C'è poco da ridere
Venerdi 19 Febbraio 2010 alle 18:04In anteprima le "ciacole" che troverete in prima pagina del numero 183 di VicenzaPiù, da domani in edicola e da domenica online e nei consueti punti di distribuzione in città .
Un lettore ci ha inviato alcune riflessioni sui manifesti elettorali che in queste settimane stanno invadendo strade e piazze. "Compaiono personaggi che non ho mai visto e di cui non conosco nulla - scrive -. So solo che mi stanno guardando mendicando il mio voto con un sorriso luminoso. Francamente io non so cosa ci sia da sorridere in questo durissimo periodo, con tanta gente senza lavoro e tanti altri che lo perderanno tra poco. Comprendo che i partiti si stiano mobilitando per le elezioni, ma non riesco a digerire tutti questi volti sorridenti di gente mai vista prima, dal nome sconosciuto che sta spendendo una valanga di denaro per chiedermi il voto. Non riesco a comprendere come questa gente così sorridente possa spendere allegramente in pochi giorni i soldi che io neanche mi sono di guadagnare in un anno. Io non so dove andrò a trovare i soldi della retta di mia madre perché già oggi ho difficoltà a star dietro a tutto: bollette, affitto casa, mensa scolastica per i figli. Per me, c'è poco da ridere, ma molto da riflettere, davanti a chi intasca mazzette nascoste in pacchetti di sigarette, a chi va a farsi massaggiare di nascosto, a chi organizza o partecipa a festini con quelle che oggi si chiamano escort e che un tempo avevano altri nomi".
C'è poco da aggiungere. Se non che, da quanto si vede finora, la campagna è partita con gran dispendio di mezzi ma pochissime idee. Solite foto, soliti inviti al voto, soliti slogan, zero fantasia. Non c'è davvero niente da ridere.
Pedemontana e nucleare, la replica di Ciambetti
Giovedi 18 Febbraio 2010 alle 20:13riceviamo e pubblichiamo
Rispondo alla nota che Luca Matteazzi mi ha riservato nell'articolo "La Coerenza non è più una virtù", dove vengo preso come spunto per una serie di considerazioni sulle contraddizioni che caratterizzano parte del mondo politico vicentino. Il tema meriterebbe, per altro, maggiori approfondimenti. Un conto è il trasformismo che non mi riguarda: nella politica Vicentina ci sono casi emblematici che meriterebbero una analisi, diciamo a 360 gradi. Un altro conto, e anche questo non mi riguarda, è il maturare una nuova posizione e, di conseguenza, mutare idea: percorso più che legittimo. Un'altra possibilità è il restare saldamente coerenti alle proprie idee mentre la maggioranza della propria area politica sceglie un candidato fotocopia a quello dell'area avversa fregandosene altamente di coerenza, idee e progetti: Balzi potrebbe tenere una lezione. In tema di coerenza, dunque, non sarei solo, come del resto Matteazzi aveva fatto notare con onestà intellettuale, ma non sarei nemmeno il caso più eclatante e dirompente. Tuttavia le obiezioni che mi vengono mosse necessitano di precisazioni. Nucleare: ho detto, ripeto e ribadisco, che per quanto mi riguarda il Veneto non ha bisogno di centrali nucleari, sia perché, con la riconversione a carbone pulito della Centrale di Porto Tolle (che noi vogliamo), saremo autonomi nella produzione di energia elettrica e, di conseguenza, l'eventuale energia prodotta con il nucleare andrebbe esportata altrove con tutte le problematiche aggiuntive date dagli elettrodotti; da tempo sostegno la necessità di varare un piano energetico per il Veneto, dando spazio a forme di produzione integrative, come il fotovoltaico, o di generazione da biomasse, nonché attivando un percorso formativo e informativo nella cittadinanza sul risparmio energetico.
