Affrontare insieme i problemi della crisi
Caritas Vicentina    Â
Mercoledì 10 febbraio - ore 20.30 - Palazzo Matterello di Arzignano
La Chiesa della Val del Chiampo promuove un incontro con sindaci, assessori e rappresentanti delle organizzazioni sociali ed economiche del territorio. Presente il Vescovo Cesare Nosiglia
Politiche settoriali e insufficienti a sostegno di chi sta patendo maggiormente le conseguenze della crisi economico-finanziaria? Ci pensiamo noi.
È la riflessione operata dai parroci e dal Consiglio pastorale del vicariato della Val del Chiampo, i quali, sollecitati dalla Caritas zonale, hanno invitato i rappresentanti del mondo sociale, economico e politico del territorio a un tavolo di lavoro dal titolo eloquente: "Per affrontare insieme i problemi della crisi", che si terrà mercoledì 10 febbraio, dalle ore 20.30 alle 23, nella sala riunioni di Palazzo Matterello ad Arzignano. Lo scopo è individuare strategie comuni finalizzate al sostegno delle famiglie e delle persone che maggiormente stanno soffrendo le conseguenze negative della crisi.
"È in questo momento, infatti - si legge nell'invito trasmesso dal vicario foraneo don Lino Stefani -, che le situazioni più dolorose si cominciano a individuare con sempre maggiore precisione. Ci riferiamo agli imprenditori costretti a chiudere la propria attività , ma ancor più ai lavoratori subordinati rimasti senza occupazione, per i quali ora stanno progressivamente cessando i sostegni degli ammortizzatori sociali e, senza prospettive di nuove assunzioni, manifestano condizioni di indigenza tali da necessitare di aiuto anche per quanto riguarda i bisogni più elementari e primari".
La decisione di chiamare a raccolta sindaci, assessori ai servizi sociali, rappresentanti delle associazioni di categoria, sindacati, Ulss, banche, terzo settore e Acque del Chiampo, è nata dal fatto che questa congiuntura ha già da tempo iniziato a ripercuotersi su altri ambiti. Per esempio: bancario-immobiliare, a causa dell'insolvenza nei pagamenti di mutui-casa e di canoni di locazione; erogazione di energia elettrica, acqua e gas, per il mancato pagamento delle bollette; perfino nel commercio, per la sempre più ridotta disponibilità dei consumatori.
«Come Chiesa locale - spiega don Lino Stefani - ci siamo più volte interrogati su quanto sta accadendo, e abbiamo potenziato le nostre forme di sostegno verso chi è in difficoltà , anche organizzando nuovi servizi. Tuttavia ci sembra che, nella Valle del Chiampo, le pur pregevoli iniziative promosse dai vari enti per aiutare i cittadini ad affrontare la crisi continuino ad avere un carattere settoriale, che ne limita l'efficacia».
Proprio in considerazione della gravità della situazione, saranno presenti anche il Vescovo di Vicenza mons. Cesare Nosiglia e il direttore della Caritas diocesana vicentina don Giovanni Sandonà . Nel corso della serata, Antonio Dalla Pozza, dirigente del settore Sviluppo economico, lavoro e cultura della Provincia di Vicenza, e Enzo Iodice, responsabile del Centro per l'impiego di Arzignano-Valdagno, offriranno una panoramica sulla situazione occupazionale nella Valle del Chiampo. All'incontro sono stati invitati anche i rappresentanti delle associazioni sociocaritative di ispirazione cristiana del territorio.
Per informazioni: don Lino Stefani, vicario foraneo del vicariato Val del Chiampo, telefono n. 0444-685404.
VICARIATO DELLA VAL DEL CHIAMPO
c/o don Lino Stefani, vicario foraneo
Via Tovi n. 3 - 36050 MONTORSO VICENTINO
telefono n. 0444-685404 - [email protected]
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Glaxo. Sindacati:Tocca a governo e Regione
Filcem Femca, Uilcem
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"Governo e Regione Veneto intervengano con autorevolezza"
Sul caso Glaxo Filcem Femca e Uilcem sottolineano che ''la cancellazione di uno dei più importanti centri di Ricerca sulle Neuroscienze, con 700 ricercatori occupati, disperde un patrimonio inestimabile di eccellenza scientifica e professionalità elevatissima. E' inaccettabile! Questo l'unico commento possibile rispetto alla decisione, comunicata ai dipendenti dal vertice di GSK,di chiudere il centro di Ricerca Glaxo di Verona insieme ad altri sei centri a livello mondiale".
