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Relazione finanziaria Veneto Banca: meno 770 milioni di utile netto

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 13 Novembre 2015 alle 17:47 | 0 commenti

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Gruppo Veneto Banca
In una logica di avvicinamento alla quotazione sul mercato azionario, il gruppo Veneto Banca ha scelto di rendere noti i principali dati del bilancio a conclusione del terzo trimestre. Avviato il turnaround del gruppo attraverso l’attuazione del piano industriale 2015-2020 che prevede come passi fondamentali: la trasformazione della banca in spa, la quotazione in borsa e il contestuale aumento di capitale.

Nei primi giorni di dicembre verranno comunicati il prezzo di recesso e il diritto di rimborso, in vista dell’assemblea generale dei soci chiamata nella seconda meta’ del mese a deliberare sull’intero processo.

Entro il mese di aprile 2016, previe le necessarie approvazioni da parte delle autorita’ competenti, sono previsti la quotazione in borsa con aumento di capitale per un miliardo di euro, già pre-garantito da banca Imi.

Raccolta indiretta in crescita (+3,6%) con netto aumento del comparto gestito (+7,2%); masse amministrate per conto della clientela stabili a 40,3 miliardi di euro. sostanzialmente stabili gli impieghi lordi ad euro 27,3 miliardi.

Positiva la gestione ordinaria con un margine da intermediazione di 587 milioni di euro, che sconta minusvalenze su partecipazioni per euro 82 milioni.

Risultato finale negativo per 770 milioni di euro, prevalentemente determinato da eventi straordinari:

· totale azzeramento del valore degli avviamenti, con impatto complessivo al 30 settembre di 452 milioni di euro;

incremento delle rettifiche su crediti a euro 530,4 milioni (con costo del credito che si attesta al 2,74%).

Prosegue l’incremento del livello di copertura del portafoglio deteriorato, che sale – inclusi gli stralci - al 36,8% (34,12% esclusi gli stralci) per il portafoglio non performing e al 55,8% (51,8% esclusi gli stralci) per le posizioni a sofferenza.

cost-income normalizzato al 62,3%.

liquidity coverage ratio (lcr) all’89%, ampiamente al di sopra del minimo regolamentare previsto.

cet1 ratio al 7,12% e total capital ratio all’8,13%.

Il processo di “turnaround” aziendale

Con il 30 settembre è stato avviato il turnaround del Gruppo, con l’attuazione del piano industriale 2015-2020 presentato a ottobre, che prevede: la trasformazione di Veneto Banca in Società per Azioni; la quotazione in Borsa e il contestuale aumento di capitale per 1 miliardo di Euro, già oggetto di un accordo di pre-garanzia sottoscritto con Banca IMI.

Il percorso per la trasformazione in SpA vedrà il compimento entro fine anno, attraverso:

  • la pubblicazione, entro il mese di novembre, della relazione sulla trasformazione della banca popolare cooperativa in società per azioni;

  • la comunicazione, entro i primi giorni del mese di dicembre, del prezzo di recesso e del diritto di rimborso;

  • la convocazione dell’Assemblea dei Soci, prevista per la seconda metà del mese di dicembre.

L’iter per la quotazione e l’aumento di capitale, previsti entro il mese di aprile 2016, è soggetto alle necessarie autorizzazioni da parte di Consob e Borsa Italiana.

Il Piano Industriale ha fissato i seguenti obiettivi economico-finanziari principali al 2020:

  • ROTE di competenza del Gruppo al 7%;

  • utile netto sostenibile a quota 240 milioni di euro;

  • CET1 ratio fully loaded al 15,5%.

 

Cinque le linee guida principali del piano di rilancio: incremento dei ricavi; miglioramento strutturale del rischio di credito; aumento dell’efficienza della macchina operativa; azioni straordinarie (disinvestimenti e razionalizzazione della struttura del gruppo); adeguamento alla nuova architettura di vigilanza europea.

In tale ambito, Veneto Banca ha anche avviato un’attività di autovalutazione del proprio posizionamento rispetto alle indicazioni anticipate lo scorso settembre in via non definitiva dalla BCE nel Supervisory Review and Evaluation Process (SREP) in tema di nuovi requisiti prudenziali, strategia di gruppo, governance e remunerazioni, sistema dei controlli interni, qualità del credito, liquidità e rischi legali e reputazionali.

 

Relazione Finanziaria Consolidata al 30 settembre 2015

In una logica di avvicinamento alla quotazione sul mercato azionario, il Gruppo Veneto Banca ha scelto di rendere noti i principali dati del bilancio a conclusione del terzo trimestre.

