Dopo molti mesi di incertezza, scrive nella nota che pubblichiamo Giuseppe Palomba, segretario provinciale Prc, e di rinvii, trascorsi senza stipendio e senza prospettive, oggi finalmente è stata sciolta l'ultima riserva sull'esito dell'asta per la proprietà dell'azienda: la fonderia Anselmi di Camposampiero riprenderà l'attività , tutti i lavoratori conserveranno il posto. Questo è il risultato della loro resistenza, dei giorni trascorsi dentro la fabbrica occupata e di quelli passati in presidio davanti alle istituzioni, della loro capacità di restare uniti e solidali anche quando tutto sembrava contro di loro e sarebbe stato facile mollare, e della solidarietà che sono riusciti a guadagnarsi.
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È stata firmata oggi, durante la relativa conferenza stampa, la convenzione tra il Comune di Schio e l'Associazione Ex Allievi dell'Istituto Tecnico Industriale "Silvio De Pretto" per il recupero della centrale idroelettrica collocata nell'area turbine dell'ex Lanificio Conte. La centrale, di grande pregio storico-tecnologico, conserva ancora oggi integri i macchinari originari, completi di tutti i meccanismi. Ospita due turbine Francis in camera libera capaci di sfruttare modesti salti d'acqua (il salto è di mt. 2.20). Le turbine sono state costruite nel 1906 dalla ditta Riva di Milano, come visibile dalle iscrizioni riportate sulle stesse, che indicano anche il numero di matricola. Sfruttavano una portata d'acqua massima di 2200 litri/secondo e azionavano due generatori, costruiti l'uno dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano di Torino e l'altra dalla Ercole Marelli & C. S.A. di Milano, producendo una potenza di 50 kw l'una e 25 l'altra, che alimentava il funzionamento di alcune macchine tessili del Lanificio. La centralina sfruttava l'acqua della Roggia Maestra, che attraversa il centro storico di Schio, e che alimentava a monte la centralina "Principe Umberto" sita all'interno dell'area Lanerossi. Successivamente l'acqua di scarico ritorna alla Roggia per alimentare a valle la centralina presente all'interno della ditta "De Pretto" ora "Andritz", che è in funzione.
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Caro direttore, ho letto l'articolo sulla cancellazione del video sulla Marlane Marzotto. Direi che ogni notizia sulla Marlane Marzotto (così come quelle sulla sicurezza nel lavoro e del lavoro) è sparita o in via di sparizione dagli organi di informazione. Prima il muro di gomma, adesso il colpo di spugna. Eppure a Praia a Mare sono morte decine di lavoratrici e lavoratori, c'è stato inquinamento, le regole di sicurezza rendevano precaria la vita stessa di chi lavorava in quello stabilimento e di chi ci viveva vicino. Questa è la convinzione di chi ha seguito e segue (con estrema difficoltà vista l'inesistenza di notizie) la storia di quella fabbrica, anche se, forse, nulla si potrebbe dire visto che nessuno è stato giudicato colpevole di niente.
Leggiamo nelle tabelle successive i dati ISTAT sull'occupazione, recentemente pubblicati e riportati nelle tabelle (i numeri sono in migliaia). Nel 2008 i dieci più ricchi italiani possedevano personalmente una ricchezza stimata, dalla rivista Forbes, in 52,5 miliardi di dollari. Nel 2017 i dieci italiani più ricchi possiedono una ricchezza stimata in 97,3 miliardi di dollari con un aumento pari al 85,33%. Nello stesso periodo i disoccupati sono cresciuti in valore assoluto di circa 1.450.000 di unità con un incremento del 92,34%. E, se le famiglie che si trovavano in condizioni di povertà assoluta nel 2008 erano 1 milione 126 mila (il 4,6% della popolazione) per un totale di 2 milioni e 893 mila persone, secondo i dati ISTAT, nel 2015 (ultima stima disponibile) le famiglie in condizione di povertà assoluta erano 1 milione e 582 mila (il 6,1%) e gli individui 4 milioni e 598 mila.
Nel 2016 cinque regioni italiane (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna) hanno fatto registrare un tasso di disoccupazione di almeno il doppio della media Ue (8,6%), ovvero superiore al 17,2%. Col 3,8% la Provincia autonoma di Bolzano si conferma invece il territorio italiano col tasso di disoccupazione più basso, seguita da Trento (6,8%) e dal Veneto (7,1%): il Veneto è dunque la prima regione d'Italia per occupazione se si eccettuano le due Provincie autonome. Davanti a questi numeri chiediamoci cosa potrebbe accadere in un Veneto a Statuto speciale. All'altra estremità della classifica, dopo la Calabria si collocano Sicilia (21,4%) e Campania (19,8%). I tassi di disoccupazione più bassi tra le Regioni Ue nel 2015 si sono registrati nei territori tedeschi di Freiburg e Niederbayern (entrambe al 2,5%).
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Il secolo decimonono è uno dei più importanti per la storia recente dell’Europa e del mondo; è l’epoca nella quale visse Giacomo Zanella (1820-1888), fu teatro di grandi avvenimenti, ma anche di rapide e importanti trasformazioni nella società e nel lavoro che iniziò a svilupparsi dalla provincia vicentina in lavoro industrializzato. Diversi imprenditori furono protagonisti di questo sviluppo e piace ricordare il cugino del poeta Alessandro Rossi; costoro seppero coniugare l’abilità imprenditoriale e la capacità lavorative delle popolazioni rurali e artigianali, che non abbandonarono, per inurbarsi, le campagne, ma seppero, come sanno anche oggi, unire campo e tornio, vigna e telaio. Nascono, accanto alle industrie le società di mutua assistenza tra lavoratori, celebre ancor oggi la Società del Mutuo Soccorso di Vicenza, voluta dal cattolico Fedele Lampertico, nascono le cooperative, tra cui le bancarie, nell’ambiente cattolico e più tardi in quello socialista.
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Molte lavoratrici e molti lavoratori il Primo Maggio, la Festa del lavoro, lavorano come in qualsiasi altro giorno dell'anno. È così, per esempio, per molti dipendenti della grande distribuzione e del commercio, non certo dei servizi essenziali come la sanità o i trasporti pubblici. E allora l'Associazione Fornaci Rosse, Binario 1, la Rete degli Studenti Medi - Veneto, gli Studenti Per Udu (Unione degli Universitari) Padova, Verona e Venezia, hanno fatto le riflessioni che vi proponiamo e di conseguenza hanno promosso un'iniziativa simbolica ma di significativa partecipazione come "pane e rose per le lavoratrici e i lavoratori nei negozi e centri commerciali". "Nessuno ci pensa - dicono infatti -, ma chi l'ha detto che solo alcuni possono festeggiare e godersi la giornata senza lavorare?".
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Pubblichiamo per la vostra lettura e per le vostre riflessioni i dati e le considerazioni contenute nel documento inviatoci da Luc Thibault, Rsu Ava Alto Vicentino, in occasione del 1° maggio.Â
Ormai da anni il 1° Maggio - giornata internazionale di lotta del proletariato e degli sfruttati di tutto il mondo, occasione di scioperi, manifestazioni e proteste contro lo sfruttamento capitalista - è stato snaturato dai sindacati di regime e trasformato in una giornata di festa. I supermercati e i grandi magazzini rimangono aperti e i dipendenti restano reclusi. In ogni caso in Italia, come in tante parti del mondo, migliaia di operai e proletari scendono nelle piazze sulla base dell'internazionalismo e della solidarietà di classe.