"GSK ha avuto moltissimo dall'Italia e dai lavoratori di Verona. Solo nel 2009, per citare gli ultimi fatti -ricorda il Segretario Generale della Filcem del Veneto, Stefano Facin - ha ottenuto 24 milioni di euro per finanziare propri progetti di Ricerca. E non va dimenticato che negli ultimi due anni, con enormi sacrifici da parte delle persone e a fronte di importanti impegni di sviluppo da parte di GSK sono stati concordati con il sindacato ben due progetti di riorganizzazione che hanno visto uscire più di duecento lavoratori anche dalle attività di Ricerca. E' evidente che ci troviamo di fronte ad un enorme problema politico che, se non affrontato, rischia di essere devastante per il nostro Paese".
Da tempo il sindacato unitariamente (fonte Adnkronos) sollecita "interventi da parte del Governo e un maggior impegno delle imprese a sostegno della Ricerca, settore in cui l' Italia e' agli ultimi posti per investimenti rispetto agli altri paesi europei".
Giustizia, oggi lo sciopero dei lavoratori
CGIL Vicenza
UN SUCCESSO LO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA: ISTANZE AL PREFETTO E ALL'ON. FASSINO (gia' ministro della Giustizia)
Oggi venerdì 5 febbraio, i lavoratori giudiziari hanno incrociato le braccia per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l'ipotesi di accordo sul
contratto integrativo firmata dalla minoranza delle OO.SS e dall'Amministrazione, in spregio delle regole democratiche, e che sancisce un ordinamento che demansiona e mortifica la professionalità dei lavoratori giudiziari.
Di fatto le figure a cui la legge attribuisce le attività del cancelliere e dell'ufficiale giudiziario vengono diminuite di più del 60% con evidenti danni all'utenza.
Lo sciopero è stato voluto da FP-CGIL UIL-PA FPL e RDB-CUB per dire no a un accordo che peggiorerà il servizio e renderà le condizioni lavorative ancora più difficili i lavoratori scenderanno in piazza per rendere visibile la loro protesta e affermare con forza che nessuna riforma della giustizia è possibile senza investimenti adeguati per il personale e un progetto di modernizzazione.
A Vicenza la giornata di sciopero è culminata in un sit-in al mattino davanti al tribunale con corteo e presidio finale sotto la Prefettura. Una delegazione dei rappresentanti delle sigle FP-CGIL UIL-PA FPL e RDB-CUB (per FP Cgil Agostino di Maria, che si occupa del comparto Giustizia, e il segretario generale di FP di Vicenza Giancarlo Puggioni) ha incontrato il viceprefetto dott. Foglia al quale sono state riportate le richieste dei lavoratori rispetto alle deficienze esistenti nel comparto giustizia: mancano uomini e mezzi!
La delegazione dei rappresentanti dei lavoratori è stata accolta al caffè Garibaldi dall'on. Piero Fassino (PD) ospite dell'on. Daniela Sbrollini e della federazione vicentina del Partito Democratico. Fassino, già ministro della Giustizia, ha accolto e condiviso le istanze dei lavoratori.
Da fonte sindacale allo sciopero a Vicenza hanno aderito l'80% dei lavoratori del Ministero della Giustizia, pertanto per il segretario generale di FP Cgil, Giancarlo Puggioni, è stato un successo!
"Viviamo un tempo in cui la retorica e la propaganda hanno travolto i fatti. Gli uffici dei palazzi di giustizia - scrive in una nota lil segretario Agostino Di Maria di FP CGIL di Vicenza - troppo spesso vengono dipinti come dei covi di fannulloni, per giunta politicizzati, causa dei mali del paese. Sono al contrario strutture necessarie, direi basilari, per la difesa dello stato di diritto, che versando da troppo tempo in stato di abbandono necessitano di investimenti in strutture e personale".
"Oggi la Funzione Pubblica Cgil di Vicenza ha partecipato a questo sciopero - prosegue Di Maria - cosciente del fatto che in ballo non c'è soltanto il sacrosanto diritto dei lavoratori a condizioni di lavoro più dignitose, ma la difesa della nostra carta costituzionale, dei suoi valori".