Bigazzi e i magnagati, quanta ipocrisia
Mercoledi 17 Febbraio 2010 alle 15:45
‘Tutto è relativo', dice un adagio popolare, e qualche volta è anche vero. Per esempio: si può essere ‘relativamente' svegli, come il figlio di Bossi; ‘relativamente' tolleranti, come Paola Binetti; ‘relativamente' xenofobi, come Mario Borghezio. Esistono tuttavia categorie del reale che non ammettono la categoria del relativo, ma solo quella dell'assoluto: o una cosa o l'altra, o tutto da una parte o tutto dall'altra. Per esempio: come ognuno sa, non si può essere un po' incinta. O ce l'hai o non ce l'hai, o ci sei rimasta oppure no, e magari ci starai più attenta la volta dopo. Così pure, un'altra categoria che non ammette ‘relativismi' è quella dell'uccidere. Non si può uccidere un po': o si uccide, si spegne una vita, si accetta di farlo e ci se ne dà anche una ragione, oppure si decide che uccidere è sempre e comunque male e ci si rifiuta comunque di farlo, ‘senza se e senza ma', come va tanto di moda dire. Chiarito questo punto, proviamo ad incrociare queste nostre considerazioni con la vicenda di Beppe Bigazzi, il conduttore tv cacciato a furor di popolo (ma soprattutto a furor di Sottosegretario alla Salute Francesca Martini) dalla trasmissione "La prova del cuoco" per aver ricordato l'antica abitudine toscana (ma noi veneti ne sappiamo qualcosa) di mangiare il gatto, ed aver addirittura citato l'antica ricetta del gatto in umido.Â
Costa, dieci domande per te
Martedi 16 Febbraio 2010 alle 17:04
Meglio tardi che mai. Dopo i ripetuti allarmi sullo stato della falda nell'area del Dal Molin, il sindaco prende carta e penna e, in vista del prossimo incontro con Paolo Costa in programma a fine mese, rivolge al commissario governativo dieci domande sullo stato dei lavori: i quesiti riguardano tutti, come scrive Variati nella lettera di accompagnamento, "un aspetto emerso con forza all'attenzione dell'opinione pubblica vicentina, vale a dire la preoccupazione per i fenomeni di allagamento del cantiere riscontrati nelle scorse settimane e denunciati dagli attivisti come conseguenza dell'attività di cantiere sugli equilibri della falda acquifera". Dalle falde sotterrane di quell'area - aggiunge ancora il sindaco - parte l'acqua che noi beviamo ed io ho il dovere di tutelare il benessere presente e futuro della nostra comunità . Le domande, in effetti, sono precise e perfettamente legittime: quanti pali sono stati piantati nel terreno? Come viene monitorato lo stato della falda? Come vengono smaltite le acque reflue? Sono stati scavati nuovi pozzi, e se sì, perché, visto che la base dovrebbe allacciarsi all'acquedotto? Come mai l'anno scorso, con un volume di precipitazioni superiore del 40 per cento, la situazione era tranquilla?Â
Un Balzi nel vuoto
Lunedi 15 Febbraio 2010 alle 14:02
A Vicenza la mesta campagna elettorale per le regionali è stata illuminata da un piccolo faro di luce. Un consigliere comunale del Partito Democratico, un trentenne cresciuto a pane e talk show politici, che parla con tutte le contorte e vagamente comiche fumisterie del politichese, ma che ci crede a tal punto da passare per stravagante bastian contrario ultramoderato, ha osato dire la verità : il candidato del suo partito, Bepi Bortolussi (sostenuto anche da Idv, rimasugli sinistrorsi e venetisti anti-Lega), è la copia carbone dell'avversario leghista, il ministro dell'agricoltura Luca Zaia. E l'ha detto, lo scapestrato Luca Balzi, senza giri di parole e senza chiedere permesso, alla stampa. Non si è fatta attendere la reazione furente dei capi e capetti del Pd, sbugiardati da un soldato semplice che si è rifiutato di obbedire a testa bassa, che si è ribellato al all'obbligo di mentire a sé stesso e agli elettori. Non è che abbia detto un'eresia, l'eretico Balzi: ha solo voluto rendere pubblico il proprio pensiero libero dall'ipocrita disciplina di partito. Così come dovrebbe fare un qualsiasi uomo che ragiona e che ha un residuo rispetto per il mandato ricevuto, almeno secondo quanto insegna la teoria rappresentativa. Che è, appunto, solo teoria. E proprio Balzi ne ha dato l'ennesima dimostrazione.Â
L'Ass. Francesca Lazzari risponde a Jannò: "Noi facciamo il nostro"
Domenica 14 Febbraio 2010 alle 15:19
Antefatto: la mail, pubblicata oggi su vari media web locali, in cui Anna Jannò, presidente delle "Vetrine del Centro", in risposta all'invito per il 5 marzo alla riunione su "Vie d'Acqua 2010", evento programmato dal 2 al 6 giugno, comunica a Francesca Lazzari, Assessore alla Cultura (ma anche alla progettazione e innovazione del territorio), il suo rifiuto a partecipare a nome dell'associazione che rappresenta, motivando la decisione come riportato nella mail suddetta.
