Vicenza senza Variati, il pensiero di Zagonel
Sabato 4 Maggio 2013 alle 15:39 | 0 commenti

Alessandro Zagonel, candidato Consigliere Comunale Lista Meridio a sostegno Dal Lago - Quando Achille Variati si propose come risposta ai dieci anni di Hullweck lo fece con uno slogan molto forte: ritorna il futuro. Dopo questi 5 anni di mandato, se uno va a leggersi o guardarsi in rete i discorsi di quella campagna elettorale trova molte promesse mai mantenute e nessun futuro che sia davvero tornato.
Il Sindaco, durante la sua demagogica campagna elettorale nei primi mesi del 2008, aveva puntato molto su una rinascita anche di energie, di emozioni, da contrapporre alla stasi degli ultimi anni della precedente amministrazione.
Parlava ripetutamente della necessità di una città più viva, di un centro storico culla del turismo e di spazi sempre più numerosi per i giovani.
Il problema maggiore, ora che il tempo è passato, non è nemmeno il constatare che niente di tutto ciò si sia realizzato, ma sembra essere quello di un immobilismo e un provincialismo ormai palesi e quasi sconfessati.
Vicenza non ha un progetto serio per il turismo, non ha un progetto serio per la cultura cittadina, non ha una piattaforma appena presentabile per la condivisione di iniziative culturali da parte dei moltissimi interlocutori del settore che l'amministrazione considera a stento quando non li ignora.
E' inoltre in uno stato di preoccupante allerta a causa dei continui casi di violenza che mese dopo mese si intensificano mettendo in assoluto primo piano il problema sicurezza, cosa che prima non esisteva come problema.
E poi strade, marciapiedi, traffico, disagio nei quartieri, sporcizia, cantieri infiniti.
Le obiezioni sono candide e molteplici.
C'è la crisi, il comune ha subìto diversi tagli e il bilancio è quello che è, e su questo si può anche essere d'accordo.
Mancano cioè molti fondi che altrimenti servirebbero per i lavori e le opere di cui sopra.
Mancano soldi per la cultura, per un piano turistico, per pagare i professionisti del settore come si dovrebbe.
Però c'è un però.
In assenza di denaro pesante, quel che diventa ancor più importante del solito sono le idee.
Se mancano o se sono confuse, il tutto si complica ancor di più.
Il buonismo variatiano fallisce là dove vorrebbe invece dimostrarsi forte.
E il motivo è che è un buonismo solo di facciata, diventando quindi un doppio difetto.
Il vecchio adagio democristiano del non scontentare nessuno per quindi accontentare tutti è argillosamente indifferente alla realtà dei fatti e si mostra tetragono ad un cambiamento oggi di urgente premura.
Dai "No Dal Molin" all'alta velocità , da AIM alla fiera fino alla dialettica interna al suo stesso governo, alla fine Variati va avanti per la sua strada che è una strada personalissima e fatta di personalismi, in cui il cerchiobottismo italico si sposa raffinatamente con l'inerzia delle energie sufficienti per il proprio orticello.
L'ultima trovata si chiama Basilica, la mostra di Goldin subito sposata dall'amministrazione come fosse idea di Variati che cavalca il successo altrui per mettere polvere sotto al tappeto del nulla cittadino. Un nulla che è subito ritornato a mostra terminata.
Siamo sicuri che quest'amministrazione sia in grado di sostenere e sviluppare progetti del genere?
Siamo stanchi del democristianesimo perenne, siamo stanchi di belle facce e gran sorrisi quando è ora di tagliar nastri. D'altra parte tagliar nastri è facile.
Di fatto il sindaco si è trovato di fronte a due vere emergenze, una politica e una molto pratica, anzi drammaticamente pratica.
Il Dal Molin e l'alluvione.
Entrambe sono state gestite nella maniera variatiana e cioè MALISSIMO.
Il Sindaco ora in scadenza, in campagna elettorale nel 2008 per vincere le elezioni sostenne le ragioni dei No Dal Molin, carpì i loro voti, cavalcando questa menzogna per poi candidamente confessare che non ci si poteva fare nulla, era già stato tutto deciso.
Ma non è ahimè finita. Traditi quelli che l'avevano sostenuto Variati ha iniziato a barcamenarsi tra tendoni abusivi, parchi della pace, contropartite.
Ottenendo cosa?
Zero!
Almeno quello che io vedo è questo:
La base finita nei tempi previsti, migliaia di metri cubi di strutture costruite in tempi record, ma nel frattempo cosa ne ha guadagnato la cittá?
Nulla, nulla è stato ottenuto in contropartita dal Sindaco uscente!
Almeno, bazzicando spesso per quelle vie, ho visto sorgere una cittadella militare, ma null'altro.
Questa la gestione Dal Molin!
Ecco io credo che chiunque avrebbe gestito meglio la questione Dal Molin, ottenendo sinergie con gli ospiti che i trattatati internazionali ci hanno imposto, controllando con scrupolo i lavori che si stavano compiendo.
Invece no, per prendere voti Variati ha attaccato la base, perdendo l'occasione di adottare sinergie con gli americani, di controllare l'impatto per la città e l'ambiente; abbiamo assistito solo a migliaia di persone che sfilavano contro la base con Variati gongolante.
D'altra parte quelle 20/50 persone che per il governo statunitense hanno gestito la questione Dal Molin, probabilmente non avevano la memoria corta come tanti vicentini e trovandosi di fronte il Sindaco che non li voleva e li osteggiava hanno emarginato lui e la città che hanno sentito ostile con la conseguenza che si sono perse opportunità importanti per Vicenza e per i vicentini.
Ancora peggio è stata gestita l'emergenza alluvione, alluvione che poteva, se non essere evitata, essere ridotta nelle sue conseguenze. Su questo non vi sono dubbi anche se la Procura archiviando l'indagine disse che le colpe erano così diffuse da renderne impossibile l'accertamento.
Ricordiamo che solo due auto dei vigili ebbero il compito di allarmare la popolazione, ricordiamo che né il Sindaco né gli assessori preposti sapevano leggere i bollettini di allarme che erano giunti dalla Regione perché non avevano partecipato alle riunioni informative e quindi non conoscevano la terminologia usata negli avvisi dell'Arpav.
Dopo l'alluvione nulla è stato fatto per mettere al sicuro la città se non mettere qualche sirena e poco altro così ad ogni pioggia parte della città è nel panico e deve abbandonare le proprie occupazioni per mettere in sicurezza le proprie cose, riempirsi i sacchi di sabbia e sperare che smetta di piovere.
Evitare un nuovo disastro. Questo doveva essere l'imperativo del Sindaco.
Si doveva far di più, lottare come città con in testa il proprio rappresentante per ottenere in tempi brevi la messa in sicurezza di Vicenza.
Ci serve sicurezza, progettualità , identità nuova e un futuro che torni non solo a (false) parole.
Lo dice il centro storico sempre più lasciato vuoto, lo dicono i giovani tanto sostenuti quanto abbandonati, lo dicono gli scippati, i preoccupati anche solo di farsi due passi in Campo Marzo, lo dicono gli alluvionati presi in giro dall'amministrazione, lo dicono i commercianti, gli albergatori, i genitori che impiegano 20 minuti ogni mattina per portare i figli a scuola e in generale chi cerca sviluppo e condivisione.
Abbiamo un gioiello di città , non lasciamola altri cinque anni nelle mani del Don Abbondio nostrano.
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