"Le formule propagandistiche come il "processo breve", che dietro un abbaglio nascondono un disastroso allentamento delle maglie del sistema giudiziario, la cancellazione di migliaia di processi, tra cui tutti quelli legati anche se non direttamente ai reati di mafia, - conclude Di Maria per conto della segreteria della Funzione Pubblica della CGIL - altro non sono che fumo negli occhi, menzogne utili a nascondere una verità troppo scomoda per essere raccontata. Una verità che i cittadini presto potrebbero sperimentare sulla propria pelle".
Sciopero dei lavoratori della giustizia
Venerdì 5 febbraio i lavoratori giudiziari sciopereranno e scenderanno in piazza per chiedere una giustizia rapida ed efficiente, per la valorizzazione e la riqualificazione del personale, per investimenti adeguati ed un progetto di rilancio che riporti al centro il servizio pubblico, contro i tagli indiscriminati, per nuove assunzioni.
Lo sciopero, promosso da Fp-Cgil, Rdb, Flp e Uilpa, a Vicenza culminerà in una corteo che avrà inizio alle 9,30 in Contrà Santa Corona davanti al tribunale per poi finire di fronte alla Prefettura.
Viviamo un tempo in cui la retorica e la propaganda hanno travolto i fatti. Gli uffici dei palazzi di giustizia troppo spesso vengono dipinti come dei covi di fannulloni, per giunta politicizzati, causa dei mali del paese. Sono al contrario strutture necessarie, direi basilari, per la difesa dello stato di diritto, che versando da troppo tempo in stato di abbandono necessitano di investimenti in strutture e personale.
Venerdì 5 Febbraio la Funzione Pubblica Cgil di Vicenza parteciperà a questo sciopero cosciente del fatto che in ballo non c'è soltanto il sacrosanto diritto dei lavoratori a condizioni di lavoro più dignitose, ma la difesa della nostra carta costituzionale, dei suoi valori.
Le formule propagandistiche come il "processo breve", che dietro un abbaglio nascondono un disastroso allentamento delle maglie del sistema giudiziario, la cancellazione di migliaia di processi, tra cui tutti quelli legati anche se non direttamente ai reati di mafia, altro non sono che fumo negli occhi, menzogne utili a
nascondere una verità troppo scomoda per essere raccontata.
Una verità che i cittadini presto potrebbero sperimentare sulla propria pelle.
La segreteria FP-CGIL di Vicenza
PROMEMORIA
I lavoratori del Ministero della Giustizia venerdì 5 febbraio scioperano e a Vicenza vi sarà una manifestazione con corteo dal Tribunale alla Prefettura. Le segreteria di FP-CGIL UIL-PA FPL e RDB-CUB hanno organizzato un presidio presso Tribunale di Vicenza venerdì mattina (05/02/2010) dalle ore 09.30 che proseguirà con un corteo che si concluderà alle ore 12.00 davanti alla Prefettura. I rappresentanti sindacali hanno chiesto un incontro verso le 11.00 con il Prefetto per esporre le ragioni della protesta.
Lo sciopero è a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo Ordinamento professionale siglato dall'Amministrazione e dalla minoranza delle OO.SS che demansiona e dequalifica i lavoratori, separa le funzioni con il conseguente peggioramento del servizio ed il rallentamento dei tempi dei processi.
Nessuna riforma della giustizia è possibile senza la valorizzazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati ed un serio progetto di riforma che assicuri la modernizzazione, l'efficacia e la funzionalità del sistema.
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Sindacato, no alla valutazione dei lavoratori
CGIL Vicenza
IL SISTEMA DI VALUTAZIONE CHE VOGLIONO INTRODURRE IN SANITA',
E' CONTRO IL LAVORO E CONTRO IL SINDACATO !!!
In data 20/01/2010 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra la Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez, AgeNas, FIASO e 17 aziende sanitarie,
tra cui l'Azienda ULSS 3 Bassano del Grappa e l'ULSS 5 Ovest Vicentino, al fine di sperimentare
l'adozione di una serie di procedure e di strumenti previsti dalla Legge 15/2009, la cosiddetta
"Riforma Brunetta".
I Direttori Generali dell'Azienda ULSS 3 di Bassano del Grappa e dell'ULSS 5 Ovest Vicentino
hanno condiviso di escludere dal confronto democratico le Organizzazioni Sindacali,
predisponendo una scheda di valutazione del personale, individuale, identica per tutte le aziende e
che verrà introdotta con una fase sperimentale.
