Opinioni

Categorie: VicenzaPiù

Boom di accessi a www.vicenzapiu.com

Mercoledi 5 Agosto 2009 alle 08:30

Cresce il settimanale VicenzaPiù e cresce anche la sua versione online, con pezzi e commenti giornalieri e con la pubblicazione costante e quotidiana dei comunicati stampa di interesse generale che pervengono in redazione.

VicenzaPiùNel mese di luglio sono iniziate le ‘sperimentazioni' quotidiane e le finestre di colloquio con i lettori anche sui singoli articoli, tra cui quella legata tuttora e con successo superiore ad ogni più ottimistica attesa alla firma dell'Appello per la Dignità di Vicenza.


Da settembre, ma i primi ‘assaggi' ci saranno anche ad agosto, come questo pezzo informativo, inizierà anche la pubblicazione quotidiana di articoli ed inchieste scritti ad hoc per la versione online per fare in modo che il lettore del settimanale cartaceo abbia ogni giorno motivi di andare sul sito per aggiornarsi su quello che accade a Vicenza per come è visto dalla redazione di VicenzaPiù e con la possibilità, unica per i media locali della città, di commentare, in accordo o in disaccordo, liberamente.

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Pat, Dal Molin, Aim, Campo Marzo: vorrei che...

Lunedi 3 Agosto 2009 alle 08:30

Lista ragionata dei problemi che ci aspettano al rientro dalla vacanze. E di come potrebbero essere risolti

 

Per un mese stacchiamo la spina e ce ne andiamo in ferie. Al rientro, vorremmo vedere certe cose e non rivederne altre, a Vicenza. Stiamo sognando, ovviamente. Eccovi una lista ragionata dei nostri "vorrei".


I voti del cemento
Cantieri e cementoNon vorrei che a furia di "qualche compromesso" il nuovo piano strategico che cambierà il volto della città, il Pat, si tramuti in una colata di cemento peggiore di quelle versate negli anni bui del terzetto Hullweck-Bressanello-Zocca. La Lazzari, madrina di quest'atto amministrativo che è il più gravido di conseguenze per i decenni futuri, ricorda ossessivamente di tenere salda la "governance", l'ultima parola sui mille progetti annunciati. Ma, come ha correttamente fatto notare il pidiellino Maurizio Franzina, nell'elenco dei desideri non c'è traccia di priorità, tempistiche, cifre. Replica: bisogna aspettare la fase due, ovvero il Piano degli Interventi, che non prima del 2010 riempirà il disegno generale del Pat di tutti i piani edilizi specifici, dal primo all'ultimo.

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Ferragosto in città. Idee per sopravvivere all'estate

Domenica 2 Agosto 2009 alle 08:30

Dalle biblioteche di quartiere ai boschi periurbani, piccolo vademecum per chi passerà le ferie a casa. Per scoprire che, per divertirsi, non ci sono solo le vacanze lontane

 

un infuocato pomeriggio d'agosto: che fare?Il vecchio detto "agosto, chiuso per ferie" è passato di moda. Ormai non si svuotano più nemmeno metropoli come Roma o Milano, non del tutto per lo meno; figurarsi i centri più piccoli come la nostra Vicenza, dove la serrata generale attorno a Ferragosto è sempre andata in scena in tono minore. Quest'anno, poi, con la crisi che incombe e le prospettive di ripresa ancora molto incerte, la città si annuncia anche meno vuota del solito. Per scelta o per necessità, saranno in tanti a non partire per le vacanze, o a concedersi solo qualche periodo molto breve (una settimana, un paio di week-end lunghi....). E quindi a dover fare i conti con l'eterno problema di come riempire le afose giornate d'agosto. Se siete tra questi, ecco qualche suggerimento - senza nessuna pretesa di esaustività, lo diciamo subito - su come ingannare il tempo tra giochi, divertimenti, arte e cucina .

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Sogni (e incubi) d'estate

Sabato 1 Agosto 2009 alle 09:17

 Oggi esce in edicola VicenzaPiù n.160, l'ultimo prima della chiusura estiva. Il prossimo numero uscira, migliorato e rinnovato, il 4 settembre, mentre la versione online www.vicenzapiu.com verrà aggiornata quotidianamente da noi e dai vostri commenti.

Il n. odierno sarà scaricabile in versione pdf domani e poi sarà, come al solito, distribuito come free press in 150 punti della città. Buona lettura del n. 160 e buone vacanze a chi le fa e buon agosto a chi non va in vacanza: www.vicenzapiu.com sarà sempre con voi.

