ci sono state 10.556.051 ore di cassa integrazione ordinaria (corrispondenti a circa 5.737 posti di lavoro), 10.582.436 ore di cassa integrazione straordinaria (corrispondenti a circa 5.751 posti di lavoro)(1). Il numero totale delle ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria(2) della provincia di Vicenza è il più alto tra tutte le province venete.

Nella provincia di Vicenza, le aziende con trattamenti di C.I.G.S. sono 105 (85 per crisi aziendale) su un totale regionale di 307. Le ore richieste per la cassa integrazione in deroga sono state 9.581.845. Il numero dei lavoratori (previsione Veneto Lavoro) interessati alla cassa integrazione in deroga a dicembre è pari a 11.839. La mobilità ha colpito 2.283 lavoratori di imprese oltre i 15 dipendenti e 4.237 lavoratori delle piccole imprese per un totale di 6.520 lavoratori in mobilità.

Si possono fare varie considerazioni sulle cause, sulla scarsa tenuta del modello di sviluppo nel Nord-Est e di quello vicentino in particolare. Si possono fare grandi dibattiti, interpretare anche i dati in maniera positiva, per esempio rilevando il dato dell'uso massiccio di cassa integrazione come ammortizzatore sociale e garanzia per i lavoratori.

Un fatto, comunque, è da considerare: quella freddamente descritta dai numeri è la realtà. Una realtà drammatica, tragica, che getta in situazioni di estremo disagio migliaia di famiglie. I "numeri" evidenziano una profonda crisi. La progressiva crescita dei licenziamenti, della mobilità, del ricorso agli ammortizzatori sociali fotografano l'incapacità di chi governa il paese di reagire, di proporre concrete soluzioni. Se si considera, poi, che a questi "numeri" si dovrebbero sommare i licenziamenti individuali, quelli dei lavoratori precari, i lavoratori non garantiti da forme di garanzia e da ammortizzatori sociali che "escono silenziosamente" dal mondo del lavoro, il vasto "popolo delle partite iva" costretto a tentare di lavorare in proprio ma che, di fatto, lavora in totale subalternità, la situazione diventa ancora più drammatica. È una vera e propria tragedia. Ma quelli sopra riportati non sono solo freddi "numeri". Quei "numeri" sono lavoratori, persone, famiglie. Sono disperazione e progressiva mancanza di speranza nel futuro. Chi ci dice che la ripresa è iniziata mente o, probabilmente, pensa a una "ripresa" che favorisca solamente i capitalisti, gli speculatori, chi delocalizza e sfrutta il lavoro altrui.

Noi riteniamo che di ripresa si possa parlare solamente quando l'occupazione crescerà. Quando ci sarà più lavoro. Un lavoro a tempo indeterminato, sicuro, stabile, con una retribuzione giusta.

Il lavoro prima di tutto. Il lavoro come primo diritto costituzionale. Il lavoro come dovere costituzionale. Riteniamo che sia indispensabile mettere al centro della politica della sinistra soprattutto la difesa del posto di lavoro e lo sviluppo del lavoro e che questo debba avvenire anche grazie ad azioni decise da parte delle Istituzioni di una Repubblica che è fondata sul lavoro. Il vero problema è il lavoro e le Istituzioni non possono fare finta di nulla né possono rispondere unicamente finanziando gli ammortizzatori sociali. L'articolo 4 della Costituzione stabilisce che "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto." e che "Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
Non sono parole prive di senso come può ritenere il ministro Brunetta. Sono, invece, principi fondamentali del vivere democratico.

Non si può restare indifferenti né ci si può chiudere in una torre d'avorio in attesa di miracolose soluzioni, isolandosi dalla realtà e dai veri drammi della società. Bisogna agire. Noi vogliamo fare un appello a tutta la sinistra, alle forze sindacali (alla CGIL in particolare che sta svolgendo un congresso che dovrebbe avere il lavoro e lo sviluppo come centro della propria lotta), alle associazioni, ai singoli cittadini che hanno a cuore il bene dei diseredati, di chi lavora, di chi è pensionato, di chi le tasse le paga. Un appello di invito a non cedere e continuare a lottare. Una lotta che parte da quello che siamo, dalla forza che abbiamo e che rimetta al centro della politica italiana la questione del lavoro. L'obiettivo primario deve essere avere maggiori possibilità di lavoro. Un lavoro garantito, sicuro e a tempo indeterminato, con una retribuzione giusta e sufficiente a vivere nella sicurezza. La nostra lotta deve avere al centro questi diritti inalienabili. La cassa integrazione, la mobilità e gli altri ammortizzatori sociali sono utili a risolvere situazioni contingenti, ma non sono la cura, sono solo un dramma forse meno grave del licenziamento. Il nostro ambiente cade a pezzi, le nostre città sono invase da costosissime case vuote, le nostre fabbriche chiudono, ai lavoratori viene impedito di lavorare. Come nel 1949 c'è bisogno, oggi in Italia e anche a Vicenza (che fino a poco tempo fa si considerava un'isola felice), di un nuovo "Piano del Lavoro" che (ri)metta il problema dell'occupazione al centro della lotta politica. I capitalisti, in particolare quelli italiani, sta dimostrando la propria incapacità di indicare una via d'uscita dalla crisi che non sia legata all'aumento dei privilegi della casta della quale fanno parte. Non si può continuare a elargire incentivi e finanziamenti pubblici a chi espelle migliaia di persone dal lavoro. È necessario un programma di progresso che indichi nei lavoratori la vera classe dirigente del paese e che ponga all'attenzione dei cittadini anche una domanda che non si fa più da troppo tempo: di chi deve essere la proprietà e il controllo dei mezzi di produzione? Insieme possiamo tentare di costruire un programma realmente di progresso e imporlo all'attenzione di tutta la sinistra. Pensiamo che lottare per una società diversa dall'attuale, così come faceva Di Vittorio, una società dove chi lavora abbia la proprietà del proprio futuro senza, per questo, dover chinare la testa, sia una scelta per la quale vale la pena vivere.