Abbiamo raggiunto telefonicamente (via sms) l'Assessore Francesca Lazzari, che, sia pure in una giornata di riposo (con gli sci) in Alto Adige, ci ha cortesemente risposto (con la stessa tecnologia) alle valutazioni di Anna Jannò in questo modo.
Continua a leggereLe nuove frontiere del lavoro: operaio, socio e azionista
Domenica 14 Febbraio 2010 alle 12:05
Articolo pubblicato su VicenzaPiù n.182, in edicola a 1 euro o scaricabile online dal box in basso a destra.
Lavoratori che entrano con proprie quote nell'azionariato e nella proprietà delle imprese. Con la possibilità anche di partecipare alla gestione, con presenze nei consigli d'amministrazione. E' realistico prevedere che nel prossimo futuro in Veneto si possa assistere ad uno scenario di questo tipo, già da tempo realtà in paesi come Germania e Inghilterra? Dal 22 gennaio una legge regionale (la 5/10), approvata all'unanimità dai consiglieri di maggioranza e opposizione, si propone di avviare un percorso di questo tipo. Qualcosa che farà storcere il naso a molti, soprattutto tra gli imprenditori più legati a vecchie concezioni e che magari vedrebbero con fastidio un rappresentante dei lavoratori seduto al loro fianco nel CdA della loro azienda. Ma anche sul fronte opposto un sindacato come la Cgil è sempre stato tradizionalmente contrario a soluzioni che possano annacquare le divisioni di ruolo tra lavoro e impresa. Più bendisposte invece le altre due organizzazioni confederali, ancora però caute.Â
Continua a leggereUnità d'Italia, i valori da riscoprire
Sabato 13 Febbraio 2010 alle 08:30Marco Appoggi risponde alla lettera aperta pubblicata due settimane fa. Articolo pubblicato sul numero 181 di VicenzaPiù, in edicola a 1 euro e disponibile nei punti di distribuzione in città , oppure scaricabile in formato pdf dal box a destra.
Caro Direttore,
ho letto l'articolo pubblicato dal suo settimanale sulle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia. Considerato che è stato convertito in una sorta di lettera aperta al sottoscritto quale consigliere delegato "alla programmazione e realizzazione delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia" , cortesia vuole che risponda.
Tesi ingenerose
Certo, le tesi che sono sostenute mi paiono un po' ingenerose; in alcuni punti anche autolesioniste. Me lo lasci dire con franchezza. Partiamo da un dato. Indipendentemente dalle valutazioni e critiche storiche, i protagonisti del Risorgimento hanno agito con passione, con idealità politica e limpidezza intellettuale. Su questo spero sia d'accordo. La lapide che a Monte Berico ricorda Massimo D'Azeglio nel suo ruolo di comandante nelle giornate del giugno 1848, durante le quali fu ferito, è un orpello inutile, grondante retorica o evento importante per avviare una riflessione sulla nostra identità e sulle nostre radici? Davvero D'Azeglio ha del tutto perso, come si asserisce nell'articolo a conclusione del ragionamento?
