Presidio. J'accuse di Raniero
Sabato 17 Gennaio 2009 alle 16:46 | 0 commenti
Il sindacalista, ex stratega di Rettorgole, racconta i perché della rottura con Bottene&Co. Partendo dai due cortei su Gaza
A due anni esatti dall’inaugurazione del tendone di Ponte Marchese, il movimento contro la base Usa all’aeroporto Dal Molin è un vaso di cui nessuno riesce più a rimettere insieme i cocci. E i vasi di ferro – da una parte il governo Berlusconi, dall’altra le cooperative appaltatrici targate Pd – restano fermi, facendo muro in attesa dell’inizio dei lavori. Già dal 2007 diviso fra un’anima più moderata, quella del Coordinamento dei Comitati (legata a Cgil, ex sinistra Ds e pacifisti cattolici), e una più barricadiera acquartieratasi al Presidio, quest’ultima ha poi dovuto affrontare a sua volta piccole concorrenze (il Comitato di Vicenza Est che fa capo a Patrizia Cammarata, dei troskisti di Alternativa Comunista) e ulteriori scissioni (il gruppo dell’ex leghista Franca Equizi, le Donne in Rete). Ma il primo e più blasonato esponente dei presidianti a rompere con Bottene, Pavin e Jackson è stato Germano Raniero. Raniero, capo storico del sindacato RdB-Cub di Vicenza, comunista da una vita, lo abbiamo di recente visto sfilare alla manifestazione locale con gli immigrati arabi in solidarietà con le vittime palestinesi di Gaza. Ed è da qui che bisogna cominciare per capire la frattura apertasi nel mondo No Dal Molin.
Divisi sulla Striscia
“Abbiamo organizzato assieme alla comunità migrante il corteo del 3 gennaio perché come sindacato abbiamo rapporti stabili con loro. Ma c’erano anche i pacifisti di Salam-Ragazzi dell’Ulivo, Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani e le Donne in Rete. Ovviamente c’era il centro culturale islamico di via Vecchia Ferriera ma anche associazioni laiche. L’aspetto religioso non doveva prevalere e non ha prevalso, è stata una manifestazione umanitaria. Più a carattere, fra virgolette, di nazionalismo arabo", spiega da convinto internazionalista Raniero. Nessuna preghiera in piazza né bandiere bruciate: niente eccessi, insomma. “Tutti hanno rispettato i patti, che prevedevano di non dar luogo a episodi che avrebbero spostato l’attenzione dal problema allo scandalo mediatico". Un successo, insomma. “Certo, anche perché un problema di islamismo radicale, a Vicenza, non c’è: ricordo che una recente inchiesta giudiziaria ha assolto immigrati accusati di far parte di una cellula terroristica", dice riferendosi a una sentenza dell’anno scorso che ha scagionato un gruppetto di nordafricani trovati con del semplice materiale cartaceo. “I musulmani vicentini sono moderati, nel vero senso della parola. E lo si è visto anche in quest’occasione", conclude Raniero.
Alla marcia, tranne i due superstiti partiti comunisti e un’associazione femminile, il resto della sinistra non c’era. Come mai? “Siamo rimasti sorpresi dall’assenza dei vari mondi della sinistra. Va detto che sul problema palestinese ci sono diverse sensibilità . La presenza del governo di Hamas, per esempio, pone a molti un problema. Noi ci riconosciamo nel Fronte di Liberazione della Palestina, la terza forza laica fra Hamas e la corrotta e filo-americana Anp. Però Hamas ha una maggioranza democraticamente eletta". Restando alle divisioni di casa nostra, il Presidio ha ribattuto con un altro corteo per le vie del centro sabato 10 gennaio e con un’intera settimana dedicata alla rabbia degna contro l’attacco israeliano alla Striscia di Gaza. “Noi avevamo inviato l’invito anche a loro", sbotta il sindacalista ex presidiante, “ma è legittimo che ognuno cerchi di tirare acqua al proprio mulino. Certo è che ho saputo che alcuni di loro non volevano sfilare assieme ai fanatici religiosi che maltrattano le donne…". E allarga le braccia sconsolato. “Certo che anche gli islamici fanno i loro errori, ma la nostra manifestazione è stata laica, e in ogni caso non possiamo ignorare quelli con un credo religioso. Al Presidio hanno officiato una messa cattolica: quello va bene e gli islamici no?".
