Di Alberto Zorzi
L’inchiesta Mose Blitz dell’ultima ora della procura di Milano, l’ex ad di Palladio (come l’ex generale Spaziante) resterà agli arresti domiciliari altri tre mesi.Il 25 settembre l’udienza per Chisso in Cassazione, il 16 ottobre i primi undici patteggiamenti, tra cui Marchese, Morbiolo, Brotto e vari imprenditori
VENEZIA — Entrambi ormai vedevano la libertà lì, dietro l’angolo, a una manciata di ore. Per entrambi oggi doveva essere il giorno della revoca della misura cautelare firmata dal gip di Venezia Alberto Scaramuzza ed eseguita dalla Guardia di Finanza all’alba dell’ormai famosa retata del 4 giugno scorso.
Ma per l’ex generale della Finanza Emilio Spaziante e per l’ex ad di Palladio Finanziaria, il vicentino Roberto Meneguzzo, il «sogno» della libertà è svanito ieri mattina, quando hanno ricevuto il fax dall’ufficio del gip di Milano che li ha avvisati che il prossimo 3 novembre dovranno affrontare in aula il processo per corruzione. Il decreto di giudizio immediato firmato dal giudice su richiesta della procura di Milano ha riaperto un’altra fase di custodia cautelare preventiva e dunque sia Spaziante che Meneguzzo dovranno restare detenuti per altri tre mesi da oggi: il primo nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, il secondo agli arresti domiciliari nella sua casa di Vicenza. Con loro finirà a processo, di fronte alla quarta sezione del tribunale penale di Milano, anche Marco Milanese, l’ex consigliere dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Secondo l’ipotesi dell’accusa, il presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, grazie all’intermediazione di Meneguzzo, aveva conosciuto Milanese, il quale a sua volta, da ex finanziere, lo aveva messo in contatto con il generale Spaziante per avere informazioni sulle indagini in corso e per ammorbidire la verifica fiscale. Era il 2010 e secondo quanto dichiarato ai pm Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini da Mazzacurati, per questo intervento erano stati promessi addirittura due milioni e mezzo di euro e versati 500 mila. Il giorno di Chisso Oltre al «blitz» dei pm milanesi Roberto Pellicano e Luigi Orsi nei confronti di Spaziante e Meneguzzo (Milanese invece sarebbe uscito di galera tra un mese, visto che il suo arresto è avvenuto in un secondo momento, il 4 luglio), ieri è stata anche la giornata in cui la Corte di Cassazione ha fissato per il 25 settembre l’udienza di trattazione del ricorso presentato dall’avvocato Antonio Forza per l’ex assessore Renato Chisso. Nel mirino della difesa c’è l’ordinanza con cui il tribunale del riesame un paio di mesi fa aveva rigettato la richiesta di Chisso di poter tornare in libertà , lui che è detenuto dal 4 giugno nel carcere di Pisa. Di fronte ai giudici della sesta sezione penale della Suprema Corte (tra i quali anche Luigi Lanza, veronese, in passato alla guida della Corte d’assise d’appello di Venezia) ci sarà non solo l’ex assessore, ma anche il suo segretario storico Enzo Casarin, che pure lui è da tre mesi recluso nel carcere di Pistoia. In realtà quest’ultimo, oltre alla Cassazione, punta anche su un’altra strada per tornare a casa dalla sua famiglia, ovvero un’istanza al gip in cui chiede la scarcerazione per scadenza dei termini. Nell’atto difensivo, firmato dall’avvocato Carmela Parziale, si evidenzia che agli atti non ci sarebbero elementi per ipotizzare che Casarin abbia commesso dei reati di corruzione successivi al novembre 2012, quando è entrata in vigore la legge Severino che ha allungato i termini di custodia cautelare preventiva da 3 a 6 mesi. E’ per questo che mentre per Spaziante e Meneguzzo (che devono rispondere di un presunto reato del 2010) i termini sarebbero scaduti oggi, per Chisso come per Alessandro Mazzi, Stefano Tomarelli, Federico Sutto, se ne riparla a inizio dicembre. Tutti loro devono infatti rispondere di un episodio di corruzione del febbraio 2013, In coda per i patteggiamenti Anche la procura di Venezia dovrebbe procedere con il giudizio immediato nelle prossime settimane, che però riguarderà solo gli indagati sottoposti a misura cautelare: oltre a Chisso, Mazzi e Casarin, attualmente in carcere ci sono anche l’ex governatore Giancarlo Galan e il suo commercialista Paolo Venuti, mentre ai domiciliari ci sono Tomarelli, l’ex europarlamentare di Forza Italia Amalia Sartori e quello che secondo i pm era il «corriere» delle tangenti di Mazzacurati, ovvero Federico Sutto. Oggi invece, per scadenza dei termini, torneranno liberi gli accusati del filone del millantato credito – ovvero i romani Alessandro Cicero e Vincenzo Manganaro e il bellunese Luigi Dal Borgo – e l’ex presidente del Magistrato alle Acque Giovanna Maria Piva. Questi sono quelli che finora non sono venuti a patti con la procura, ma sono in tanti ad aver fatto una scelta diversa, concordando la pena con l’accusa. Il gip ha già fissato per il 16 ottobre la prima «infornata» di patteggiamenti, che riguarderanno l’ex consigliere regionale del Pd Giampietro Marchese, gli ex dipendenti del Consorzio Maria Teresa Brotto e Luciano Neri, il faccendiere svizzero Cristiano Cortella, l’ex capo del Coveco Franco Morbiolo, gli imprenditori Mario Boscolo Bacheto (Coop San Martino), Gianfranco e Dante Boscolo Contadin (Coedmar), Andrea Boscolo Cucco e infine Manuele Marazzi e Gino Chiarini.
Da Il Corriere del VenetoÂ