 

Ecco ora l'editoriale di oggi del direttore Luca Matteazzi

 

Megasvincoli e vecchie centrali in Inghilterra: sarà così anche a Vicenza (Polandeze)Dall'inceneritore al Dal Molin, bilancio paradossale dell'ultimo anno di VicenzaPiù. Contro speculazioni e smanie di costruzione

Ci siamo sbagliati, lo ammettiamo. Un paio di settimane fa abbiamo pubblicato un appello, firmato dal nostro redattore Alessio Mannino e dal blogger Marco Milioni, in cui si sosteneva che la questione Dal Molin fosse l'occasione per rimettere al centro del dibattito civico e della discussione politica una visione del mondo, un'idea di società, una prospettiva verso cui muoversi, dei valori. Per tornare a ragionare sulle famose grandi domande dell'uomo - sempre quelle, cosa ci facciamo qui? dove vogliamo andare? -, e non solo sulla gestione miope e senza slanci dell'ordinaria amministrazione.
Beh, facciamo mea culpa. Al di là dei toni in alcuni punti discutibili, è proprio il ragionamento di fondo che è alla base dell'appello ad essere sbagliato, come alcuni ci hanno bonariamente fatto notare. E siccome siamo persone ragionevoli, non ci resta che ravvederci.

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Categorie: Politica

Piano Lazzari fra sogni e realtà

Mercoledi 29 Luglio 2009 alle 08:00

La responsabile dell'urbanistica: "Meno abitanti rispetto al Pat di Zocca". L'ex assessore Franzina: "Non bisogna avere paura della crescita"

Francesca LazzariD'estate fa caldo, la gente ha la testa alle ferie, la politica è l'ultimo dei pensieri. Fatto sta che in questo afoso luglio 2009 l'amministrazione di centrosinistra capitanata da Achille Variati ha sguinzagliato in cinque incontri pubblici gli assessori competenti sul Pat (piano di assetto del territorio), volgarmente conosciuto come nuovo piano regolatore. Madrina di queste serate di "ascolto" è stata naturalmente la responsabile dell'urbanistica, Francesca Lazzari. Ambiente, edilizia abitativa, centro storico, viabilità, socialità: i temi racchiudono in pratica la sostanza di cosa vuol dire vivere a Vicenza, e difatti l'importanza del Pat consiste nel tracciare le linee-guida per i prossimi dieci anni e passa di una città ferma al prg Marconi (1958!) e alle varianti cumulatesi negli ultimi quarant'anni in modo estemporaneo e caotico.

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Categorie: Politica

Comitato anti-abusi: "Torre Girardi, legge violata"