Anni perduti
E passando per Gaza arriviamo alla spaccatura tutta berica fra i contrari alla Ederle 2. “A me non interessa se il Presidio intende egemonizzare il movimento, dico solo che non è l’unica struttura". I motivi che hanno portato un attivista di primo piano come Raniero a sbattere la porta e andarsene sono ideologici e strategici. “Le prese di posizione sulla vicentinità , sul federalismo. Per me la battaglia contro la base non è vicentina, è universale. Nel nostro cortile, dicono loro. Ma quale cortile, riguarda tutti, riguarda il mondo. E poi le bandiere di San Marco…". Casarini, punto di riferimento per i Disobbedienti del Nordest, ha rivendicato il simbolo della Repubblica di Venezia e ha teorizzato il federalismo come democrazia dal basso. “E difatti l’area dei Disobbedienti che controlla il Presidio segue queste idee. Ma se i palestinesi vengono a manifestare davanti all’aeroporto cosa gli diciamo: no, perché è una lotta di vicentini? Ma andiamo…". Ci scuserà Raniero, ma fin dagli esordi la galassia No Dal Molin ha visto al suo interno le provenienze politiche più disparate. “Certo, e infatti un movimento deve contenere le diversità , ognuna con la propria bandiera. Ma a un certo punto non è stato più possibile: si dovevano esporre solo quelle bianche No Dal Molin, mentre le bandiere sono ricchezze, sono le nostre facce. La verità è che non volevano le bandiere degli altri. E poi il campeggio estivo dell’anno scorso ridotto a un festival, per altro andato male. Certi finti blocchi sono stati una precisa scelta. E’avvenuta insomma una divaricazione nel modo di operare". Quello di Raniero è uno sfogo amaro: “Sia chiaro, io sono per trovare momenti unitari, e considero quelli del Presidio degli amici. Ma bisogna dirlo: sono stati persi due anni. Prima avevamo un governo diciamo non troppo nemico (Prodi, ndr), un questore idem (Dario Rotondi, ndr), e soprattutto l’Aeronautica e la società Aeroporti che erano dalla nostra. Non si è voluto sfruttare queste opportunità , non si è voluto osare, e ora ci ritroviamo con il governo che sappiamo, con un questore che… lasciamo perdere, insomma con una situazione completamente sfavorevole".
Quale unità ?
Pessimista sull’esito della vicenda Dal Molin? “Per fermare i lavori la resistenza fisica ci vuole, e noi ci saremo, e non ce ne frega un cazzo delle polemiche. Se si vuole vincere, bisogna trovare momenti di relazione e di lotta". Cioè ricompattarsi. “Sì, perché i 300 giovani e forti sono finiti tutti morti", risponde Raniero facendo una chiaro riferimento a quanti sono rimasti, secondo i dati in suo possesso, ad animare il Presidio. Un’ultima domanda: ma si può sapere come se lo spiega, lui, questa presunta cedevolezza dei suoi ex compagni di Ponte Marchese? “Io ho quattro denunce per il Dal Molin. Ma mi ancor oggi mi chiedo: come mai quella volta sono andati a protestare dalla Cosa Rossa a Roma? C’è l’egemonia dei Disobbedienti, che vanno a cercare sponde politiche. Adesso sono più variatiani del Pd… Scelte legittime, per carità , ma che hanno portato alla divisione". Non ci capiamo più niente: il Presidio dichiara di essere trasversale e per questo rispolvera il paróni a casa nostra, crea occasioni di intrattenimento, cerca di scacciare l’etichetta di facinorosi di estrema sinistra, ma Raniero li accusa di negare le diversità . “E’ tutto strumentale, è tutto strumentale", ripete lui. Che tuttavia non vuole chiudere definitivamente con loro: “Sono liberi di fare quello che vogliono, ma riflettano sul fatto che le uniche cose riuscite sono state quelle unitarie". Si ritroveranno al fine insieme, i nostri eroi?Â
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