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La scuola nel caos

Di Luca Matteazzi Martedi 24 Febbraio 2009 alle 16:51 | 0 commenti

 Meno insegnanti, meno ore di lezione e più costi. In tutta la provincia insegnanti, dirigenti e famiglie fanno i conti con la riforma Gelmini.  E il malcontento si espande a macchia d’olio. Il caso delle elementari

 

Desolazione mista a rabbia tra gli insegnanti, spaesamento tra i genitori, e in generale una gran confusione. Le scuole della provincia, in particolare le scuole elementari, stanno cominciando a fare i conti con gli effetti della riforma Gelmini. Effetti che, pronosticano tutti gli interessati, saranno disastrosi. “Se sono arrivati a fare striscioni con scritto Ridateci la Moratti, abbiamo detto tutto�, commenta più di qualcuno tra i corridoi degli istituti comprensivi .

In effetti quella che sta per partite è una vera e propria rivoluzione, anche se non tutti, forse, si sono resi conto della sua portata: perché al di là della discussione sull’efficacia pedagogica del maestro unico, le ricadute concrete delle nuove norme rischiano di essere davvero pesantissime.

Insegnanti a rischio
Il primo risvolto è quello occupazionale. Non è un mistero che uno degli obiettivi della riforma fosse quello di ridurre i costi. Cioè, tradotto, ridurre i posti di lavoro. Come? Eliminando le compresenze e le sovrapposizioni di orari: questo vuol dire che, se fino ad ora c’erano tre maestri ogni due classi (con un certo numero di ore di compresenza), dall’anno prossimo ce ne saranno soltanto due (più gli insegnanti di religione e inglese), e nelle classi prime che non hanno il tempo prolungato soltanto uno.
I dati ufficiali ancora non ci sono, ma tutte le stime indicano una riduzione dell’organico drastica, che dovrebbe oscillare tra il 10 e il 15 per cento. Nel vicentino, nelle sole scuole elementari, vuol dire qualcosa come 350 – 400 maestri in meno. “Questa non è una riforma, è un taglio�, commenta secco Doriano Zordan, segretario provinciale dello Snals. Che poi precisa. “Attenzione, però, non stiamo parlando di licenziamenti, perché nel pubblico non si licenzia�. Un concetto ripreso anche da Tina Cupani, segretario provinciale della Cisl scuola: “Significa che, con una situazione come quella di oggi, servirebbero 350 posti in meno. Poi una parte sarà assorbita dai pensionamenti, la cui cifra esatta oggi nessuno conosce, un’altra sarà assorbita dal fatto che ci saranno più alunni e quindi più classi. Ma l’impatto sarà pesante�.
A farne le spese saranno i precari, ad esempio gli insegnanti che hanno incarichi annuali (e che magari proprio su quelle supplenze stavano costruendo la propria vita), che molto difficilmente vedranno i loro contratti rinnovati anche per l’anno prossimo. E anche molti insegnanti di ruolo, che perderanno la loro sede di lavoro e dovranno trasferirsi in un’altra scuola. “Ci saranno insegnanti che con vent’anni di servizio ritorneranno a girare come giovani supplenti alla ricerca del posto�, aggiunge Enrico Bianchi, della segreteria provinciale della Uil scuola.

Gite addio
Ma non è finita qui. Le conseguenze sulla didattica sono forse ancora più pesanti. Perché la riforma, di fatto elimina tutte le compresenze: nelle classi prime, dove ci sarà un solo maestro, ma anche dalle seconde alle quinte, dove i due insegnanti confermati non saranno più in classe assieme. Per chi non è un addetto ai lavori può sembrare una differenza marginale. Invece proprio il sistema dei moduli e delle compresenze aveva consentito alla scuola primaria, negli ultimi quindici anni, di ampliare moltissimo la propria offerta e le proprie proposte.
Percorsi di recupero per bambini con qualche difficoltà, alfabetizzazione per inserire al meglio i ragazzini stranieri, laboratori, tempi prolungati: l’elenco delle attività organizzate dalle scuole sfruttando la possibilità di avere per un certo numero di ore due insegnanti in classe (e quindi la possibilità di dividere la classe, di seguire da vicino alcuni alunni, di portare fuori un gruppetto per lavori specifici) è lunghissimo. E adesso rischia di saltare tutto. “Queste cose non esisteranno più – chiosa Bianchi -. O, meglio, le si proverà a fare nei limiti della gestione di numeri più grossi: un conto è fare un laboratorio con la classe controllata da due insegnanti, un conto è un docente da solo con 25-30 alunni. Non c’è dubbio che la qualità della scuola primaria ne risentirà tantissimo. E la Gelmini non ha ancora spiegato nemmeno come fare le supplenze: anche quelle ora sono garantite dalle ore di compresenza�.
La scuola di oggi, insomma, rischia di diventare un ricordo. Tanto che, per rendere l’idea di quello che potrà accadere, molte scuole hanno deciso già da quest’anno di annullare tutte le gite e le uscite didattiche. “L’offerta formativa e i progetti didattici saranno limitati al massimo perché ci sarà meno tempo a disposizione – riprende la Cupani -. Senza contare le altre questioni, ad esempio quella relativa alle competenze: con i moduli gli insegnanti si sono specializzati, e questo ha garantito livelli di eccellenza; adesso torneranno ad essere tuttologi. Oppure la perdita della collegialità: il docente si troverà da solo a gestire tutte le criticità e le difficoltà che adesso vengono affrontate da un gruppo di lavoro. È una destrutturazione completa. E attenzione, questo è quello che succederà adesso: quando la riforma sarà a regime l’offerta sarà ancora più povera. Io mi auguro che i genitori si rendano conto che non stiamo parlando solo di ore in più o in meno: è la qualità dell’insegnamento che è in discussione: la scuola non sarà più la stessa�.