Tutti noi abbiamo letto, spero, i versi manzoniani "una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, /di sangue e di cor". Questa era la definizione di patria nell'Ottocento, che possedeva comunque una dimensione europea ed era accompagnata da una rivendicazione popolare di autonomia multietnica. Come nell'impero asburgico o ottomano, anche in Italia c'era questa speranza che poi s'inverò nelle complesse vicende del Regno Sabaudo. Tutto da gettare o un punto di partenza per ripensare il senso di appartenenza del popolo italiano, naturalmente con gli strumenti e i linguaggi del XXI° secolo?
Sentieri selvaggi
Venerdi 12 Febbraio 2010 alle 18:03
In anteprima le "ciacole" che troverete in prima pagina del numero 182 di VicenzaPiù, da domani in edicola e da domenica online e nei consueti punti di distribuzione in città .
Si può schierarsi contro la sistemazione dei sentieri delle zone di collina del Vicentino? Si può. Succede ad esempio attorno a Valdagno, dove la più numerosa associazione venatoria locale ha alzato la voce per protestare contro un progetto del Comune. L'amministrazione, sciagurata, ha infatti in programma di mappare e dotare di apposita segnaletica qualcosa come duecento chilometri di sentieri, per favorire gli amanti del trekking, del nordic walking e della mountain bike. Oltre naturalmente a tutti quelli che semplicemente amano fare due passi in mezzo alla natura. Non l'avesse mai fatto. Per i cacciatori l'iniziativa sarebbe un "vero colpo basso per chi pratica l'attività venatoria". Il motivo è semplice, e non ha niente a che vedere con la preoccupazione per i possibili danni causati da invasioni di gitanti della domenica. Più banalmente, visto che una legge proibisce di sparare a 150 metri dai sentieri, gli amanti delle doppiette temono una drastica riduzione del loro areale di caccia.
Incredibile? Mica tanto. Il peso delle associazioni venatorie è ben noto a chi fa politica da queste parti. E a Valdagno i cacciatori hanno già messo sul piatto della bilancia i loro quasi mille associati. Forse vale la pena ricordare che quelle parti abitano circa 30mila persone: anche togliendo bambini piccoli e anziani, ne rimangono diverse migliaia che potrebbero avere interesse a gustarsi una passeggiata nei boschi attorno a casa senza rischiare di finire impallinati.
"Fasci" contro "rossi", e quei giovani vecchi
Giovedi 11 Febbraio 2010 alle 19:15
L'episodio del corteo davanti al Rossi ha contrapposto ragazzi di sinistra e della Lega. Un fatto ingigantito. Che rivela la pochezza d'idee dei ventenni di oggi
In Italia i giovani si scontrano fra "fascisti" e "comunisti" come se giocassero ancora a indiani e cowboy. Sveglia, ragazzi, i fasci e i rossi erano già politicamente con un piede nella fossa trent'anni fa (tanto è vero che i Settanta furono l'ultimo, sanguinario bagliore dell'era delle opposte ideologie, tramontate coi disimpegnati Ottanta). La storia moderna, dovrebbero insegnare a scuola, altrochè. Forse imparerebbero che la ruota va avanti e schiaccia sotto di sé visioni del mondo che non spiegano più niente di questo mondo, ma solo di quello di ieri. Ma non ci giureremmo, dato che sulle cattedre siedono ancora i figli del Sessantotto e i nipoti di chi ha vissuto l'ultima epopea del nostro tempo, la Seconda Guerra Mondiale col suo lascito d'odio politico.Â
E' che a fine marzo si vota per le regionali, e tutto fa brodo in campagna elettorale. Così, un corteo studentesco del 5 febbraio scorso contro i tagli della riforma Gelmini diventa il milionesimo casus belli. Coi Giovani Padani allievi dell'istituto Rossi che lamentano di essere stati presi a male parole, durante la sfilata passata davanti all'edificio in orario di pausa, dai manifestanti appartenenti alla Rete degli studenti medi e al Collettivo studenti. E con questi ultimi che controaccusano indicando in "saluti fascisti" comparsi alla finestre una sorta di provocazione dai contorni, secondo loro, penalmente rilevanti. In mezzo, resta la vergogna degli imbrattamenti subiti dai muri dell'istituto tecnico più famoso della città , con scritte contro le "camicie verdi e nere", appaiate come se leghisti e fascisti fossero la stessa cosa.
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