Stranieri, diritti a metà
Martedi 22 Dicembre 2009 alle 12:00 | 0 commenti
Alloggi Erp, assegni di maternità , disoccupazione, voto, cittadinanza
Ecco cosa possono e cosa non possono fare le migliaia di stranieri
residenti nel vicentino. Con alcune situazioni paradossali

Immigrati a passeggio (flickr.com/berther)
Alloggi Erp

Slogan (flickr.com/phauly)
Il presidente Ater concludeva ricordando che il dato è in linea con la presenza di stranieri in provincia, ed elencando i numeri specifici delle principali città provinciali. Chi a questo punto sospetta che siano gli stranieri "vicentini" a fare poche richieste di alloggi, viene subito smentito: le richieste di alloggio pubblico da stranieri sono quasi un terzo del totale (più del 30%), ma analizzando le graduatorie si vede che pochissimi arrivano nei primi posti della graduatoria. La conferma arriva da chi di stranieri e dei loro problemi se ne intende, perché ogni giorno se li trova davanti negli sportelli del patronato. Michele Spione, responsabile del patronato Ital (Uil) di Vicenza, spiega che "in tutto, in termini percentuali, se guardiamo la graduatoria definitiva per gli alloggi Erp del comune di Vicenza per il 2008 sono state ammesse 847 domande, di cui il 31,75 % presentate da cittadini extracomunitari (269). Se andiamo a guardare la graduatoria di assegnazione degli alloggi però vediamo in ordine nei primi 100 posti che solo 8 domande sono state presentate da stranieri ( 8 % ), e la prima domanda utile è la numero 36. La seconda la troviamo al posto numero 60, poi si parte dalla 72, 73, 77, 80, 82, 89".
Assegni di maternitÃ

Immigrati studenti (rete studentimassa)
Cassa integrazione e mobilitÃ

Immigrati che manifestano (flickr.com/zingaro)
Cittadinanza: c'è straniero e straniero.
C'è straniero e straniero. E c'è Paese e Paese. Negli Stati Uniti chi nasce su suolo americano "è" americano, da quasi un secolo: dal 1911, per legge, la nascita in terra americana dà diritto alla cittadinanza. Sembra quasi banale: se io nasco in Italia, dovrei essere italiano no? E invece no. Addirittura, il ragazzo italiano "di fatto" - nato in Italia, parlante la lingua di Dante (o di Ruzante) e magari assolutamente ignorante della propria patria d'origine - deve fare molta attenzione, e ricordarsi di chiedere la cittadinanza esattamente con la maggiore età : già , perché al compimento dei diciannove anni non potrà più farlo. Di diritto di voto alle amministrative e di ottenimento della cittadinanza ci svela i dettagli, ancora una volta, il nostro esperto del patronato. "Oggi in Italia ci sono centinaia di migliaia di immigrati che possono già votare per le elezioni amministrative e per quelle europee - osserva Spione - Ma molti non sanno di avere questo diritto, ed è stato fatto molto poco per informarli: la possibilità però vale solo per i cittadini comunitari che risiedono legalmente in Italia, basta fare una domanda per essere inseriti nelle liste elettorali". Ben diversa è la situazione di chi nasce in Italia, ma non da cittadini italiani. "Esistono due sistemi tradizionali di trasmissione della cittadinanza alla nascita: lo "jus soli" e lo "jus sanguinis". Secondo lo "jus soli", il criterio è il luogo di nascita. Chi nasce sul territorio nazionale è cittadino. Negli Stati Uniti, come in molte nazioni, vige una forma di "jus soli" quasi pura. Chi nasce sul suolo americano è americano in ogni caso. Lo "jus sanguinis" è, invece un sistema che utilizza come criterio la pura e semplice appartenenza genealogica. È cittadino di un certo Paese chi discende da cittadini di quel paese. L'Italia ha un sistema di "jus sanguinis" quasi puro, certamente il più restrittivo tra le grandi nazioni europee. La normativa principale è contenuta nella legge 91 del 1992. Il figlio di stranieri non ha alcun diritto di cittadinanza anche se è nato e cresciuto nel Paese, lavora nel Paese, ne paga le tasse e parla la lingua del Paese. Il figlio di stranieri nato in Italia deve attendere il diciottesimo compleanno, dopodiché ha la facoltà di fare domanda per acquisire la cittadinanza. Ha un anno di tempo per farlo, perde il diritto se non lo esercita entro il diciannovesimo compleanno. Inoltre deve avere risieduto in Italia senza interruzioni. Se va all'estero per un paio d'anni perde il diritto".
I problemi della seconda generazione
Con seconda generazione in Italia si intendono i primi figli di stranieri, nati qua, che ormai hanno compiuto diciotto anni e stanno uscendo dalle scuole superiori e si affacciano all'università , oppure lavorano già da qualche anno. Ragazzi che, è bene ricordarlo, avendo vissuto tutta la vita qua sono italiani "di fatto", se non formalmente. Non assomigliano ai loro genitori, si ritengono italiani in tutto e per tutto, e non si ritengono "diversi" dai loro coetanei figli di italiani. Non sanno niente del loro Paese d'origine, non gli piace e non vogliono certo "rimpatriare", perché la loro patria è sempre stata questa: sono italiani e a volte addirittura veneti, nei nostri paesi di campagna dove il veneto si parla ancora. Dopo aver citato i loro problemi ad ottenere la cittadinanza, è utile descrivere i paradossi che si trova a vivere un ragazzo "quasi" italiano con i permessi di soggiorno. "Se parliamo dei giovani figli di stranieri, va detto che c'è in Parlamento una proposta per la cittadinanza portata avanti anche dalla maggioranza governativa - ricorda Spione -; ad oggi però l'unico modo di tutelarsi per questi soggetti, nati in Italia, è il permesso "CE lungo Soggiorno". Che va chiesto quando sono ancora minorenni. Spiego subito il perché: il problema che si pone quando compiono diciotto anni è se vogliono continuare a studiare, quindi andare all'università , oppure lavorare. Nel caso non facciano nessuna scelta, se non hanno da prima il permesso "lungo soggiorno" hanno la possibilità di fare un permesso di soggiorno "di disoccupazione", che però dura sei mesi. Se vanno a lavorare, seguono il percorso che fanno gli stranieri che chiedono il permesso in quanto lavoratori. Se studiano, ci sono altre complicazioni ancora: il permesso si ottiene ma dipende dal decreto flussi, quindi è un "punto di domanda" ogni anno, inoltre viene rinnovato solo se il ragazzo dimostra di aver sostenuto un certo numero di esami ogni anno. Se il ragazzo perde il permesso di soggiorno diventa clandestino". Un clandestino nato in Italia.
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