E' del tutto evidente che vi è una volontà di fondo di colpire il sindacato e le RSU escludendo i
rappresentanti dei lavoratori dal confronto, adottando meccanismi discrezionali e non condivisi che
nulla hanno a che fare con il lavoro d'equipè !!
Sorprende che, nonostante le buone e positive relazioni sindacali nelle Aziende Sanitarie di
Bassano del Grappa ed Arzignano, realtà dove il sindacato e le RSU hanno sottoscritto numerosi
accordi decentrati per valorizzare veramente il personale, invece di seguire questa strada, i
Direttori Generali abbiano scelto di aderire ad un protocollo che è contro il lavoro e contro il
sindacato !!!
La medesima preoccupazione, nel merito e nel metodo, l'abbiamo anche per il personale delle
Aziende ULSS 6 e ULSS 4 nell'ipotesi in cui tale strumento di valutazione, e tali modalità ,
vengano poi estese a tutte le Aziende Sanitarie.
La FP CGIL di Vicenza, anche per evitare l'avanzamento di una pericolosa deriva antidemocratica
tesa ad escludere il sindacato e le R.S.U. dal confronto, non resterà a guardare e metterà in
campo tutte le azioni e gli strumenti utili e necessari alla difesa ed alla promozione del lavoro.
Vicenza, 29/01/2010
Il Segretario Generale
Funzione Pubblica Cgil Vicenza
Giancarlo Puggioni
Bersani su regionali venete e su Alcoa
Ieri il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, in un convegno a Padova, ha parlato di 'sfida non impossibile' anche se 'difficile e impegnativa' nelle regionali in Veneto dove il Pdl ha candidato Zaia, mentre il Pd schiera Bortolussi.
Per il leader del Partito Democratico, poi, il caso Alcoa (che tocca pesantemente il Veneto a Fusina e la Sardegna a Portovesme) 'è serio e non è il solo'.
E sulla crisi dell'Alcoa anche l'attuale presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, aveva scritto mercoledì al premier Berlusconi chiedendogli di anticipare il vertice a Roma a prima del 5 febbraio.
E' da quella data, infatti, che la multinazionale dell'alluminio farà partire la Cig.
Anche il sindaco di Venezia, Cacciari, è sulle stesse posizioni del Governatore per stringere i tempi, così come un anticipo del vertice è stato sollecitato anche da Cgil, Cisl e Uil del Sulcis e dello stabilimento Alcoa di Portovesme.
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Lavoro, situazione drammatica a Vicenza
I dati del 2009 sulla situazione del lavoro nella nostra provincia evidenziano una situazione realmente drammatica.
Da gennaio a dicembre 2009, in provincia di Vicenza sono 3.134 i lavoratori coinvolti in aperture di crisi (205 ditte); 9.138 quelli coinvolti in procedure concluse di crisi aziendali (233 ditte). Ci sono state 10.556.051 ore di cassa integrazione ordinaria (corrispondenti a circa 5.737 posti di lavoro), 10.582.436 ore di cassa integrazione straordinaria (corrispondenti a circa 5.751 posti di lavoro)(1). Il numero totale delle ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria(2) della provincia di Vicenza è il più alto tra tutte le province venete.
Nella provincia di Vicenza, le aziende con trattamenti di C.I.G.S. sono 105 (85 per crisi aziendale) su un totale regionale di 307. Le ore richieste per la cassa integrazione in deroga sono state 9.581.845. Il numero dei lavoratori (previsione Veneto Lavoro) interessati alla cassa integrazione in deroga a dicembre è pari a 11.839. La mobilità ha colpito 2.283 lavoratori di imprese oltre i 15 dipendenti e 4.237 lavoratori delle piccole imprese per un totale di 6.520 lavoratori in mobilità .
Si possono fare varie considerazioni sulle cause, sulla scarsa tenuta del modello di sviluppo nel Nord-Est e di quello vicentino in particolare. Si possono fare grandi dibattiti, interpretare anche i dati in maniera positiva, per esempio rilevando il dato dell'uso massiccio di cassa integrazione come ammortizzatore sociale e garanzia per i lavoratori.
