Il Gazzettino e i coccodrilli della libera stampa
Sabato 21 Marzo 2009 alle 16:58 | 0 commenti
La cura Caltagirone sta ammazzando il Gazzettino. Il Calta, costruttore e finanziere romano, attore di primo piano nei salotti che contano ed editore del Messaggero e del Mattino, dopo aver rilevato anni fa il quotidiano di Venezia ora vuole intascarsi il fondo governativo per i contributi Inpgi e sbarazzarsi della forza lavoro in eccedenza. Magari, un domani non lontano, per vendere la testata al miglior offerente. Non lo ha mai rilanciato, il giornale che nei ruggenti Novanta, col mitico direttore Giorgio Lago, aveva inventato il concetto di “Nordest�.
L’attuale direttore, Roberto Papetti, prelevato dalla sezione economica del Giornale berlusconiano, a parte qualche medaglia (l’inchiesta sulle autostrade, certi reportage sul campo) non si è contraddistinto per fantasia e libertà . La linea, infatti, è sempre stata appiattita sul centrodestra e su Galan, con un occhio di riguardo per l’Udc di Pierferdi Casini, genero del Calta. La grafica, con tutti i restyling a cui la stampa ci ha abituato nell’ultimo lustro, ha un vago sapore ottocentesco. Gli opinionisti sono pochi e poco brillanti (fatta eccezione per Massimo Fini, relegato nel samizdat delle lettere come un qualunque rubrichista d’occasione). Le vendite perdono colpi, le redazioni chiudono, come a Vicenza e Bassano. E qui c’è chi versa lacrime di coccodrillo come il presidente della Provincia, Schneck, e i sindaci Variati e Bizzotto, ma poi nei fatti è prono ad una sola, autorevolissima e monolitica voce (e non ci riferiamo a quella dei Berici, testata della Curia). Tolti i taglienti corsivi di Giuliano Zoso sul Corriere del Veneto, la cui edizione vicentina, va detto, fa capo agli interessi di Zonin e della sua banca; e messo pure in conto, a voler essere buoni, il ruolo di blanda concorrenza dei ragazzi che scrivono sul Vicenza di EPolis, il grosso dell’opinione pubblica, dalle nostre parti, si forma, anzi si ferma, sulle penne del Giornale di Vicenza. Al Gazzettino berico, qualcuno ci aveva provato a far da guastatore. Ma è stato cortesemente messo alla porta, senza che nessuno dei coccodrilli di oggi spalancasse le fauci per darvi fiato. E noi? Resistiamo sulla linea del Piave. Piccoli, liberi e ribelli.
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