Faccina gialla dell'Abissinia
Sabato 28 Marzo 2009 alle 11:54 | 0 commenti
Dalla mascella quadrata agli emoticon, l’Italia si fida sempre di chi ci mette la faccia
Conosco un metodo infallibile per capire come vanno davvero le cose in città e nel Paese: entro in un bar e mi sfoglio il Giornale. Intendo quello con la G maiuscola, che una volta era un foglio semiclandestino della destra reazionaria ma sobria. Oggi ha surclassato il Gazzettino e il Corrierone nei bar che non si limitano a Gazzetta e Giornale di Vicenza ma offrono al cliente una visione più ampia sul Paese intero. Un segno dei tempi.
Il Giornale è un ottimo strumento per annusare gli umori delle persone. Non perché li sa raccontare. Perché li sa esaltare, un po’ come gli animatori dei villaggi turistici. Quelli bravi, tipo Fiorello, diventano più credibili ed efficaci di un grande politico o predicatore.
Due paesi diversi
Lo scorso anno, più o meno nello stesso periodo, l’Italia era un Paese di serie B, terrorizzato in quest’ordine (leggetelo come si leggevano un tempo le formazioni di calcio): Malgoverno, Malavita, Stupri; Furti, Tasse, Rapine; Immigrazione, Islam, Lassismo; Clandestini, Sprechi pubblici.
In effetti i giornali (e il Giornale) ne erano pieni: cinque esempi di malgoverno al giorno, quattro di malavita, tre stupri, tre rapine e così via. Oggi, mentre viviamo nel cuore della crisi economica, il Giornale (numero di lunedì 23 marzo) presenta le stesse notizie di un anno fa, solo che dedica loro un taglio leggermente diverso: malgoverno cinque righe, furti tre righe, stupri e rapine due righe. Però ci sono trecento righe sulle fenomenali contromisure in atto.
E soprattutto: sedici pagine di offerte di lavoro! Altro che crisi: un elenco interminabile di fresatori, magazzinieri e impiegati cercasi, con centinaia di posti garantiti, da nord a sud, tutti a disposizione di chi ha voglia di lavorare, come recita, non senza una tirata d’orecchie, il titolone principale.
L’anno scorso, stesso periodo, l’ordine era diverso: malgoverno cinquemila righe, furti tremila righe, stupri e rapine duemila righe. E al posto delle offerte di lavoro, dodici pagine di editoriali sulla vergogna del governo assente, sul cittadino sofferente e sulla Polizia disarmata e impotente.
Percezione e realtÃ
Scusate lo sfogo sul Giornale. È pura invidia. Voglio dire che la percezione delle cose è molto più importante delle cose in sé. Gli stupri sono gli stessi di sempre, in Italia. Non ci son favole che tengano: lo stesso numero di violenze e le stesse bruttissime storie. I furti anche. E le rapine pure. La Polizia ha gli stessi problemi, lo stesso numero di agenti e le stesse macchine, con qualche migliaio di chilometri in più sul groppone. Eppure non vedo persone angosciate, schifate e terrorizzate attorno a me.
Un anno fa avevo l’impressione di vederle. Ne sentivo i discorsi, le lamentele, il malumore. Bastava camminare per strada, entrare negli uffici, prendere un caffé al bar. Oggi faccio fatica.
Può darsi che io abbia una percezione sbagliata. O che le persone, davanti a una crisi vera, preferiscano lamentarsi di meno. O ancora: che gli italiani, come diceva Montanelli, adorano avere qualcuno che si occupa dei fatti loro con lo stesso spirito del bravo papà di famiglia: decido tutto io, tu fa quel che devi fare e alla domenica ti porto allo stadio.
L’importanza di metterci la faccia
Trovo molto più intelligente una trovata come quella del ministro Brunetta, che propone le faccine per votare i dipendenti pubblici, rispetto a una correzione Irpef-Irap per recuperare sedicimila miliardi. Perché Brunetta ha due vantaggi sulla correzione Irpef-Irap: primo, si fa capire da tutti. Secondo, ci mette la faccia, per presentare la sua stralunata idea. La stessa faccia che abbiamo noi, sudata e nervosa. Vuoi vedere che dal suo metro e cinquanta è molto più credibile di un Monti e pure di un Draghi?
Se le mie sono suggestioni mi consolo, perché sono in buona compagnia. Le faccine di Brunetta sono l’ennesima prova che per governare l’Italia (mica solo l’Italia: anche l’ufficio e il condominio) bisogna metterci la faccia e la semplicità .
Lo ha capito, molto meglio di noi, uno straniero come l’allenatore dell’Inter Mouriño, che la faccia ce la mette eccome. Alimentando un circolo vizioso, nutrito da tutti quelli che dicono di odiarlo e non si accorgono di fare esattamente il suo gioco, tenendolo perennemente sotto i riflettori e regalandogli una credibilità che Fabio Capello e Trapattoni si sognano.
A proposito di metterci la faccia: qualcuno, con la mascella quadrata, ci aveva già provato qualche decennio fa ed è andata com’è andata. Oggi siamo agli emoticon ma il concetto è lo stesso. Se trovate la storia inquietante, siete un intellettuale con barba e Clarks d’imitazione. Se lo trovate addirittura scandaloso siete un intellettuale con barba e Clarks originali (200 euro circa).
Ma se trovate il coraggio di inviare un emoticon anche voi, vergognandovi solo un pochino, siete sulla buona strada per diventare cittadini nel nuovo millennio. Io non ci sono ancora riuscito. Ma giuro che ci provo. Non appena scopro che tasto devo premere sul dannatissimo computer.
Matteo Rinaldi
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