Mercoledi 29 Luglio 2009 alle 08:00
«Constato una sorta di schizofrenia fra l'alto momento progettuale del Pat e le scelte su casi specifici come la Torre Girardi». Paolo Crestanello del Comitato Anti-abusi ha fiducia nell'assessore Francesco Lazzari. Decisamente meno nel suo collega dell'edilizia privata, Pierangelo Cangini. I due impersonificano la scissione che lui denuncia, carte alla mano.
La Torre Girardi è un contestatissimo grattacielo che svetta nella zone ovest della città, non lontano da un corso d'acqua noto come Roggia Dioma (ed è un particolare decisivo, come ora vedremo). Il problema, che ha visto scontrarsi in tribunale Provincia e Comune ai tempi di Hullweck e Dal Lago, erano la destinazione d'uso, che l'area stabilirebbe come produttiva e non direzionale, e l'altezza, superiore di due piani ai 25 metri consentiti. Il caso è stato sanato dall'assessorato di Cangini (dirigente: Michela Piron, in attesa di conferma) con una multa di quasi un milione di euro e l'obbligo per il privato, la Geal-Bdf, di mantenere industriali i primi sette piani, mentre gli ultimi due possono convertirsi in uffici. L'assessore all'ambiente Antonio Dalla Pozza in seconda battuta ha puntualizzato che la sanatoria è stata l'opzione migliore per evitare contenziosi da parte del privato. Un modo, insomma, per evitare la richiesta di danni.
Ma il punto, secondo il mastino Crestanello, non è nella demolizione di quei due famosi piani in più. E' l'edificio stesso ad essere abusivo per intero. E questo perché si trova nei 150 metri di terreno adiacente alla Roggia Dioma, che li rende vincolati da un punto di vista paesaggistico. E per dimostrarlo ci racconta una storia che parte nel 2004. «In quell'anno l'Aim chiede l'autorizzazione paesaggistica alla Provincia per l'interramento di un elettrodotto, insomma per scavare. La Provincia domanda a sua volta al Comune. Nel 2005 arriva la risposta a firma del dirigente della mobilità Adolfo Trevisan, alquanto ambigua: nega che ci sia il vincolo ma non spiega perchè». Frattanto la Provincia autorizza ma apre un'istruttoria e chiede il parere della Regione, che dice la sua con estremo ritardo, nel 2008: la Roggia è vincolata in tutto il suo corso per 150 metri. Del resto, anche il Piano di Coordinamento Provinciale afferma che lì sussiste un vincolo. «Il fiume, infatti, fa parte di un elenco regionale di acque pubbliche che costituiscono vincolo in base alla legge nazionale (regio decreto 25/1/1923, ndr)». Cangini in consiglio comunale, incalzato dalla consigliere Cinzia Bottene, ha detto che l'area non è vincolata. «Mi spiace per lui, ma è clamorosamente falso. La Regione e la Provincia dicono il contrario. Perché lui non applica il vincolo, invece di trincerarsi dietro perizie che non c'entrano niente, che sono state una perdita di soldi?». Crestanello è allibito. E lo è ancor di più dopo aver sentito l'assessore, nella serata sul Pat del 20 luglio, dichiarare di conoscere la carta dei vincoli. «Come comitato, comunque, andremo fino in fondo. Chi firmerà la sanatoria dovrà risponderne in sede giudiziaria e contabile. A quel punto Cangini, messo di fronte all'evidenza, avrà tre possibilità: o tornare indietro perdendoci la faccia, o dimettersi, o andare avanti magari scaricando la responsabilità sul dirigente. E, sapendo come vanno le cose a Vicenza, credo sarà la terza».
Quanto alla giustificante di parare il colpo di un risarcimento danni, Crestanello cita l'altro caso di questi giorni, quello dell'ampliamento edilizio del terreno di proprietà della famiglia Scalesia, vicina ad An, nota come ristorante Conchiglia d'Oro. «Qui è stata fatta una variante ad hoc, e se la diamo per buona, cioè ben fatta, ci può stare (sempre al netto della valutazione politica: è giusto coprire gli errori del passato?). Ma come principio, io dico che un'amministrazione comunale può rivalersi dei danni proprio su chi l'aveva preceduta, e che può sempre cancellare i permessi in autotutela». Tornando alla Girardi, insomma, il contenzioso poteva essere girato agli ex responsabili dell'edilizia privata. Conclusione di Crestanello: «Cangini è dell'idea che lo scopo dell'amministrare sia il "buon senso". Sì, ma tenendo ferma come stella polare la legge, che dev'essere la linea di demarcazione sulla quale non si può transigere. Altrimenti non è più una questione di un edificio abusivo, ma di funzionamento dell'ordinamento civile e democratico». Il principio legale contro quello di realtà, ci verrebbe da dire. In quei 150 metri vincolati è presente, grossa come un macigno, anche la Fiera, oltre ad una bella fetta della zona industriale. Un giudice a Berlino seguirebbe la legge tout court. Ma siamo sicuri che lo farebbe anche il giudice di Vicenza?

 

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Anche le coop piangono

Domenica 26 Luglio 2009 alle 08:00

Il mondo della cooperazione è colpito duramente dalla crisi, e ad aggravare la situazione si aggiungono le false cooperative che frodano fisco e lavoratori. La novità positiva: da marzo la cassa integrazione vale anche per le cooperative

 

Un operaio (Fazen)Il vademecum dei raggiri che vengono usati, troppe volte, per trasformare una cooperativa in uno strumento per opprimere lavoratori prevalentemente stranieri, e truffare l'erario. Ne parla un sindacalista del settore, Matteo Adami della Fit Cisl, che indica la strada per evitarli, e spiega l'innovazione - tutta veneta - della cassa integrazione in deroga per i soci lavoratori coop che rimangono senza lavoro a causa della crisi. L'informazione sulla presenza dell'ammortizzatore sociale è tanto più importante in quanto, ad oggi, la possibilità di ottenerlo è quasi sconosciuta: si contano sulle dita di una mano le società mutualistiche che l'hanno chiesto alla Regione per i propri soci lavoratori, rimasti a casa senza lavoro e senza stipendio.

