Il viottolo della decenza
Venerdi 16 Novembre 2012 alle 14:51 | 0 commenti
Nel nostro corsivo di ieri parlavamo di leggi cucite su misura per esigenze di bottega da politici che hanno smarrito ormai non la strada maestra ma anche il viottolo della decenza. Tra gli esempi c'è la scelta delle date per le elezioni che riempie con i faccioni dei valvassori, valvassini e vassalli della politica i nostri telelgiornali più delle violenze della polizia che lancia lacrimogeni anche dagli uffici della Severino contro manifestanti inermi, in piazza per fame e per l'esproprio del proprio futuro.Â
La querelle, che non riempie le pance della povera gente ma invade le bocche di gran parte dei nsotri affamatori, è tra fissare le elezioni nelle date stabilite dalle norme attuali per le amministrative (con Lazio e Lombardia, tra le tre regioni, che nvece che vergognarsi dei loro misfatti giocano a rimpiattino) e per le politiche nazionali e tra il decidere un election day unico, voluto oggi, per evidenti interessi di casta, da chi lo aveva osteggiato l'ultima volta, in primis il Pdl.
Il fu partito del fu Berlusconi, che continua a far danno all'Italia ma anche anche ai suoi "dipendenti" di lista, non si perita di minacciare la crisi di governo, con grande senso di irresponsabilità , se non verrà accolto il suo ultimo tentativo di sopravvivenza al parlamento che si concretizza nel tentativo di trainare gli elettori locali per le regionali verso le urne nazionali nello stesso giorno nel convincimento di poter ridurre in questo modo il disfacimento per cancrena del partito degli interessi dopo aver fatto poltiglia dell'Italia con una dissennatezza che grida vendetta anche, e in questo siamo con Grillo, verso chi l'ha consentita tollerandola, Pd in primis.
Ma il Pdl è, come sempre, coerente per cui spinge per l'election day per "risparmiare" soldi pubblici ma nel frattempo celebra in più giorni la parodia delle sue primarie, volute da chi fa finta ancora di crederci nel partito e osteggiate da chi ne controlla i cordoni della borsa.
D'altronde, mi permetta caro lettore, Silvio Berlusconi non è caduto da cavallo a Damasco per convertirsi alle primarie salvifiche della democrazia interna ma è atterrato a Malindi tra le braccia dell'amico (e delle amiche) di Flavio Briatore (foto di Chi).
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