Iscrizioni al buio
Infine, ci sono le preoccupazioni per l’orario, che sono forse quelle più avvertite dalle famiglie, almeno per il momento. Con gli organici non ancora definiti ma sicuramente ridotti all’osso, e calcolati su una settimana di 27 ore (adesso in molti casi le ore sono 30, e spesso anche di più), molte scuole sono in difficoltà a garantire la possibilità dei rientri pomeridiani e delle mense. 42 presidi aderenti al Centro territoriale servizi dell’Alto Vicentino, ad esempio, hanno scritto una lettera alle famiglie spiegando che, visto che non sanno ancora quanto personale avranno a disposizione l’anno prossimo, “non risulta possibile assicurare ad oggi l’effettiva e piena realizzazione pratica di alcune attività che comportano l’impiego di ore da parte di docenti: tra queste, le attività facoltative opzionali, la copertura della sorveglianza durante il servizio mensa (nel caso di rientri pomeridiani), le attività formative alternative all’insegnamento della religione cattolica, ecc.�. Così, migliaia di genitori si trovano a scegliere la scuola per i figli (le iscrizioni scadono a fine febbraio), senza sapere che servizi potranno davvero essere garantiti, se ci saranno dei pomeriggi oppure no, o se il bambino potrà fermarsi a scuola per la mensa.
“Molte famiglie stanno cominciando a rivolgersi agli enti locali�, sottolinea Zordan, centrando uno dei punti forse più sottovalutati di tutta la questione, Perché se la scuola non avrà gli insegnanti per assicurare la sorveglianza durante le mense e le lezioni pomeridiane, saranno i comuni a dover intervenire. Magari affidando incarichi ad hoc a cooperative private. “È possibile, ma il problema è: chi paga?�, aggiunge Bianchi. Le alternative non sono molte: o pagano i Comuni, se le finanze lo permettono, o i costi verranno scaricati sulle famiglie. Ad esempio rincarando i prezzi della mensa.
Insomma, la prospettiva è di ritrovarsi a settembre con una scuola con meno posti di lavoro, meno ore di lezione, meno servizi, ma più cara. Non c’è da stupirsi se il malcontento è sempre più forte. “A settembre può succedere una bella rivoluzione�, conclude Zordan.

 


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Giovedi 27 Dicembre 2018 alle 17:38 da Luciano Parolin (Luciano)
In Panettone e ruspe, Comitato Albera al cantiere della Bretella. Rolando: "rispettare il cronoprogramma"
Caro fratuck, conosco molto bene la zona, il percorso della bretella, la situazione dei cittadini, abito in Viale Trento. A partire dal 2003 ho partecipato al Comitato di Maddalene pro bretella, e a riunioni propositive per apportare modifiche al progetto. Numerose mie foto del territorio sono arrivate a Roma, altri miei interventi (non graditi dalla Sx) sono stati pubblicati dal GdV, assieme ad altri come Ciro Asproso, ora favorevole alla bretella. Ho partecipato alla raccolta firme per la chiusura della strada x 5 giorni eseguita dal Sindaco Hullwech per sforamento 180 Micro/g. Pertanto come impegno per la tematica sono apposto con la coscienza. Ora il Progetto è partito, fine! Voglio dire che la nuova Giunta "comunale" non c'entra più. L'opera sarà "malauguratamente" eseguita, ma non con il mio placet. Il Consigliere Comunale dovrebbe capire che la campagna elettorale è finita, con buona pace di tutti. Quello che invece dovrebbe interessare è la proprietà della strada, dall'uscita autostradale Ovest, sino alla Rotatoria dell'Albara, vi sono tre possessori: Autostrade SpA; La Provincia, il Comune. Come la mettiamo per il futuro ? I costi, da 50 sono saliti a 100 milioni di € come dire 20 milioni a KM (!) da non credere. Comunque si farà. Ma nessuno canti Vittoria, anzi meglio non farne un ulteriore fatto "partitico" per questioni elettorali o di seggio. Se mi manda la sua mail, sono disponibile ad inviare i documenti e le foto sopra descritte. Con ossequi, Luciano Parolin [email protected]
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