Ciambetti: Sinistra ha ragione, Lega torto, ma perché a pagare è sempre (e solo) il Nord?
Giovedi 18 Agosto 2011 alle 17:34 | 0 commenti

Roberto Ciambetti assessore regionale Lega Nord - Negli ultimi tempi molti commentatori individuano nella Lega una sorta di capro espiatorio sul quale scaricare ogni responsabilità e colpa degli scenari contemporanei, nel tentativo di sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dai veri responsabili di una situazione insostenibile, che ha radici ben precise e non di certo imputabili alla Lega. E' interessante nell'analisi di questi commentatori l'assenza diffusa di una riflessione sugli eventuali errori commessi dalla propria area politica di riferimento: la sinistra, stranamente, non ha colpa alcuna, non fa parte della casta, ha le mani sempre pulite. Sempre? Non esageriamo, come le cronache giudiziarie narrano.
La sinistra ha sempre ragione, gli altri non capiscono niente, non sanno niente, non comprendono che il problema è sempre un altro e che solo la sinistra si rivolge alla parte onesta e pulita del Paese: insomma la sinistra ha la supremazia, morale, culturale, etica. Non parliamo poi di quando la sinistra si espande incontrando altri interessi e dando vita ad un'area talvolta molto ampia che comprende qualche esponente di spicco della destra. Una sorta di trasformismo occulto, che anima molti intellettuali italiani, con il cuore e la tessera a sinistra, ma il portafoglio ben saldo a destra: un gioco, questo, sconosciuto ai cittadini, ma in verità ben praticato secondo l'antico adagio per cui il nemico del mio nemico è il mio migliore amico, soprattutto se poi mi affida incarichi, mi assicura carriere universitarie, apertura presso questa o quella casa editrice e, non da ultimo, tace su i miei affari evitando di mettere in difficoltà il partito degli affari.
Trasversalissimo, nebuloso ma geograficamente bene identificabile a sud di Dante Alighieri, poi, è il Ptm, partito trasversale meridionale: gioiosa macchina da guerra con una capacità straordinaria nel bloccare ogni provvedimento di tagli a sprechi e nel mantenere ben saldi privilegi insostenibili, clientele, assistenzialismo attorno al quale prosperano corporazioni, clientele e gruppi di potere. Ultimo exploit del Ptm, in ordine strettamente temporale, la dura protesta di sei parlamentari siciliani, da Calogero Mannino, già sindacalista Cisl e ministro democristiano, ai senatori Crisafulli del Pd, Firrarello Pdl, Salvo Fleres di Forza Sud che si sono rivolti alla magistratura contabile perché la manovra Bis di Tremonti, varata pochi giorni fa, fa saltar loro una delle due indennità che percepiscono, la pensione di consigliere regionale che non può più essere pagata visto che ricevono già lo stipendio da parlamentari. Sempre in Sicilia, la Giunta regionale - sostenuta da una coalizione che vede anche l'Udc e il Pd nonché gli autonomisti siciliani - ha intenzione di ricorrere contro la manovra perché il governo italiano minaccia di non far giungere a Palermo i fondi statali per il federalismo nel caso in cui non si provvede alla sforbiciata di enti e poltrone, circa 1.753 queste ultime tra Regione, Provincie e Comuni.
In troppi, quando si tratta di incassare sono italiani, italianissimi,  "pecunia non olet" e che si tratti di intascare Euro o Dollari Usa (magari per costruire una base militare) si prende con la mano destra o la sinistra poco importa conta solo prendere, ma quando si tratta di pagare e perdere privilegi si manda il conto a Nord e caste, lobbies, corporazioni, accademie, consorterie varie fanno quadrato: la colpa è sempre della Lega.
Dov'erano, questi signori che protestano contro la Lega, quando bocciarono la devolution proposta dal ministro Calderoli che dimezzava il numero dei parlamentari? A votare contro. Â
Perché in Italia c'è sempre un contro che ha sempre ragione. Alcide De Gasperi, in un Consiglio dei ministri nel 1947, disse "Vi è in Italia un quarto Partito, che può non avere molti elettori, ma che è capace di paralizzare e di rendere vano ogni nostro sforzo, organizzando il sabotaggio del prestito e la fuga dei capitali, l'aumento dei prezzi o le campagne scandalistiche..."De Gasperi era uno statista, conosceva bene gli italiani al punto tale da aver escogitato, e non a caso, una straordinario stratagemma per assicurare ai suoi trentini l'autonomia da Roma:  all'epoca la sinistra italiana lo disprezzava, ma aveva (ed ha) ragione lui.
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