Il Consiglio di Amministrazione di Veneto Banca S.c.p.A., riunitosi ieri  sotto la presidenza del Dottor Pierluigi Bolla, ha infatti approvato la Relazione Finanziaria Consolidata al 30 settembre 2015.

 

Gli aggregati patrimoniali

A chiusura del terzo trimestre dell’esercizio 2015, il prodotto bancario lordo del Gruppo Veneto Banca si è attestato poco al di sotto di 64 miliardi di Euro, su valori appena inferiori a quelli di dicembre 2014 (-0,9%).[1]

A settembre 2015, le masse amministrate per conto della clientela – costituite da raccolta diretta, raccolta amministrata e risparmio gestito – hanno superato i 40,3 miliardi di Euro, con una riduzione dello 0,4% da inizio anno.

La sostanziale stabilità dell’aggregato è la risultante di andamenti disomogenei delle diverse componenti, che vedono un ridimensionamento della raccolta diretta a clientela – che ne rappresenta circa il 59% – controbilanciato dal contemporaneo rafforzamento del risparmio gestito ed amministrato.

La raccolta diretta risulta in diminuzione del 2,9%. La dinamica della voce riflette in larga misura la flessione del comparto obbligazionario, il cui stock ha risentito dei consistenti flussi dei titoli in scadenza nel periodo. Tale andamento segue, peraltro, il trend negativo già evidenziato dal mercato[2] e che, negli anni recenti, ha registrato un progressivo rafforzamento, essendo direttamente legato alla ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso i prodotti di risparmio gestito, a tutto svantaggio dei titoli pubblici e bancari che i bassi tassi d’interesse e la discesa dei rendimenti hanno reso meno convenienti.

Con riguardo alla composizione dell’aggregato al 30 settembre 2015, i depositi di conto corrente – con uno stock che superava i 10,6 miliardi di Euro – mantengono un ruolo preminente nell’attività di funding del Gruppo, attestandosi al 44,5% della raccolta da clientela.

Nel contempo è apprezzabilmente aumentata l’entità dei depositi vincolati a scadenza che, raggiunti i 5,4 miliardi di Euro, nel periodo hanno messo a segno una crescita di circa 56,5 punti percentuali, contribuendo per più del 22% della provvista, contro poco meno del 14% osservato a fine 2014.

La raccolta indiretta conferma il trend crescente attestandosi a 16,4 miliardi di Euro, mettendo a segno un progresso del 3,6%, il cui ammontare – pari a 570 milioni di Euro – si è in maggior misura realizzato con la componente del gestito, con un aumento del 7,2%. L’andamento evidenziato è di fatto il riflesso della propensione della clientela verso forme di gestione professionale del risparmio – in particolare fondi comuni e prodotti assicurativi – che presentano un profilo di rendimento più appetibile in un contesto di mercato caratterizzato da tassi monetari a livelli minimi e da una remunerazione molto contenuta sugli investimenti in attività finanziarie non rischiose.

Sotto il profilo qualitativo, al risultato sopra descritto ha contribuito la totalità delle componenti, tra le quali emerge peraltro la performance della raccolta assicurativa, in aumento del 14,9%, seguita dai fondi comuni e dalle gestioni patrimoniali, cresciuti entrambi del 3,9%.

Con riferimento alla componente amministrata, nei primi nove mesi l’ammontare dei titoli in custodia presso le banche del Gruppo fa rilevare un’espansione contenuta, attestandosi appena sopra i 10,8 miliardi di Euro, con un incremento complessivo di 196 milioni sul dato di fine dicembre 2014 (+1,8%).

In un contesto economico-produttivo ancora incerto, il Gruppo Veneto Banca non ha fatto mancare il proprio supporto a famiglie e imprese. Tuttavia, il rafforzamento dei livelli di copertura degli impieghi nel periodo è stato di circa 490 milioni di Euro[3], facendo segnare alla consistenza netta della voce crediti un ridimensionamento di 418 milioni rispetto al dicembre 2014 (-1,8%).

A fine settembre 2015 il complesso dei crediti deteriorati, comprensivo delle posizioni che fanno riferimento al Gruppo BIM[4], evidenzia un’esposizione netta consolidata pari a 4,71 miliardi di Euro e un’incidenza sullo stock degli impieghi netti pari al 19% (16,5% a fine 2014).

Nell’ambito dell’aggregato, le sofferenze, al netto delle relative svalutazioni, si sono attestate a 1,61 miliardi di Euro, con un’incidenza del 6,5% sul totale dei crediti netti (5,9% a fine 2014).

Per quanto riguarda la copertura del portafoglio deteriorato, il Gruppo Veneto Banca ha proseguito con una politica di accantonamenti rigorosa, frutto di un’attenta e costante analisi delle esposizioni creditizie, tenendo conto dei rischi derivanti dal quadro economico ancora estremamente fragile, ancorché avviato ad una timida ripresa, grazie in particolare alle iniziative non convenzionali messe in campo dalla BCE.