Un fatto, comunque, è da considerare: quella freddamente descritta dai numeri è la realtà . Una realtà drammatica, tragica, che getta in situazioni di estremo disagio migliaia di famiglie. I "numeri" evidenziano una profonda crisi. La progressiva crescita dei licenziamenti, della mobilità , del ricorso agli ammortizzatori sociali fotografano l'incapacità di chi governa il paese di reagire, di proporre concrete soluzioni. Se si considera, poi, che a questi "numeri" si dovrebbero sommare i licenziamenti individuali, quelli dei lavoratori precari, i lavoratori non garantiti da forme di garanzia e da ammortizzatori sociali che "escono silenziosamente" dal mondo del lavoro, il vasto "popolo delle partite iva" costretto a tentare di lavorare in proprio ma che, di fatto, lavora in totale subalternità , la situazione diventa ancora più drammatica. È una vera e propria tragedia. Ma quelli sopra riportati non sono solo freddi "numeri". Quei "numeri" sono lavoratori, persone, famiglie. Sono disperazione e progressiva mancanza di speranza nel futuro. Chi ci dice che la ripresa è iniziata mente o, probabilmente, pensa a una "ripresa" che favorisca solamente i capitalisti, gli speculatori, chi delocalizza e sfrutta il lavoro altrui.
Noi riteniamo che di ripresa si possa parlare solamente quando l'occupazione crescerà . Quando ci sarà più lavoro. Un lavoro a tempo indeterminato, sicuro, stabile, con una retribuzione giusta.
Il lavoro prima di tutto. Il lavoro come primo diritto costituzionale. Il lavoro come dovere costituzionale. Riteniamo che sia indispensabile mettere al centro della politica della sinistra soprattutto la difesa del posto di lavoro e lo sviluppo del lavoro e che questo debba avvenire anche grazie ad azioni decise da parte delle Istituzioni di una Repubblica che è fondata sul lavoro. Il vero problema è il lavoro e le Istituzioni non possono fare finta di nulla né possono rispondere unicamente finanziando gli ammortizzatori sociali. L'articolo 4 della Costituzione stabilisce che "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto." e che "Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società ."
Non sono parole prive di senso come può ritenere il ministro Brunetta. Sono, invece, principi fondamentali del vivere democratico.
Non si può restare indifferenti né ci si può chiudere in una torre d'avorio in attesa di miracolose soluzioni, isolandosi dalla realtà e dai veri drammi della società . Bisogna agire. Noi vogliamo fare un appello a tutta la sinistra, alle forze sindacali (alla CGIL in particolare che sta svolgendo un congresso che dovrebbe avere il lavoro e lo sviluppo come centro della propria lotta), alle associazioni, ai singoli cittadini che hanno a cuore il bene dei diseredati, di chi lavora, di chi è pensionato, di chi le tasse le paga. Un appello di invito a non cedere e continuare a lottare. Una lotta che parte da quello che siamo, dalla forza che abbiamo e che rimetta al centro della politica italiana la questione del lavoro. L'obiettivo primario deve essere avere maggiori possibilità di lavoro. Un lavoro garantito, sicuro e a tempo indeterminato, con una retribuzione giusta e sufficiente a vivere nella sicurezza. La nostra lotta deve avere al centro questi diritti inalienabili. La cassa integrazione, la mobilità e gli altri ammortizzatori sociali sono utili a risolvere situazioni contingenti, ma non sono la cura, sono solo un dramma forse meno grave del licenziamento. Il nostro ambiente cade a pezzi, le nostre città sono invase da costosissime case vuote, le nostre fabbriche chiudono, ai lavoratori viene impedito di lavorare. Come nel 1949 c'è bisogno, oggi in Italia e anche a Vicenza (che fino a poco tempo fa si considerava un'isola felice), di un nuovo "Piano del Lavoro" che (ri)metta il problema dell'occupazione al centro della lotta politica. I capitalisti, in particolare quelli italiani, sta dimostrando la propria incapacità di indicare una via d'uscita dalla crisi che non sia legata all'aumento dei privilegi della casta della quale fanno parte. Non si può continuare a elargire incentivi e finanziamenti pubblici a chi espelle migliaia di persone dal lavoro. È necessario un programma di progresso che indichi nei lavoratori la vera classe dirigente del paese e che ponga all'attenzione dei cittadini anche una domanda che non si fa più da troppo tempo: di chi deve essere la proprietà e il controllo dei mezzi di produzione? Insieme possiamo tentare di costruire un programma realmente di progresso e imporlo all'attenzione di tutta la sinistra. Pensiamo che lottare per una società diversa dall'attuale, così come faceva Di Vittorio, una società dove chi lavora abbia la proprietà del proprio futuro senza, per questo, dover chinare la testa, sia una scelta per la quale vale la pena vivere.