 

Assemblee fantasma

La premessa è necessaria, per capire le difficoltà che si hanno nel tutelare in qualche modo i soci delle cooperative. «Fino al 2001 - precisa l'esponente sindacale - le società mutualistiche pagavano gli stipendi facendo un'assemblea dei soci, e decidendo lì le quote per ognuno. Era chiamato compenso. Le legge 142/2001 ha disciplinato la figura del socio e quella del lavoratore, la grande novità è stata che si è passati a un contratto normale, con tutele». L'innovazione era importante, e tesa ad evitare abusi nella distribuzione dei compensi: se infatti nella prima convocazione dell'assemblea in cui si fissa il compenso le decisioni devono essere prese con una maggioranza del 51 %, lo stesso non vale per la seconda convocazione, in cui decide la maggioranza dei presenti: «Il rischio era, ed è ancora, di avere convocata la seconda assemblea a Tripoli, in spiaggia, di notte... - spiega ironicamente l'esponente sindacale -, in sostanza in modo da escludere la maggioranza dei soci, per prendere decisioni gravose che poi coinvolgono tutti: ad esempio un compenso bassissimo».
Con la 142 si è cercato in parte di porre rimedio a queste situazioni. Subito dopo, nel 2002, i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno siglato un protocollo d'intesa con le principali associazioni datoriali (Legacoop, Confcooperative, Agc): il testo consentiva, visti gli aumentati oneri che il contratto di lavoro introduceva per le società mutualistiche (quali ad esempio la tredicesima), di scaglionare negli anni gli istituti contrattuali. In pratica estenderli un po' alla volta, dal 2001 al 2008. «La 142 ha finalmente spiegato come normare la parte del socio e la parte del lavoratore, e introdotto il contratto di lavoro. Da quel momento, quindi, ad esempio per le cooperative di trasporto e facchinaggio, di cui ci occupiamo, il testo di riferimento è diventato il contratto dei trasporti. Una delle cose che la 142 non ha detto, e che ha creato grandi problemi per motivi giuridici in seguito, è se nella società mutualistica, in caso di socio lavoratore, sia prevalente la figura del socio o quella del lavoratore».

 

Fatta la legge, trovato l'inganno

«Purtroppo oggi un tipo di società come la cooperativa, massima espressione della solidarietà e libertà nel lavoro presente nell'ordinamento italiano, viene spesso impiegata, all'opposto, per privare di diritti i lavoratori. Le coop di questo tipo sono moltissime, per fare un esempio, a Vicenza si contano sulle dita di due mani le società mutualistiche di facchinaggio che fanno vere assemblee fra i lavoratori». Quando un socio lavoratore di una cooperativa si presenta negli uffici Fit di Vicenza per chiedere aiuto, per contributi non pagati o tutele non rispettate, «la prima cosa che facciamo è andare a guardare da quanto la sua società è iscritta nel registro delle imprese. Recuperiamo due o trecentomila euro l'anno di contributi, ma è difficile perché il settore è una vera giungla».
Sotto i due anni di iscrizione al registro, il rischio di frodi è molto elevato. Il primo sistema per aggirare i controlli è proprio questo: «Le coop che fanno assemblee sono poche, le altre sono "società" a tutti gli effetti: durano due anni, il tempo del primo bilancio, poi chiudono. Chiudono "prima" del bilancio, per la precisione: lo possono fare, e non succede nulla. E se ci sono contributi non versati per i soci lavoratori, dopo sono problemi dei lavoratori stessi. Che in genere sono stranieri e non sono informati a sufficienza». Succede quindi che i soci, ignari di tutto, siano convinti di versare regolarmente i contributi, mentre questo non viene fatto dalla società. I controlli? «L'Osservatorio sulla cooperazione a Vicenza è fermo da due anni, non se ne fa nulla. I controlli sono affidati al ministero del Lavoro, ma quand'anche la società disonesta venga multata, chiude subito dopo, senza neanche aspettare i due anni, e a rimetterci sono nuovamente i lavoratori».