A fine settembre 2015 l’ammontare delle rettifiche a valere sul portafoglio crediti complessivo ha superato i 2,61 miliardi di Euro, ben 525 milioni in più rispetto a fine esercizio scorso, totalizzando una percentuale di copertura complessiva in crescita al 9,54% dal 7,65% di dicembre 2014.

Limitando l’analisi al solo portafoglio non performing, le svalutazioni hanno superato i 2,43 miliardi di Euro, con un coverage ratio del 34,12%, in aumento di circa 2,6 punti percentuali sul 31,56% di fine anno. Se si include nel computo anche l’ammontare cumulato degli stralci sulle singole posizioni concorsuali ancora in essere alla data di chiusura della novestrale, si perviene ad un significativo incremento del livello di copertura del portafoglio deteriorato, che balza al 36,8% per il portafoglio non performing e al 55,8% per le posizioni a sofferenza.

 

Il patrimonio netto e i coefficienti patrimoniali

Il patrimonio netto consolidato di pertinenza del Gruppo ammonta a 2,25 miliardi di Euro, comprensivo del risultato dell’esercizio.

Al 30 settembre 2015 – applicando il regime transitorio in vigore nel 2015 – i fondi propri (CET1 più AT1 più T2 – phased in) ammontano a Euro 1.974 milioni, a fronte di un attivo ponderato di Euro 24.281 milioni, derivante in misura prevalente dai rischi di credito e di controparte e, in misura minore, dai rischi operativi e di mercato.

 

Con tali elementi ne deriva che:

·         il coefficiente di solvibilità totale (Total Capital ratio) si colloca all’8,13%;

·         il rapporto fra il Capitale di Classe 1 (Tier 1) del Gruppo e il complesso delle attività ponderate (Tier 1 ratio) si attesta al 7,12%;

·         il rapporto fra il Capitale Primario di Classe 1 (CET1) e le attività di rischio ponderate (Common Equity ratio) risulta pari al 7,12%.

Questi coefficienti risultano peraltro al netto dello scomputo a titolo prudenziale di complessivi Euro 286 milioni di Euro, riconducibile a possibili operazioni di assistenza finanziaria correlate all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni della Banca o derivanti da opzioni contrattuali di riacquisto azioni sottoscritte generalmente in occasione di operazioni di aggregazione societarie condotte nel passato.

Il Gruppo Veneto Banca, in data 25 febbraio 2015, ha ricevuto notifica da parte della BCE della cosiddetta “Supervisory Review and Evaluation Process (SREP) Decision”, contenente i coefficienti patrimoniali target per l’anno in corso, e precisamente:

•              10% in termini di Common Equity Tier 1 (CET1);

•              11% in termini di Total Capital Ratio.

Sulla base del piano di rafforzamento patrimoniale (capital plan) recentemente approvato dal Consiglio di Amministrazione, il Gruppo ritiene di poter raggiungere i coefficienti imposti attraverso le azioni previste nel capital plan approvato dal Consiglio di Amministrazione e presentato nel corso del mese di luglio 2015 alla Banca Centrale Europea, nonché mediante le previste operazioni di asset disposal (Istituto Centrale Banche Popolari Italiane SpA e Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni SpA).

Il CET1 target a fine 2016 previsto a Piano Industriale (post aumento di capitale), è pari all’11,5% fully loaded, livello che garantisce un adeguato buffer rispetto  ai requisiti prudenziali indicati in via provvisoria dalla BCE nell’ambito dello SREP.

 

La posizione di liquidità

Per quanto concerne la liquidità, l‘indice LCR (Liquidity Coverage Ratio), pari all’89% al 30 settembre 2015, è ampiamente superiore ai target di Basilea III, che nella fase phase-in prevedono un limite ridotto al 60% dal 1° ottobre 2015.

L’indice NSFR (Net Stable Funding Ratio), calcolato secondo le più recenti regole fissate dal Quantitative Impact Study, è pari a circa il 94,5%.

I risultati economici

Rispetto ai precedenti dodici mesi, i ricavi del Gruppo hanno registrato un ridimensionamento di circa 76,9 milioni di Euro. Tale variazione è derivata non solo dalla contrazione del margine d’interesse che si attesta a 387 milioni di euro, in calo di circa 16,7 milioni di Euro, ma anche dalle rimanenti voci, tra le quali si segnala il minor ritorno derivante dalla attività di negoziazione e di gestione del portafoglio titoli, in diminuzione di 41,5 milioni di Euro. Tale numero include il positivo risultato di circa 86 milioni di Euro registrato dall’area finanza, cui ha fatto contropartita la contabilizzazione di importanti rettifiche di valore su titoli AFS in portafoglio per Euro 82 milioni, connesse quest’ultime anche all’adozione di una nuova policy di valutazione.

