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Gli italiani mangiano mezzo pollo a testa: i soci BPVi e Veneto Banca hanno perso tutto, Intesa stacca dividendi per 3 miliardi di euro. Righi: "banca profittevole? Si può fare..."

Di Redazione VicenzaPiù Martedi 30 Maggio 2017 alle 12:30 | 0 commenti

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Mentre il sistema bancario italiano soffre con dei picchi in MPS e, soprattutto, in Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca c'è chi, come Banca Intesa Sanpaolo, ha saputo approfittare della contingenza favorevole, a chi è sano, attirando i migliori clienti in fuga dalle altre banche, i loro depositi e gli impieghi di qualità, registrando utili da capogiro e remunerando di conseguenza i propri azionisti. Vi proponiamo qui l'interessante articolo di Stefano Righi che su L'Economia del Corriere della Sera ha analizzato le performances da record della banca oggi leader di fatto in Italia e non solo, se non altro per profitti...

I dividendi ti fanno ricco. L'assegno di Intesa, di Stefano Righi, da L'Economia del Corriere della Sera

Un assegno (circolare) da tre miliardi di euro. Lo ha firmato lunedì scorso Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, a favore dei circa 300 mila soci della banca. Una pioggia di denaro che si presta ad almeno due considerazioni: per la prima volta da decenni non sono i colossi pubblici dell'energia, Eni ed Enel, a pagare la cedola più pesante di Piazza Affari.

In secondo luogo, per diretta conseguenza, si ha la prova che proprio mentre si discute del futuro del Monte dei Paschi di Siena e della crisi delle due ex banche popolari venete, è in tutta evidenza come sia ancora possibile fare banca in modo profittevole in Italia. Per decenni i grandi pagatori di Piazza Affari sono stati i colossi dell'energia controllati dallo Stato. La mano pubblica, presente come primo azionista sia in Eni che in Enel, è da sempre alle prese con necessità di cassa, per cui il dividendo delle sue partecipate è costantemente stato atteso e gradito, meglio se generoso. Solamente due anni fa, a valere sull'esercizio 2014, Eni ha tratto dal proprio utile una cedola di 4.006 milioni di euro distribuita ai propri azionisti. Dodici mesi fa aveva pagato 3,457 miliardi. Le turbolenze sui mercati e l'instabilità del prezzo del petrolio hanno portato ora il cane a sei zampe a scendere a quota 2,881 perdendo così la leadership tra i pagatori della Borsa Italiana. Una parabola simile a quella dell'Enel: l'ex monopolista elettrico ha comunque pagato 1.830 milioni di euro di dividendi, ma entrambe, come detto hanno dovuto fare spazio alla dinamica di crescita di Intesa Sanpaolo che negli ultimi tre anni ha pagato complessivamente 6,6 miliardi.
Beneficiari
Primo beneficiario della cedola in questo caso non è lo Stato ma la Compagnia di San Paolo di Torino, che ha messo in cassa 275 milioni, mentre 145 milioni sono andati alla Fondazione Cariplo e 97 milioni alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che della prima banca in Italia è la quarta azionista, dopo le Assicurazioni Generali, che hanno incassato 102 milioni. Al quarto posto tra i pagatori di Piazza Affari ci sono proprio le Generali, che hanno distribuito 1.249 milioni ai propri soci (Mediobanca è il primo azionista con il 13 per cento del capitale), mentre la Luxottica di Leonardo Del Vecchio, con una cedola di 92 centesimi, ha distribuito 439 milioni ai soci. Altro eccellente pagatore è il colosso delle infrastrutture Atlantia, che fa capo alla famiglia Benetton. Atlantia ha pagato 795 milioni ai propri soci. Mentre Terna, altro grande pagatore di area pubblica, ha distribuito 414 milioni. Singolare l'andamento delle quattro ruote. Fca quest'anno non ha distribuito alcun dividendo ai propri soci. Rombo diverso quello della costola Ferrari, che non solo ha un valore di Borsa superiore ai 16 miliardi di euro, contro i circa 15 di Fca, ma ha anche pagato una cedola di 71 centesimi per un monte-dividendi complessivo da 120 milioni. Tim, un tempo monopolista telefonico come Telecom Italia, capitalizza poco sopra quota 17 miliardi e quest'anno ha pagato cedola solo ai titolari di azioni di risparmio. In totale i primi 12 gruppi per capitalizzazione hanno distribuito 11,83 miliardi.
Redditività
Sul fronte del credito va rilevato che, in una Borsa da anni condizionata dalle banche, solo Intesa si segnala per redditività. L'altro grande gruppo italiano, Unicredit, che ha una capitalizzazione di Borsa superiore ai 37 miliardi di euro, non ha pagato cedola ai propri azionisti. Non poteva essere differentemente viste le difficoltà in cui si è trovato il gruppo nel 2016, quando ha dovuto cambiare guida e avviare una complessa campagna di rafforzamento patrimoniale che ha visto nel 2016 l'alienazione di partecipazioni per 7 miliardi e, nel febbraio scorso, un aumento di capitale interamente sottoscritto per un importo di 13 miliardi. Sono, quelle poste da Jean Pierre Mustier, le premesse per futuri dividendi. Intesa, invece, può permettersi di pagare già ora. Al suo insediamento Messina aveva annunciato un piano d'impresa con cedole per 10 miliardi in quattro anni, con una progressione lineare: uno, due, tre, quattro miliardi. È stato l'unico momento di incertezza, perché nei tre esercizi messi alle spalle Intesa ha pagato 1,2 miliardi sul 2014, 2,4 sul 2015 e tre miliardi sul 2016. Per arrivare ai dieci miliardi previsti, fra un anno Intesa dovrà pagare altri 3,4 miliardi ai propri azionisti. Il risultato è stato raggiunto mantenendo uno standard di solidità patrimoniale (indicatore Cet1 ratio) al 12,9 per cento che è ai livelli più alti in Europa, come ai vertici continentali è il valore del Total shareholder return, che è la misura combinata della crescita del titolo in Borsa e dei dividendi. Come è stato possibile, visto che per molti il mondo del credito non appare più profittevole come un tempo? C'è stata una ricalibratura del business: l'incidenza delle commissioni sui proventi netti è infatti passata negli ultimi quattro anni dal 30 per cento al 44 per cento, pur con un elevato livello di credito concesso a medio e lungo termine (160 miliardi).
E il futuro? Il prossimo piano d'impresa dovrebbe arrivare a inizio 2018 e sarà nel segno della continuità, con un'interessante aggiunta, la possibilità di sfruttare i 20 mila punti operativi leggeri, con un bacino da 25 milioni di clienti, da poco acquisiti attraverso Itb, la cosiddetta banca dei tabaccai entrata nel perimetro di Intesa.


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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