 

Licenziamenti lampo e crisi a sorpresa

L'assemblea, nella società disonesta, diventa strumento di raggiro. «Il lavoratore straniero, spesso non a conoscenza delle proprie prerogative e diritti, non partecipa alla prima assemblea. La seconda viene convocata in modo che vi partecipi un numero ristretto di persone, magari un solo socio, e lì si delibera a maggioranza dei presenti quel che si vuole». Un altro abuso che spesso si riscontra è la durata del periodo di prova, arco di tempo in cui ogni lavoratore può essere licenziato senza preavviso: «Purtroppo, ed è stato un errore anche del sindacato, nell'intesa stipulata con le associazioni datoriali nel 2002 si è prevista una deroga ad alcuni articoli del contratto di lavoro nazionale. Per esempio alla durata del periodo di prova del socio lavoratore: così si hanno abusi come statuti di cooperative con periodi di prova di 180 giorni, sei mesi in cui il lavoratore può essere licenziato seduta stante con tutte le conseguenze del caso».
Un altro sistema per aggirare le normative, scaricando sui lavoratori costi e oneri, è la dichiarazione dello stato di crisi. «Esiste anche nelle società mutualistiche, ma ancora attraverso il sistema dell'assemblea in seconda convocazione viene dichiarato senza che ne siano a conoscenza i soci lavoratori. Quindi succede che il lavoratore scopre in busta paga che è stato dichiarato lo stato di crisi, e dal cedolino scopre che nell'assemblea sono state prese decisioni importanti come, ad esempio, togliere la tredicesima e la quattordicesima a causa della crisi. O ridurre il compenso dei soci di qualche centinaio di euro. Purtroppo proprio a causa della non definizione della preminenza della figura di socio o di quella di lavoratore nell'ordinamento giuridico, quando la società mutualistica riduce il compenso del socio la causa che si può intentate è solo civile, niente giudice del lavoro. Con tutti i tempi del caso». Infine le società mutualistiche, se lo vogliono, possono derogare alla norma che prevede che, in caso non ci sia lavoro, il lavoratore riceva comunque la paga. È previsto dalla normativa, e viene fatto spesso.

 

La novità: la Cig in deroga

Secondo il sindacato, il rimedio a queste situazioni deve essere anzitutto una reale conoscenza dello strumento cooperativo da parte dei soci-lavoratori stranieri. «Educare i soci ai loro diritti è la cosa più importante. Quando andiamo nelle cooperative in cui ci rendiamo conto di aver a che fare con situazioni strane, la prima cosa che facciamo è dire ai lavoratori di convocare un'assemblea con il 51 per cento dei voti, ed eleggersi il presidente che vogliono loro. Spesso non si rendono conto di poterlo fare. La disonestà di alcuni va a danneggiare l'attività delle società mutualistiche oneste, come ad esempio, a Vicenza, Eurocoop». Una novità introdotta recentemente in Veneto è la cassa integrazione in deroga anche per i soci lavoratori delle cooperative di trasporto. Dal 31 marzo 2009 possono chiedere, in caso non ci sia lavoro, la cassa integrazione per 180 giorni: «E' una novità assoluta, come Cisl ci siamo impuntati perché venisse esplicitamente inserita la dicitura "soci lavoratori". Così non possono esserci dubbi. Purtroppo ad oggi solo poche cooperative hanno chiesto l'ammortizzatore sociale». Un po' di numeri: alla fine di giugno a Venezia risultavano autorizzate richieste di Cig in deroga per un milione e 144mila euro, per società mutualistiche. Avevano fatto richiesta in sedici, per lo più grosse cooperative dell'area portuale: la differenza con le società artigiane e industriali è abissale, considerando che nel complessivo erano state autorizzate Cig per 57 milioni 382 mila euro. Soprattutto, negli stessi giorni non risultava in lavorazione nessun'altra pratica per richieste di Cig da parte di società mutualistiche. «Questo nonostante la crisi le abbia colpite duramente, e molte siano senza lavoro. La realtà è che spesso la richiesta di Cig è solo una seccatura burocratica per la società, quindi non la fanno nemmeno tanto i soci lavoratori non sanno di averne diritto. Quello che ci vuole e per cui stiamo lottando - conclude Adami - è più informazione, e più formazione ai propri diritti da parte dei soci».

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Categorie: Politica

Appello ai lettori. Non a lorsignori

Sabato 25 Luglio 2009 alle 07:03

I primi commenti al Contro-Patto per Vicenza (provocazione democratica di Mannino e Milioni) compaiono in Home Page dal 25 luglio, sul n. 159 in edicola da sabato 25 luglio, in distribuzione free da domenica 26 oltre che scaricabile da questo sito.

