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VicenzaPiù n. 202: Brontolio polentone

Di Giulio Todescan Giovedi 2 Dicembre 2010 alle 00:53 | 0 commenti

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Tanti veneti scavano nel fango ma anche nel loro risentimento antimeridionalista. E se invece si imparasse anche qui a protestare invece di far vedere quanto siamo bravi e diversi dai lamentosi "terroni"?

Il brontolio si sentiva crescere fin dai primi giorni dopo l'alluvione, quando i vicentini ancora attoniti erano indaffarati a salvarsi dall'acqua e dal fango che aveva invaso buona parte della città, l'abitato di Cresole e i campi e le case lungo la Riviera Berica.

Aiutato dal quasi totale black out informativo dei media nazionali, il brontolio si trasformava in risentimento e correva su Internet, sui blog e passando da una bacheca all'altra di Facebook. Ma a rendere esplicito lo schema ci ha pensato il governatore Luca Zaia, in visita alla città martedì 9 novembre. Di fronte alle contestazioni che hanno preso di mira Zaia, con Bossi e Berlusconi, il presidente della Regione ha detto: «I soldi il governo li deve dare prima a noi, poi a Pompei». Un brivido di orgoglio sarà sceso lungo la schiena di molti veneti dal cuore verde padano, pochi forse si saranno resi conto che il gioco ad alzare la soglia del risentimento anti-romano e anti-meridionale non porterà grandi vantaggi al Veneto. Fino a quando si potrà ancora tirare la corda? Il risentimento aveva iniziato a girare su Facebook, il social network dove molti - fra una foto delle strade spaventosamente invase dal fango e una giusta protesta per il buco nero informativo in cui per molti giorni l'alluvione è stata relegata a livello nazionale - condividevano ad esempio una lettera inviata da tale avvocato Matteo Mion al quotidiano Il Giornale: «Veneto, gli alluvionati spalano fango mentre a Napoli si fa la guerriglia». «Una situazione drammatica dalla quale però non si è levato uno strillo - così un passo della lettera - Non uno strepitio di folla che reclamava vitto e alloggio, imprecando contro lo Stato reo di averli abbandonati. Non una vedova in lacrime e litanie morbose. Non una rampogna contro gli amministratori locali e nazionali». Il mix ideologico è di quelli pensati bene e che, come da copione funzionano, purtroppo, bene: si contrappongono cose diversissime, come il lavoro dei volontari che hanno da subito aiutato a spalare il fango contrapposto agli scontri di Terzigno contro l'ennesima discarica tossica, la tradizionale mitezza e «democristianità» veneta versus la supposta lamentosità meridionale. Altro sito, uno dei tanti, www.pianetacellulare.it, una ditta che ha sede a Torri di Quartesolo e chiede aiuto on line: «Abbiamo spalato il fango dai nostri negozi, ammassato mobili e vestiti da buttare via, ci siamo spartiti quel poco che ci è stato dato - si legge - senza per questo bruciare auto, distruggere o bruciare cassonetti, senza che nessuno a volto coperto abbia iniziato a far scoppiare petardi». Una frasetta di troppo, forse, e non di grande buon gusto nel momento in cui si chiede un aiuto concreto al resto dell'Italia? Lo rileva una internauta meridionale che, piccata, risponde con un commento: «Il solito retrogusto razzista verso il sud "piagnone" ve lo potevate pure risparmiare. Sareste stati più dignitosi nella vostra difficoltà». Le viene contro-risposto a brutto muso che «qui la politica non c'entra e nemmeno ci interessa». Il luogo comune secondo cui "Fosse successo questo a Napoli sarebbero ancora lì a lamentarsi vivendo nel fango" gira fra i capannelli di volontari che spalano il fango, mischiando in maniera quasi indistricabile il rancore verso uno Stato da sempre percepito lontano con la propaganda leghista che dipinge da sempre il Sud come piagnone, lamentoso e assistito. Oltre che essere fastidioso, questo atteggiamento è una spia proprio di quello che vorrebbe condannare: ovvero, una lamentela bella e buona mascherata con un atteggiamento di orgogliosa autosufficienza. Il meccanismo è questo: il veneto medio si sente poco considerato dal resto d'Italia e quindi, anziché cercare un contatto da pari a pari con le popolazioni delle altre regioni, se ne sta zitto con le maniche rimboccate a sgobbare. Ma intanto il suo risentimento lavora, cresce, scava, fino ad esplodere di tanto in tanto in esclamazioni a mezza bocca contro il capro espiatorio più comodo e classico, il «terrone». Se il veneto medio fosse realmente fiero e autosufficiente, non avrebbe bisogno di scaricare così il proprio rancore. Invece ha bisogno di questa valvola di sfogo per compensare e giustificare il proprio scarso peso, politico innanzitutto, e in fondo il proprio senso di inferiorità. Chi contrappone il Nord Est lavoratore e umile alla Napoli pronta a fare scontri e a «ricattare» il governo per ottenere ingiusti privilegi dovrebbe, forse, ripensarci. E considerare che, forse, i cittadini di Terzigno che si oppongono ad una seconda discarica zeppa di rifiuti tossici in un Parco nazionale non rappresentano un Sud piagnone, ma al contrario ricorrono a mezzi estremi per ottenere il diritto alla salute e a modificare in senso realmente ecologico il ciclo dei rifiuti in Campania. E che forse, anziché farsi forti del proprio orgoglioso silenzio, i veneti dovrebbero imparare, quando è necessario, ad alzare la voce contro i propri governanti. Non solo quelli di "Roma ladrona", ma anche i propri, localissimi sindaci, amministratori provinciali e regionali. Hanno enormi responsabilità: quante zone industriali e artigianali, quante lottizzazioni di villette con tavernetta sono state autorizzate negli ultimi decenni? Quante di queste si trovano in zone a rischio inondazione? Quanti soldi non sono stati investiti nella difesa del suolo, nel recupero e rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, nella creazione di aree golenali di sfogo?
Ha scritto il geografo Francesco Vallerani (sul sito www.estnord.it):«Si potrebbe approfittare di questa esondazione per riattivare il senso critico, evitando di accodarsi nel filone interventista che auspica ulteriori e pesanti artificializzazioni per "mettere in sicurezza" le geografie quotidiane. Proviamo invece a riflettere su quanto è stato sottratto del secolare patrimonio della rete scolante che con fatica i nostri predecessori avevano realizzato e mantenuto in efficienza». Certo, nessuno pretende da chi ha avuto il fango in casa pacate e sagge considerazioni. Ma qualche riflessione potrebbe tornare utile. Giovedì 4 novembre il consiglio regionale del Veneto ha deciso di «rimettere dov'erano i 21 milioni di euro inizialmente destinati all'emergenza acqua e spostati con l'assestamento di fine ottobre» (Corriere del Veneto del 5 novembre, pag. 3). Erano stati tolti, quei fondi, appena un mese fa da quel capitolo di bilancio per essere spalmati tra altri capitoli di spesa. Quanti «veneti doc» si sono accorti di questo fatto? Ci chiamavano i «terroni del Nord». Forse faremmo bene a scendere dal piedistallo che ci siamo costruiti per sfuggire a quell'epiteto, e tornare a poggiare i piedi per terra.

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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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