Giorgio Langella
Federazione della Sinistra - coordinamento PdCI - PRC Vicenza
(1) Il numero di posti di lavoro "perduti" è calcolato considerando una media potenziale di circa 1840 ore di lavoro per l'anno.
(2) Nel periodo gennaio-dicembre 2009 le ore di cassa integrazione totali (C.I.G. + C.I.G.S.) sono:
ITALIA 918.146.733 (pari a circa 498.992 posti di lavoro)
VENETO 81.792.392 (pari a circa 44.452 posti di lavoro)
VICENZA 21.138.487 (pari a circa 11.488 posti di lavoro)
A Vicenza la laurea paga
Cisl Vicenza  Â
Nel vicentino un dipendente under 40 guadagna più del doppio rispetto al suo coetaneo con la sola scuola dell'obbligo
Di media la forbice tra il salario di un dipendente laureato e di uno con la sola scuola dell'obbligo è del 67%.
A dirlo sono i dati elaborati da "La Paga dei Talenti", osservatorio permanente della CISL di Vicenza sull'andamento dei salari reali e il valore delle competenze professionali dei lavoratori dipendenti privati della provincia di Vicenza, in confronto a Veneto e Italia.
In base alle ultime rilevazioni a Vicenza un dipendente laureato percepisce oltre 44mila e 543 euro all'anno, un dipendente con la sola scuola dell'obbligo si ferma a 26mila e 743 euro, vale a dire una differenza del 67%.
La forbice si riduce, scendendo al 58%, se si guarda al dato medio Veneto, 27mila 444 è il salario di un dipendente con la sola scuola dell'obbligo e sale a 43mila 559 per un laureato.
Mentre a livello italiano la differenza torna a salire portandosi al 64%, vale a dire che un dipendente laureato percepisce di media 44mila 804 euro mentre un dipendente con la sola scuola dell'obbligo si ferma a 27mila 242 euro.
Ma più passa il tempo e più il titolo di studio "fa la differenza". Al punto che se tra un dipendente vicentino under 30 laureato ed uno con la sola scuola dell'obbligo la differenza in busta paga è solo del 30%, a 40 anni di età , la paga del laureato è più del doppio rispetto al diplomato. E a 50 anni, diventa addirittura il triplo.
Guardando invece alla dimensione aziendale, i laureati sono maggiormente valorizzati nella grande imprese rispetto alla piccola e media, visto che il salario del laureato è superiore del 40% nella media impresa e del 48% nella grande.
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CGIL contro il CUGI
CGIL Vicenza
FLC CGIL contraria al sistema di iscrizioni comunale cha comporta lesione del diritto di scelta dei cittadini, cerca di omologare le scuole e causa perdita di posti di lavoro
Lunedì 25 gennaio si è svolto un incontro tra le OOSS e l'Assessore Moretti sulla presentazione del Patto Territoriale Scolastico e del CUGI (Centro Unico di Gestione delle Iscrizioni). L'Assessore ha affermato che attraverso l'iscrizione dei ragazzi della città alle proprie scuole di quartiere si va ad aumentare la qualità della vita comunale. La FLC CGIL la pensa diversamente e chiede di bloccare subito la procedura, e di restituire alle scuole le iscrizioni, perché ritiene che il provvedimento non centri lo scopo annunciato, e che vi si configuri soppressione / compressione sia dei diritti dei cittadini che dell'autonomia scolastica. Denuncia inoltre la negativa ricaduta occupazionale che si avrebbe sul personale scolastico della città .
FLC CGIL crede che se l'iscrizione obbligatoria alle scuole del quartiere consentisse l'immediato raggiungimento di una migliore qualità della vita, i cittadini vi avrebbero già fatto ricorso, senza alcun bisogno di esservi obbligati. Spesso invece l'iscrizione a scuola diversa è dovuta a ragioni di lavoro che porta i cittadini a gravitare per l'intera giornata in luoghi diversi da quelli di residenza; non è infrequente poi che le famiglie possano permettersi di acquistare casa nei comuni vicini pur operando in città . Ragioni importanti, da non penalizzare. Non è un caso infatti che i cittadini in Italia hanno il diritto di iscrivere i propri figli nella scuola che preferiscono, un diritto sancito dalla una legge dello Stato, la Carta dei Servizi Scolastici (DPCM 7/6/95, art. 4.1). A Vicenza questo diritto andrebbe a frantumarsi nello scontro con il meccanismo del CUGI in cui la richiesta di scuola diversa da quella del quartiere verrebbe valutata in termini di punteggi e graduatorie, vanificando nei fatti il diritto di scelta. Sarebbe una discriminazione nei confronti della residenza dei richiedenti, una coercizione nei confronti del cittadino che è inaccettabile per la nostra OS.