 

I commenti, quando rimossi dall'Home Page per fare spazio ad altri articoli, rimarranno poi nella sezione Ultimi inserimenti del 25 luglio

 

 

Di seguito il pezzo di Alessio Mannino

 

Non c'eravamo messi in testa chissacchè, Marco Milioni ed io, quando abbiamo deciso di appellarci alla nostra amata-odiata Vicenza per ricordarle che c'è un bene superiore a tutto, anche agli schei: la dignità. Di sicuro non pretendevamo di ricevere risposta da coloro che contano in città, gli Zuccato di Confindustria, i Variati di un Comune ufficialmente contrario al Dal Molin americano, i Nosiglia di una diocesi che confonde la pace con la pacificazione dei sensi. Per non dire, va da sé, della stragrande maggioranza dei pochi intellettuali, imboscati a farsi gli affari propri, così come ogni buon vicentino medio che si rispetti. Più modestamente, il nostro intento era lanciare un sasso nello stagno senza l'ambizione di adesioni eccellenti, fornendo una chiave di lettura più ampia di quella, da orto chiuso, del Patto proposto dal trio Alifuoco, Giulianati e Figoli, tutto teso a cavar un piatto di lenticchie da un esproprio di sovranità, democrazia e, ribadisco, dignità. Chi scrive, scrive per i lettori, soprattutto quelli il cui nome non fa notizia.
Eppure, nel nostro piccolo qualcosa abbiamo pur smosso, se è vero che si è scomodato persino il potente direttore del Giornale di Vicenza, Giulio Antonacci. Il quale, nell'editoriale di domenica 19 luglio, ha lanciato il suo anatema contro di noi e contro Giuliano Zoso, opinionista del Corriere del Veneto che in un gustoso corsivo aveva infilzato i sottoscrittori del documento del power trio canzonandoli come dei "senzatetto", marginali comprimari della politica berica alla disperata caccia di visibilità. Antonacci ci accusa di amare lo scontro per lo scontro, ci addita come volgari sobillatori, ci fa passare come inconcludenti mestatori che non conoscono l'abc del "confronto democratico". Indegni, di conseguenza, di una replica diretta. A parte l'ineducazione di non citare mai per nome e cognome chi si sta liquidando senza entrare nel merito (non sia mai!), l'augusto collega ha proprio un bel dire: ci taccia di non avere dimestichezza con le regole del confronto, salvo sottrarsi ad esso lui per primo negandoci la credibilità di interlocutori. Curioso concetto di dialogo, davvero.
Qualcuno potrebbe ribattere: avete attaccato frontalmente i suoi beniamini, mica potete accampare diritti per un dibattito con persone definite "pacificatori alle vongole" (giudizio che confermiamo). Ma infatti, lo ripeto, non ci aspettavamo nulla di serio, significativo, pregnante. Non da Antonacci, quanto meno. Forse un po' di più da Luca Ancetti, che presentando sulla Domenica di Vicenza lo scritto dei tre moschettieri aveva invocato proprio un libero e aperto confronto. Ancetti: siamo qua. La morale finale è che da queste parti la vis polemica è scambiata per violenza, osare parlar forte e chiaro porta a essere trattati come innominabili appestati, e che soprattutto non si hanno gli attributi per ribattere sul punto, contrapponendo argomenti agli argomenti. Forse perché, semplicemente, non se ne hanno. Sicuramente, perché equivarrebbe a scendere dal piedistallo di chi è abituato a considerare le critiche come delitti di lesa maestà.
Visioni del mondo diverse, si dirà. Intanto, qualche idealista che crede ancora che le idee non debbano per forza tramutarsi in affari c'è. Potete rendervene conto qui affianco. Ci fanno piacere le illustri firme, almeno per chi li conosce, del teorico italiano della decrescita, Pallante, e del sociologo romano Gambescia (che per inciso proviene da un'area di destra democratica e sociale, un po' la stessa del "nostro" Belloni). Altrettanta soddisfazione, consentitecela, è quella di aver visto segnalato il nostro appello sul sito di Marco Travaglio (in data 21 luglio scorso), da sempre al fianco del no alla base pur essendo un montanelliano di ferro, perciò al riparo dalla trita accusa di antiamericanismo. Di Emilio Franzina e della Equizi non ci stupiamo, data la carica di principio che mettono nella lotta politica. Meno scontati i commenti di condivisione di una Dovigo, ambientalista doc ma moderata per carattere e convinzione, o di un Asproso, di cui è anche apprezzabile la presa di distanza dai toni: significa che non partecipa per lisciare il pelo (ma Ciro: è manicheo dire tutta quanta la verità che nessuno dice mai? vabbè giudicare col metro del politico, qui e ora, ma la sinistra rimarrà nelle catacombe in eterno, se non ricomincia a volare alto - e difatti un Giuliano Corà ha abbandonato il campo rosso proprio per questo). Molto gradito, infine, il contributo della segretaria Cgil, Marina Bergamin, a cui però chiederemmo di far seguire le parole ai fatti, discostandosi nettamente dall'amore per lo status quo che contraddistingue i suoi omologhi della Triplice - in questo assimilabili al Pd, che a Vicenza, eccezion fatta per sparuti singoli, fluttua nel vuoto pneumatico.
Ci piacerebbe sapere, però, dove sono i cattolici, i pacifisti senza se e senza ma. E gli ultradestri, che una pur minima sensibilità alla dignità nazionale, se non umana e politica, dovrebbero ancora conservarla? Quanto al Presidio, per dovere di cronaca rendiamo noto che sia la Bottene che Marco Palma, addetto alla comunicazione, erano in ferie. Non avendo la possibilità né l'obbligo di rincorrere tutti i suoi esponenti abbiamo rinunciato a inseguire un loro parere, oltremodo a fagiolo in quanto fondato su un No più vasto rispetto alla pochezza dei rilievi urbanistici (e tuttavia insudiciato da rigurgiti di guerriglia tafazziana: 4 luglio docet?). Idem per i comitati di Giancarlo Albera. Aspettiamo fiduciosi.