Giorgio Langella
Federazione della Sinistra - coordinamento PdCI - PRC Vicenza


(1) Il numero di posti di lavoro "perduti" è calcolato considerando una media potenziale di circa 1840 ore di lavoro per l'anno.

(2) Nel periodo gennaio-dicembre 2009 le ore di cassa integrazione totali (C.I.G. + C.I.G.S.) sono:
ITALIA 918.146.733 (pari a circa 498.992 posti di lavoro)
VENETO 81.792.392 (pari a circa 44.452 posti di lavoro)
VICENZA 21.138.487 (pari a circa 11.488 posti di lavoro)

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Categorie: Politica

Cassa integrazione fantasma

Sabato 23 Gennaio 2010 alle 11:34

Sportello sociale di Este

Pubblichiamo (e lasciamo commentabile) in quanto quello di Este è un problema su cui vigilare anche a Vicenza, in cui sono tantissimi i lavoratori in Cigs e, purtroppo, tantissimi se ne aggiungereanno fra poco stando ad alcune previsioni che parlano di oltre 1.500 aziende ai limiti della sopravvivenza

 

ESTE - Il responsabile dello Sportello Sociale pronto a sporgere denuncia in Procura
La burocrazia dell'Inps e delle Poste inceppa l'erogazione dei sussidi

Come se non bastasse la crisi, ora ci si mette di mezzo pure la burocrazia. Quindici dipendenti ed ex lavoratori di un ditta dell'estense, in cassa integrazione da giugno, ricevono da mesi le proprie spettanze dall'Inps a macchia di leopardo.
Alcuni si sono visti arrivare i soldi a tranche, mentre molti non hanno avuto un euro.
Zero introiti per mesi, con bollette da pagare, mutui e affitti da rispettare e figli da mandare a scuola.
Gli operai si sono rivolti allo sportello sociale di Este, che negli ultimi mesi sta ricevendo centinaia di richieste d'aiuto.
A raccontare la vicenda dei cassintegrati della "Gs Montaggi" di Este è il responsabile dello sportello, Jean Luc Maron, che sta raccogliendo un faldone da spedire in Procura. «Il problema coinvolge una quindicina di lavoratori - spiega Maron - che sono in cigs in deroga dall'8 del giugno scorso. Il problema è che a molti non arriva un euro, altri ricevono poco e male e non c'è verso di sapere perché».
«Abbiamo chiesto informazioni all'Inps - continua il responsabile - dal quale arrivano solo conferme circa l'avvio dei pagamenti. Il problema è che non arrivano le comunicazioni ai cassintegrati riguardo gli avvenuti pagamenti».
A conti fatti, quindi, c'è un "buco" nel quale spariscono le buste della cassa integrazione dei dipendenti dell'azienda atestina. Gli operai sono residenti in molte zone della provincia di Padova, quindi gli "007" dello sportello sociale escludono che si tratti di un problema legato ad un singolo ufficio.
«Ora vogliamo che qualcuno ci dica - taglia corto Maron - cosa sta accadendo e dove si è inceppato il meccanismo, ci devono spiegare perché succedono queste cose e come possono andare avanti così i
lavoratori».
C'è chi è più fortunato e viene contattato, magari perché vive nelle vicinanze dell'ufficio, dai dipendenti delle poste. Questi avvertono il destinatario del fondo che è stato effettuato un bonifico a suo nome, ma della cedola non v'è traccia.
Nel frattempo nella ditta della zona industriale di Este si lavora a singhiozzo. «Ma questo - conclude Maron - non è l'unico caso nella zona dell'estense, mi sono arrivate voci di altre situazioni simili, è arrivato il momento di vederci chiaro»

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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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