La solitudine di Variati, ecco il tallone di Achille
Martedi 9 Aprile 2013 alle 01:10 | 1 commenti
Achille Variati rischia di rimanere solo a furia di dire tutto e il contrario di tutto, per apparire di sinistra ma anche (direbbe il suo ex amico Veltroni, non a caso ora anche lui vicino a Renzi) per essere gradito a destra, per blandire i cattoclericali grazie ai valori della famiglia senza scontentare i modernisti con le aperture alla famiglia anagrafica e allo statuto degli stranieri, non a caso due "provvedimenti" con conseguenze sostanziali marginali se non di pura immagine.
D'altronde Variati è il sindaco uscente e candidato a un tris a palazzo Trissino, camuffato da bis grazie al sofisma dei mandati non consecutivi, che ha imbarcato sulla sua nave Massimo Pecori dell'Udc, Maurizio Franzina, nato anche lui nella Dc prima di mutare in forzista e pidiellino, e Claudio Cicero ex An e cultore di Benito Mussolini. Il rumoriano Variati, che ha ciucciato latte e politica fin dalla sua nascita, ha fatto tutto questo, e non solo visto il suo feeling pratico col mondo di Lia Sartori, la sua avversaria elettorale sulla carta, dopo aver vinto per 512 voti con l'aiuto di consiglieri di centro sinistra come Luca Balzi e Sandro Guaiti e di civici della sua stessa lista come Silvano Sgreva, poi spinti alla diaspora per lesa maestà : contraddire è stato proibito anche ai suoi assessori, pensate se fosse permesso ai suoi colleghi di lista che proprio per questo non chiamiamo consiglieri.
E poi nessuno dimentica, a cominciare da Cinzia Bottene, che il ballottaggio del 2008 ha arriso a Variati grazie alla spinta "barricadiera" dei No Dal Molin, poi imbavagliati dai proclami ricorrenti di compensazioni di fatto derubricate in "mitigazioni" che si riducono a un Parco della Pace, costosissimo da gestire se si vorranno rendere vivi e realmente fruibili i suoi 650.000 mq di superficie in una città che non sa utilizzare neanche Campo Marzo e che oggi ha scoperto, alleluja, che è allagato dai danni provocati dal cemento della base Usa. Che pure, ma è ovvio, è stata benedetta dalla sciarpa tricolore di un primo cittadino così onnicomprensivo che i 360° di Cicero non bastano a contenerlo.
Qual è allora la prospettiva delle comunali del 26 e 27 maggio che Variati qualche mese fa avrebbe vinto di corsa?
Ora la sua lista deve fare i conti col successo crescente a livello nazionale dei grillini, che potrebbe trovare un'eco anche locale forti come sono della "compagnia" unificante della rabbia montante della gente contro i giri di valzer della politica, di cui è esponente esemplare, anche se non unico, il nostro attuale sindaco.
Che deve fronteggiare anche la "risalita" prepotente di chi vuole issare a Palazzo Trissino Manuela Dal Lago, partita con oltre venti punti percentuali di svantaggio nei primi sondaggi ma che li ha ridotti ora e a ben un mese e mezzo dal voto a numeri a una sola cifra a furia di alleanze con la Lega, col Pdl ufficiale e con le varie formazioni del centro destra finora divise per calcolo e per assenza di un referente forte. Che l'abile Dal Lago, acerrima nemica dell'amica di Variati, Lia Sartori, ha regalato alle truppe prima sparse del centro destra addirittura trasformando il leader cercato in un fucile a doppia canna: la sua e quella di Enrico Hüllweck.
Ma, direte, anche Variati ha le sue armi. Certo e non poche, vista la sua abilità personale, ma le ha da solo, visto che ha perso per strada la copertura a sinistra dopo il suo rifiuto di averla da Sel, che ora corre con una Valentina Dovigo che già ci ha dichiarato i suoi dubbi pro grillini nel caso questi andassero al ballottaggio. E visto che ha così tanto cannibalizzato e fagocitato il Partito democratico da indebolirlo al punto di costringerlo a "ingoiare" il suo nome nel simbolo, generalmente e orgogliosamente vergine di identificazioni personali,  e di dover ricorrere ai tempi supplementari per formare le sue liste. Incomplete nei tempi che si era dato e ora prive di sherpa di voti del calibro, ad esempio, di Francesca Lazzari, stanca di subire e coprire le variatate, e di Giovanni Rolando, assente per sua scelta o perché mollato, in attesa dell'esito delle bordate regionali all'Ipab da lui presieduta, dal capo lista, amico di tutti e, perciò, pronto a mollare tutti quelli che non gli servono più. Come ben sanno anche il sia pur ripescabile ex assessore Quero, l'inviso accusatore di alcuni settori amici di Aim, cioè l'altro ex assessore Giglioli, e lo stesso Cicero, il consigliere alla mobilità ... rimosso non appena, secondo alcuni, esaurita la sua funzionalità ad alcuni progetti della giunta o, secondo altri, prima che recuperasse la sua concorrenziale visibilità mediatica.
Il quadro diventa più grigio per il primo cittadino in carica se si aggiunge a questa sua leadership solitaria anche il rischio che il manovratore del suo staff elettorale e già suo primo collaboratore stipendiato dal comune, Jacopo Bulgarini d'Elci, coinvolga Achille Variati nella sua eventuale caduta di immagine e di credibilità . Sarebbe, infatti, un portavoce e capo di gabinetto che, con la pacca mediatica e riconoscente sulle sue spalle del sindaco, si è autoannunciato come dimessosi per correttezza ma che invece godrebbe solo di più comode ferie retribuite facendo per giunta parte di una società commerciale, Regina Rossa, "in affari professionali" con la Fondazione del Teatro comunale in cui l'amministrazione cittadina ha un ruolo rilevante: è nostra la notizia, è di Sabrina Bastianello della Lega nord  la prima richiesta di chiarimenti.
Oggi, martedì, alle 11,15 in una conferenza stampa il candidato di un centro sinistra senza sinistra e addirittura con poco Pd e che fa le fusa al centro destra, facendo concorrenza a Dal Lago e agli amici di Hüllweck, con Franzina e Pecori farà "un importante annuncio di campagna elettorale".
Variati ha sempre detto, come dicono tutti, che i suoi risultati positivi sono frutto del lavoro di squadra. Ci auguriamo, allora, più che per lui per gli elettori che in lui credono o credevano, che Achille tiri fuori dal cilindro una squadra vera per proteggere il suo tallone: amare il consenso di così tanti signorsì belanti da trovarsi poi da solo a sguainare le armi contro i leoni. Gli piacerebbe forse ed egocentricamente di più vincere da solo (forse perché lui non si fida di altri se non di se stesso) ma rischierebbe di essere sbranato. Senza nessun vero amico a piangerne poi la sorte.
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