Alessio Mannino

 

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Travaglio segnala appello di VicenzaPiù

Venerdi 24 Luglio 2009 alle 23:51

Marco TravaglioMartedì 21 luglio, sotto l'articolo intitolato "Giorgio Ponzio Napolitano", Marco Travaglio ha segnalato sul suo blog  http://voglioscendere.ilcannocchiale.it l'Appello per la Dignità di Vicenza. Un grazie a Marco, che da montanelliano di ferro e perciò inattaccabile sul piano del presunto "anti-americanismo", ha voluto darci una mano a diffondere un documento che ambisce proprio a innalzare il dibattito sul Dal Molin ad un livello nazionale (se non internazionale).
Quanto a noi, lo ribadiamo una volta per tutte: non siamo anti-americani. Non abbiamo nulla contro il popolo americano. Ce l'abbiamo con la politica imperialista dei suoi governi. E che al potere ci sia Bush o Obama, com'è sotto gli occhi di tutti, non fa alcuna differenza.

Alessio Mannino


Domani è in edicola VicenzaPiù n. 159 con i commenti all'appello. Ci sarà da sorprendersi.

 

 

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Caldo e afa, istruzioni per l'uso

Venerdi 24 Luglio 2009 alle 18:38

L'anagrafe delle fragilità proposta dopo la torrida estate del 2003 non c'è. Ma la rete di Comune, Ipab e Ulss è pronta a intervenire. Dai condizionatori ai numeri di pronto intervento, ecco cosa fare quando il solleone picchia duro

 

Caldo (Sheldon Pax)Quest'anno si è fatta attendere un po' più del solito, ma è bastato qualche giorno di afa e temperature over 30° per far scattare di nuovo l'emergenza caldo. I temporali che fino a poche settimane fa rinfrescavano l'aria, provocando in alcuni casi anche danni considerevoli, sembrano già un ricordo, i termometri salgono fino a toccare i 34-35 gradi, e si torna subito a parlare di allerta e caldo africano, anche se per il momento siamo distanti dalle condizioni della torrida estate del 2003, con 15.000 decessi causati dal caldo in Francia e 7.000 nel nostro paese. Proprio allora, sulla scia delle polemiche, il ministro della Salute Girolamo Sirchia predispose un piano per limitare gli effetti della calura sulle fasce di popolazione più esposte a rischi. Molti ricorderanno come vennero accolti, con forti perplessità e in qualche caso battute ironiche, gli inviti rivolti agli anziani a trascorrere i pomeriggi in centri commerciali e supermercati dotati di aria condizionata o presso le caserme dei vigili del fuoco. Ma quelle trovate estemporanee nascondevano anche qualche iniziativa più strutturata.

