Opinioni |

Droghe e ragazzi, i falsi miti

Di Andrea Alba Mercoledi 1 Luglio 2009 alle 08:00 | 0 commenti

I risultati di un progetto condotto da Ceis, Ulss e Sert: gli studenti pensano che 8 ragazzi su 10 facciano uso di spinelli, mentre la realtà dice che sono solo 3. Una falsa percezione con conseguenze pericolose: ecco come si interviene

 

SpinelloLoro, gli studenti delle scuole superiori vicentine, pensano che i compagni che fanno o hanno fatto uso di cannabis e spinelli siano la maggioranza, almeno 8 su dieci. La realtà è molto più rassicurante: sono solo tre su dieci e la percentuale per cui l’uso di droghe leggere è abituale è molto inferiore. La ricetta per “insegnargli" a non farne uso? «Niente testimonianze o filmati choc, ottengono l’effetto opposto: il metodo migliore è far analizzare i fenomeno “alcol" e “droga" ai ragazzi stessi, sulla base di articoli di giornale e spot televisivi». L’idea, che viene portata avanti da tre anni da un’equipe di tecnici regionali in tutti gli istituti berici, è di “far pensare con la propria testa" i ragazzi, in modo che arrivino da soli e si convincano realmente del pericolo costituito da droga e alcol. Dal 2006 ad oggi con questi progetti sono stati coinvolti, a Vicenza, quasi settemila studenti e duemila genitori. 

 

I "numeri"

Spinello liberoA settembre si concluderà – e si spera venga rinnovata - la programmazione triennale finanziata dalla Regione Veneto per la prevenzione delle tossicodipendenze, sviluppata con gli istituti superiori di Vicenza. Vi hanno preso parte: il “Canova", il “Da Schio", l’istituto magistrale “Fogazzaro", il “Montagna", il liceo scientifico Quadri, il centro di formazione professionale “Engim", l’Itis “Rossi", il “Boscardin", l’ Itc “Fusinieri", l’Ipsia “Lampertico", l’Itc “Piovene", il liceo Oxford. «Abbiamo raggiunto e coinvolto quasi tutti gli studenti del biennio, che è l’età più esposta a questi rischi» commenta con soddisfazione il dottor Marcello Manea, del centro studi Ceis. Gli interventi di prevenzione nelle scuola hanno coinvolto  9.881 persone: 6.995 studenti, 748 insegnanti, 1.940 genitori, 63 bidelli, 135 componenti dei tavoli di lavoro. In tutto sono stati realizzati 585 incontri: 433 con studenti, 37 con insegnanti, 25 con genitori, 6 con bidelli, 84 tavoli di lavoro. I programmi proposti dalle equipe di tecnici Ceis sono stati costruiti in base alle indicazioni dell’Osservatorio Europeo sulle droghe e sulle dipendenze di Lisbona.

Imparare "pensando da sé"

Gli enti coinvolti hanno realizzato in particolare due progetti, con “target" diversi. Il progetto “Ap & Ap: Appigli e Appartenenze", attuato dall’equipe di Prevenzione del Ser.T nelle scuole medie, ha seguito il modello delle “life skills" , cioè delle “abilità di vita": i preadolescenti sono stati addestrati - fornendo loro strumenti precisi - a trovare nuovi equilibri tra sé e gli altri per sapersi muovere e districare nelle varie difficoltà della loro crescita evolutiva. Il progetto “Scuola a D+ educhiamoci alla responsabilità", attuato dal Centro Studi “Ce.I.S." e dalla cooperativa “Il Mosaico" nelle scuole superiori, ha seguito invece il modello delle “rappresentazioni sociali", con l’obiettivo di modificare gli atteggiamenti dei ragazzi correggendo le false credenze sull’alcol e le droghe e la percezione sovrastimata del consumo di sostanze. Il dottor Manea entra nello specifico di quest’ultimo. «Con i ragazzi abbiamo fatto un lavoro di “rappresentazione sociale", cioè abbiamo anzitutto cercato di capire la percezione che loro hanno dell’uso di droga o alcol. Ne è emerso che per la maggior parte, i giovani ritengono che almeno l’80 per cento dei coetanei faccia o abbia fatto uso di cannabis. La realtà è che questa percentuale è molto più bassa, la statistica è il 30 per cento. E quelli che ne fanno uso abituale sono molti meno, il 6 per cento». In sostanza, un ragazzo su 20. A questo punto le equipe lavorano per “sfatare" il falso mito: «Il lavoro che facciamo è ridurre questa percezione, perché la credenza che la maggior parte dei coetanei faccia uso di droghe orienta gli atteggiamenti: il ragazzo, in sostanza, è più invogliato a provare e a lasciarsi coinvolgere se pensa che questo lo farà accettare meglio dal gruppo». A questo punto scatta il lavoro di “autoanalisi". «Gli studenti vengono riuniti in piccoli gruppi di lavoro, a cui facciamo analizzare quello che i media e i telegiornali scrivono e mandano in onda circa alcol e droga. Ad esempio, gli spot sull’alcol, che è una droga legale, vengono analizzati dai ragazzi che li “smontano" e intuiscono, da soli, il legame implicito che viene proposto in questi messaggi: l’abbinamento “fare festa = bere alcolici". Questo accoppiamento è comune, nelle pubblicità di alcolici. E’ difficile competere con questi messaggi, facendo prevenzione: facciamo riflettere i ragazzi da soli e poi ne parliamo tutti assieme». Il numero di studenti fra i 15 e i 19 anni che hanno fatto uso di alcol è molto più elevato, rispetto alla cannabis: l’83 per cento del totale. «Similmente lavoriamo sulle droghe» continua il medico. In questo caso, non essendoci ovviamente spot pubblicitari da analizzare, agli studenti viene proposta l’analisi di articoli di giornale e articoli presi da internet. «Agli studenti viene chiesto di analizzare come viene visto, o travisato, il fenomeno della tossicodipendenza da parte dei media».

 

I metodi sbagliati

All’inizio e alla fine delle “lezioni" di gruppo, che durano due ore, agli studenti viene consegnato un questionario. I test verranno analizzati dall’Università di Padova, per verificare come era la percezione di alcol e droghe leggere prima, e dopo, il lavoro di gruppo. «Sull’alcol il cambiamento di percezione è notevole – sottolinea Manea – , sulle droghe un po’ meno». Il medico sottolinea quei metodi che sortiscono meno effetti, o che a dispetto di quanto si ritiene si rivelano un “boomerang", controproducenti. «Nella prevenzione alcune cose funzionano, altre invece producono l’effetto contrario. Gli incontri di sola informazione ad esempio, o quelli che propongono immagini choc, non servono a niente, anzi fanno male. Lo stesso vale per le “testimonianze", cioè ad esempio l’ex tossicodipendente che viene a parlare a scuola. E’ controproducente per molti motivi: anzitutto il “modello" non è realistico, perché quegli ex tossicodipendenti di comunità che vengono scelti per parlare nelle scuole sono quelli che stanno un po’ meglio, e non riflettono lo “spaccato" reale. Inoltre questo racconta la propria storia, travagliata, ai ragazzi, e anche questo è controproducente perché dà l’idea che, pur con tutte le difficoltà, lui ne è uscito: non riflette la realtà di un fenomeno da cui una persona su tre non esce affatto, e viene identificato dai ragazzi come un falso mito».

Leggi tutti gli articoli su: Ceis, Droga, Sert

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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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