Considerata la tendenziale flessione delle spese per il personale (-3,2%), grazie alle azioni di contenimento strutturale della spesa da tempo avviate dal Gruppo, l’incremento dei costi operativi (+7,8%) ha risentito in particolare dell’aumento, da un lato, delle altre spese amministrative (+10,8%) – sulle quali hanno concorso anche gli oltre 7,1 milioni di Euro di oneri contributivi derivanti dai sistemi di garanzia dei depositi (Deposit Guarantee Schemes Directive) e dalla partecipazione ai meccanismi di risoluzione Europea (Bank Recovery and Resolution Directive), nonché gli oneri legati a progetti con orizzonte pluriennale a supporto dell’innovazione tecnologica e dell’evoluzione verso nuovi modelli di servizio alla clientela (circa 5,5 milioni di Euro) – e, dall’altro, delle rettifiche su attività materiali ed immateriali, sostenute ancora nel primo semestre, su alcuni asset immobiliari per circa 25,9 milioni di Euro.

Parallelamente, l’ancora fragile contesto macroeconomico, da un lato, e l’esigenza di irrobustire i livelli di copertura dall’altro, giustificano un flusso di accantonamenti ancora elevato, anche se in tendenziale riduzione rispetto ai picchi registrati nello scorso esercizio. L’incremento, rispetto all’analogo periodo del 2014, ha superato i 302,8 milioni.

Il margine di intermediazione di Gruppo a fine settembre si è attestato a 587 milioni di Euro, pur scontando minusvalenze su partecipazioni per quasi 82 milioni di Euro.

L’andamento dei costi e dei ricavi si è riflesso sul grado di efficienza aziendale. A chiusura del terzo trimestre il valore del cost-income ratio normalizzato, al netto cioè delle componenti negative straordinarie, è pari al 62,3%.

L’effetto combinato delle dinamiche descritte ha portato ad un risultato operativo di 111,5 milioni di Euro. La redditività del periodo è penalizzata da un flusso di rettifiche che permane significativo, sia quale ulteriore riflesso della prolungata fase di debolezza del ciclo economico sia quale risultato delle rigorose politiche di accantonamento prudenziali disposte dalle banche e società del Gruppo.

Le rettifiche complessive su crediti iscritte a bilancio a fine settembre sono pari a 530,4 milioni di Euro, in aumento del 133% a fronte dei 227,6 milioni del terzo trimestre 2014.

Il relativo costo del credito[5], ricalcolato su base annua, si è attestato al 2,74%, a conferma della rigorosa politica con cui vengono analizzati i crediti problematici.

Nel medesimo periodo, la Capogruppo ha altresì provveduto ad operare la svalutazione complessiva del valore residuo degli avviamenti iscritti a bilancio, dopo quanto già contabilizzato alla data del 30 giugno scorso. Tale operazione, il cui importo è stato pari a 417,7 milioni di Euro, ha seguito l’importante svalutazione effettuata a fine 2014 – che aveva già ridotto del 56% il valore contabile del goodwill implicito nel bilancio della stessa Veneto Banca –, riguarda gli avviamenti rivenienti dagli acquisti dei rami d’azienda e dalle operazioni di fusione che hanno interessato nel tempo la Banca, ricondotte ad un’unica Cash Generating Unit riferibile all’intera rete sportelli. Inoltre, ancorché iscritto fra le “attività in via di dismissione”, anche l’avviamento afferente Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni spa (BIM) è stato sottoposto ad impairment test, il cui risultato ha portato ad una svalutazione dell’intero avviamento a vita indefinita iscritto su tale controllata nel bilancio consolidato della Capogruppo per un totale di 34,4 milioni di Euro. Conseguentemente, l’ammontare complessivo delle svalutazioni intervenute nei primi nove mesi del 2015, e riguardanti gli avviamenti, è stato pari a 452 milioni di Euro.

I fattori di carattere prettamente straordinario sopra descritti – in particolare le maggiori rettifiche su crediti e le svalutazioni degli avviamenti, operate sulla base di criteri di estrema prudenzialità e di elementi valutativi aggiornati, pur se in continuità con le prassi valutative finora utilizzate e nel rispetto delle logiche di cui al nuovo Piano Industriale – hanno portato il Gruppo Veneto Banca a concludere i primi nove mesi dell’esercizio 2015 con un risultato netto negativo pari a 770,1 milioni di Euro.

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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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