 

L'anagrafe dimenticata


Il piano Sirchia prevedeva infatti un'"anagrafe delle fragilità", sorta di elenco degli anziani e persone più a rischio stilato sulla base dell'età e della storia clinica, di cui tutti i comuni si sarebbero dovuti dotare. Un mezzo utile ad "agganciare" all'attenzione dei servizi sociali e delle strutture sanitarie chi potrebbe aver bisogno di interventi rapidi e mirati. A tutt'oggi però, come rileva un articolo apparso nei giorni scorsi sulle pagine del Corriere della Sera, questo strumento è presente in solo la metà dei circa 8.000 comuni italiani. A Vicenza esiste già da qualche anno un piano "Estate sicura", che viene rinnovato anche in questo 2009, ma di "anagrafe delle fragilità" neanche l'ombra. Tanto che nè l'assessore competente nè i dirigenti dell'assessorato avevano avuto notizia della sua esistenza. Una circolare persa per disattenzione sotto pacchi di fogli? Colpa dei precedenti amministratori che non hanno recepito nè trasmesso alcunchè ai successori?

 

Il piano "Estate sicura"


Fatto sta che l'assessore alla famiglia e alla pace Giovanni Giuliari assicura che ci si attiverà per recepire l'ordinanza, peraltro rinnovata dall'attuale vice-ministro con delega alla Salute Ferruccio Fazio, ma sottolinea come il comune di Vicenza sia già preparato ad affrontare l'emergenza caldo grazie ad una rete assistenziale consolidata: "Il comune monitora costantemente la situazione degli anziani a rischio attraverso il servizio sociale e le strutture dell'Ipab" spiega l'assessore. Tutte le segnalazioni di intervento vengono smistate da un call-center. Chiamando lo 0444-221020, attivo tutti i giorni dalle ore 7,00 alle 24,00 fino al 31 agosto, un operatore sarà già in grado di attivare le necessarie misure. Ci si metterà allora in contatto con la struttura ospedaliera per un'emergenza sanitaria. O si attiveranno Aim e Amcps per piccoli interventi di manutenzione nelle abitazioni: "Ma consigliamo anche di frequentare i nostri centri diurni, che sono dotati di climatizzazione. Poi si può accedere, sempre grazie all'Ipab e a Federfarma, alla consegna a domicilio dei pasti o dei farmaci. Questo per evitare che le persone anziane siano costrette ad uscire di casa nelle giornate più calde" aggiunge Giuliari. Il comune dispone inoltre di 40 condizionatori che possono essere concessi in comodato d'uso per tutta l'estate a chi, abitando nelle case popolari, ne facesse richiesta. Poi ci sono convenzioni con le piscine comunali per offrire tariffe agevolate a chi dispone di un reddito inferiore ai 20.000 euro.

 

Pochi interventi, tanti consigli


"Estate sicura" è un'iniziativa che dura ormai da diverso tempo ma che, secondo i dati forniti dall'assessore, non sembra dover venire incontro ad un gran numero di richieste: ogni anno una trentina, quest'anno fino ad ora solo 10 gli interventi. Ma se la situazione dovesse aggravarsi? "Se avessimo davanti 2 o 3 settimane di caldo intenso dovremmo alzare la soglia di attenzione. Ma siamo in ogni caso pronti ad affrontare la cosa, tanto più che ogni anno il servizio viene migliorato". Anche in ospedale ogni anno si devono fare i conti con i sempre numerosi casi di malore dovuti alle temperature africane. E spesso il pronto soccorso è il primo approdo. Ma quest'anno sarà diverso dal solito? "Ogni anno ci si preoccupa eccessivamente per il caldo o per il freddo. Noi manteniamo come al solito alto il nostro livello di attenzione. Siamo già pronti ad affrontare i vari scompensi o colpi di calore. Probabilmente faremo in modo di liberare posti letto in altri reparti per averne un numero più adeguato" dice il primario del pronto soccorso cittadino Vincenzo Riboni. "Le raccomandazioni sono più o meno sempre le stesse: bisogna stare a riposo, non uscire nelle ore più calde, non creare situazioni di disidratazione. Quindi bere acqua e mangiare alimenti facilmente digeribili, preferibilmente frutta e verdura". E la famosa "anagrafe delle fragilità"? Alla Ulss se ne è mai parlato, visto che l'input viene dal viceministro alla Salute? "Non ne conoscevo l'esistenza, ma mi sembrerebbe uno strumento valido" commenta il primario. Uno strumento rimasto però, per ora, solo sulla carta.

 

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Commenti degli utenti

Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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