I cittadini scelgono inoltre la scuola per i propri figli in base alla diversa offerta formativa di ciascun istituto. L'autonomia scolastica in questi 10 anni ha consentito alle scuole di creare un proprio profilo didattico e organizzativo che ha progressivamente rimodulato ed affinato in un virtuoso processo di ricerca e di autovalutazione. FLC non ritiene opportuno cercare di governare ancora una volta centralmente le scuole in una mortificazione dell'utenza e del personale.
Da ultimo, ma non meno importante, la riduzione delle classi dei Comprensivi cittadini che viene prefigurata porta con sé un'inevitabile contrazione di posti di personale docente ed ATA, posti non recuperabili automaticamente come qualcuno afferma. Questo provvedimento comunale causerebbe quindi una ingiustificabile perdita di posti di lavoro del personale della scuola che, in un momento di crisi economica, si andrebbe ad unire all'esito dei tagli del governo centrale. Inutile dire che FLC CGIL non è d'accordo e che non ne condividerà la responsabilità politica con l'Amministrazione comunale.
Marina Bergamin su apprendistato a 15 anni
Cgil Vicenza Â
Qualche giorno fa in un nostro convegno sulla crisi tutti convenivamo (sindacato e imprese) che non fossero opportune scorciatoie o ‘vie basse' per uscire dalla crisi e che si dovesse puntare su innovazione e conoscenza. Detto fatto: il nostro Governo intende riportare a 15 anni l'obbligo scolastico, equiparando l'apprendistato all'ultimo anno della formazione dell'obbligo e le associazioni datoriali applaudono.
La qualità del sistema scolastico, della ricerca e dei processi formativi e professionali permanenti sono ‘il futuro' e il gap in Italia, rispetto ai paesei europei e occidentali, resta consistente e rischia di ampliarsi anche rispetto ai paesi in via di veloce sviluppo.
Noi, anziché recuperare velocemente questo gap, arretriamo ancora, per rispondere alla logica del "facile, qui ed ora". Facile azzerare per questa via gli sforzi che vanno fatti per evitare la dispersione scolastica! Qui e ora servono braccia, poco importa se questi lavoratori, deboli di conoscenza e con pochissimo potere contrattuale, saranno destinati ad arrancare per tutta la vita in un mercato del lavoro sempre più complesso.
A scuola si impara ad imparare, ed è esattamente la cosa che serve in una società e in un mondo del lavoro che si muovono in fretta, che chiedono conoscenza, in cui un mestiere diventa obsoleto in pochi anni. Lo vediamo proprio nella crisi: la ricollocazione è più difficile per le basse qualifiche. E sono proprio le imprese a lamentarsi della poca capacità dei lavoratori a rimettersi in gioco.
Ma delle due l'una: o vogliamo semplicemente che il sistema dell'istruzione fornisca ai ragazzi una ‘tecnicalità ' immediatamente spendibile sul mercato (appunto "qui e ora") o mettiamo le basi perché i ragazzi apprendano rapidamente e permanentemente nella vita le specializzazioni, utili all'affermazione della persona/cittadino e quindi alle stesse imprese.
Il sistema dell'istruzione e della formazione continua dovrebbe stare all'interno di un patto in cui ad innovazione e competitività corrisponda anche la cura per la coesione sociale e il sostegno ai costi sociali dello spiazzamento (ri-qualificazione, ri-collocazione in un tessuto produttivo più evoluto). Questo crediamo fermamente. Per questo nei giorni scorsi la Cgil ha presentato un progetto di legge di iniziativa popolare sul diritto all'apprendimento permanente.
Cari imprenditori, le politiche formative devono avere una previsione ‘lunga', occorre riconsiderare le priorità alla luce di una previsione di quali saranno i fabbisogni nei prossimi vent'anni, uscendo da una cultura dell'immobilità sociale e dell'uso della risorsa umana tutta rivolta al passato.
Marina Bergamin
Segretaria generale Cgil Vicenza Vicenza
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